Fondazione Palazzo Magnani e le sue “opere al telefono”: un esperimento di successo

Prendiamo True Fictions, Fotografia visionaria dagli anni ‘70 ad oggi, una delle mostre che il collettivo indirezionenoncasuale avrebbe tanto voluto visitare e che invece rimarrà chiusa fino almeno al 3 di dicembre, uniamoci la proposta alternativa e originale degli organizzatori, una telefonata per chiacchierare di arte e sull’arte e per scoprire una delle opere esposte scelta dal catalogo online, misceliamo il tutto con la competenza, la simpatia e l’evidente entusiasmo di chi “era al di là della linea” e abbiamo trovato la ricetta per trascorrere un tardo pomeriggio diverso, interessante e arricchente, stimolante e colmo di bellezza.
Non la solita galleria di foto, quindi, e neppure una voce registrata che ci guida in una visita standardizzata, ma una autentica interazione da modulare sulla base della propria curiosità.

Il progetto
Non solo fiabe al telefono, nel solco di Gianni Rodari, ma la possibilità di conversare con un esperto, per entrare, grazie alle sue parole, ma anche al suo sguardo unico – perché chi risponde alla nostra chiamata potrebbe essere un addetto ai progetti espositivi oppure, come nel nostro caso, la persona di riferimento per audience development e social media – di entrare nell’opera, soffermandosi sulle tecniche utilizzate o sulla vita degli artisti, sulle immagini e la loro storia, sull’idea da cui sono scaturite.
Il tutto, magari chiudendo un attimo gli occhi per immaginare di essere a Reggio Emilia, in un gioco in cui verità e finzione si confondono, perché, tutto sommato, stiamo parlando di true fiction.
Come vivere questa esperienza?
Ogni mercoledì, fino al 23 dicembre, dalle ore 17 .00 alle 19.00 basta sfogliare il catalogo presente sul sito, scegliere l’immagine e chiamare il numero 0522/444446.
E se la linea è sempre occupata? Nessun problema, gli organizzatori hanno pensato anche a questa eventualità ed è possibile compilare un modulo chiedendo di essere richiamati (e posso assicurarvi che il servizio funziona!).

La “mia” opera al telefono
Guardando ai post precedenti non è certo una sorpresa che una mostra dedicata alla staged photography fosse ai nostri primi posti nell’elenco degli appuntamenti da non perdere per il 2020, per rivedere alcuni artisti che amiamo e, soprattutto, per conoscerne di nuovi.
Ammettiamo la scelta dell’opera non è stata facile, quindi abbiamo deciso di viaggiare sotto tutti i punti di vista, nello spazio e nel tempo, selezionando Ann Bolyen del fotografo coreano Chan-Hyo Bae, appartenente al ciclo Existing in Costume.

Il primo aspetto che ci ha colpito è senz’altro l’estetica particolare e la cura dei dettagli, unita a una certa teatralità della messa in scena che la nostra guida, Elvira Ponzo, non ha mancato di ben sottolineare.
In questo ciclo Bae si cala, letteralmente, nei panni dei personaggi che hanno fatto la storia inglese, spesso morti tragicamente, si traveste e si trasforma nel personaggio principale delle sue opere, con un mimetismo che però, nei particolari come le mani, lascia sempre trasparire la sua reale identità.
È stato interessante scoprire come la scelta del crossdressing, del travestimento appunto, sia stata per il fotografo la risposta alla difficoltà di rapportarsi con la società inglese, londinese più precisamente, che sembrava incapace di accoglierlo al suo interno, di non farlo sentire escluso.
Questioni di genere, cultura, isolamento, stereotipi sono tutti elementi esplorati nell’intero progetto Existing in Costume, nato anche come reazione contro un pregiudizio strisciante che voleva che gli uomini orientali fossero più “femminili” rispetto ai loro omologhi occidentali.
Da qui la scelta di Bae di spingere questa idea fino alle sue estreme conseguenze, posando in una varietà di costumi storici occidentali femminili, per integrarsi, fittiziamente, in una storia e in una società da cui si sentiva emarginato.

Per concludere questa conversazione telefonica, condita da tutta una serie di riferimenti incrociati alle altre opere esposte, ci è sembrata un riuscitissimo aperitivo, che ci ha invogliato ancora di più a visitare le sale di Palazzo Magnani non appena riaprirà le porte.

Vivere Brescia #13

Speriamo di continuare a poter Vivere Brescia e la sua scena artistica e culturale, nonostante le difficoltà, sempre con la massima attenzione e nel rigoroso rispetto delle norme, perché l’arte permette di scoprire nuovi mondi, di sollevare lo spirito, di nutrire occhi e mente, di sognare.

Dal 28/10/2020 al 3/11/2020

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1) Erwin Olaf
A Brescia torna la grande fotografia d’autore.
Il percorso espositivo si propone come un viaggio nell’intera produzione di Erwin Olaf, uno tra i migliori interpreti della moderna fotografia di ritratto, presentando una panoramica completa del suo lavoro, dagli esordi con “Chessmen”, la serie che lo ha reso famoso a livello internazionale, fino all’ultimo progetto “Palm Springs” (2018).
Come abbiamo cercato di raccontare nel post dedicato a noi è piaciuta molto perché, oltre all’indiscusso piacere estetico che accompagna la visita ogni immagine è uno stimolo a riflettere su temi esistenziali, sulla società, i suoi stereotipi e le sue dissonanze, e perché dalle fotografie emerge una straordinaria capacità di allestire vere e proprie scenografie, di creare atmosfere in cui è difficile tracciare un confine tra fantasia e realtà, di raccontare storie.

Categoria: Arte
Dove: Brescia, Paci contemporary, Via Borgo Pietro Wuhrer 53.
Cosa: mostra contemporanea
Quando: dal 23 ottobre 2020 al 27 febbraio 2021 negli orari di apertura della galleria
Come: ingresso libero

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2) Onirique – Ludovic Thiriez
Un ciclo di diciotto opere, realizzate tra il 2018 e il 2020, con cui l’artista racconta il tema dell’infanzia – con i suoi contrasti, emozioni, passioni – rivisitata e interpretata con l’occhio dell’adulto, con il bagaglio delle esperienze maturate, traducendola in disegni e tratti complessi, ricchi di simbologia e di dettagli, da cogliere come un tutt’uno e singolarmente, con la natura e gli animali ad occupare un posto essenziale nei dipinti.
A noi è piaciuta perché permette di scoprire il processo di ricerca di un artista che spesso ha raccontato di come organizzi le proprie composizioni come una “torta” a più strati, da assaporare come un boccone perfetto. Con le sovrapposizioni di elementi raccontano storie, mescolando realtà, fiabe e surrealismo, pennellate astratte e figurazione, trasportando, o meglio facendo viaggiare, gli spettatori in un mondo al contempo strano e fantastico, fuori dal tempo e anche da ogni luogo chiaramente riconoscibile.

Categoria: Arte
Dove: Galleria Gare 82, via Villa Glori 5
Quando: fino al 7 novembre 2020, negli orari di apertura della galleria
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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Non solo gli origami destrutturati di Marica Fasoli nella sede bresciana di Colossi Arte Contemporanea, da questa settimana è possibile ammirare anche le geometrie, le strutture formali di Sandi Renko.

3) Il riflesso della forma, Marica Fasoli
Con le opere esposte negli spazi della galleria Colossi Arte Contemporanea (e contemporaneamente nello spazio espositivo virtuale www.colossilab.com) Marica Fasoli porta una ventata di colore, reiventando, o meglio destrutturando, l’antica tradizione degli origami per portarla sulla tela.
Le pieghe degli origami distesi, su cui intervengono le pennellate dell’artista, creano innumerevoli geometrie in cui l’occhio si perde, nuove dimensioni, in un processo continuo di creazione e “distruzione” che altro non è che un passaggio verso nuove forme.
A noi è piaciuta perché i lavori espositi generano suggestioni diverse, si schiudono a più interpretazioni, richiedono più chiavi di lettura, senza però mai dimenticare il punto di partenza, quei piccoli origami che i curatori della mostra hanno voluto porre al centro della sala.

4) “Sandi Renko. Con i tuoi occhi”
La mostra permette di scoprire l’evoluzione del lavoro dell’artista.
Partendo dal cubo per creare una serie di illusioni ottiche Sandi Renko rende la percezione da parte del pubblico, di ogni individuo, un elemento imprescindibile, il vero punto focale dell’interpretazione dell’opera. Se nella produzione artistica precedente bastava mutare la propria posizione per cambiare il punto di vista e cogliere nuovi aspetti, nuovi significati, nuove suggestioni per “creare un movimento e mutamento nell’essenza stessa di ciò che stiamo osservando”, ora viene meno la necessità di questo movimento.
Ci interessa perché vogliamo verificare se – per parafrasare il gallerista – la staticità dell’osservatore possa davvero consentire alle immagini di dispiegarsi nella loro intrinseca molteplicità.

Categoria: Arte
Dove: Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero 16
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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Per le altre mostre in corso si rimanda alle puntate precedenti della rubrica Vivere Brescia.

Mostra – Erwin Olaf, Paci contemporary, Brescia

I want you to come into my exhibition with a certain mood and come out with a different one – possibly enriched. I think this is the task of art. When art is hanged on the wall and people you don’t know are touched by it … I think that’s the greatest recognition someone can have in life! (E. Olaf)

Credo di poter dire che Erwin Olaf con me ha colpito nel segno, perché sono uscita dalla mostra perfettamente curata da Paci contemporary sicuramente arricchita e con un nuovo, diverso, sicuramente maggiore, apprezzamento per la fotografia di ritratto, un genere che non ho mai particolarmente amato.

Ma come resistere agli scatti di Olaf, alla loro capacità di gettare lo spettatore in una storia, talvolta soltanto accennata, spesso tutta da interpretare, sospesa tra passato e presente, tra sogno e realtà, tra finzione e verità?

Basta uno sguardo alle opere della serie Royal Blood (2000) in cui la storia, lontana e più recente, assume i tratti di un fatto di cronaca nera o di una inquietante campagna pubblicitaria.
Fotografie ad effetto high-gloss, frutto di un grande lavoro di post-editing, con Photoshop che diventa sempre più un compagno di lavoro essenziale per la gestione del colore. Diverse sfumature di bianco dunque, ma sono sono gli sguardi a dominare, occhi cerchiati di rosso che fissano lo spettatore, con un’espressione spesso di condanna. Una serie in cui, come hanno ben scritto alcuni critici, “l’estetica immacolata della fotografia di moda contemporanea si traduce in immagini che sono allo stesso tempo squisite e inquietanti”.

Oppure osserviamo Public bath, della serie Berlin (2012), in assoluto una delle mie fotografie preferite di questo artista, probabilmente l’immagine che mi ha fatto più innamorare della sua opera e che ho rivisto esposta con immenso piacere. Chi è quel clown, cosa rappresenta, è reale oppure no e, soprattutto, quale sarà il contenuto di quella lettera, sigillata con la ceralacca? Buone o cattive notizie?
Strano pensare come due serie di scatti che rimandano al tema del viaggio, la già citata Berlin e Shangai (2017), siano in realtà progetti realizzati per gran parte in studio. Dovremo infatti attendere fino al 2018 con Palm Springs per vedere il fotografo abbandonare le scenografie, uscire all’esterno rinunciando, almeno parzialmente, al ferreo controllo su ogni singolo aspetto delle immagini, che risultano comunque perfettamente assemblate.

Spesso nelle fotografie di Olaf si percepisce un profondo senso di straniamento, di tristezza e solitudine, addirittura di infelicità, tanto nelle espressioni e nelle pose dei soggetti ritratti, che nell’atmosfera generale, nella composizione, gli scatti riflettono la difficoltà di stare al mondo, ma non c’è in realtà tanto la volontà di fotografare questa infelicità, né di catturare momenti più o meno disturbanti, ma piuttosto di fissare emozione autentiche dell’artista, scorci del suo mondo interiore che si lasciano intravedere come da un buco della serratura o come sfasamenti, crepe, marcate o sottili, in un mondo all’apparenza perfetto.

I temi più cari all’artista, humor e critica sociale, grandissima padronanza delle luci, dei mezzi tecnici e delle tecniche di elaborazione digitale, riferimenti culturali e pittorici o ancora cinematografici, tutto questo e molto altro ancora è ciò che si riesce a leggere nelle immagini in questa mostra che per un momento ho temuto non sarebbe mai riuscita ad aprire le porte.
Invece eccomi qui a cercare di trasmetterne in queste righe la magia e ad applaudire il gallerista (e i suoi collaboratori) a cui va sicuramente riconosciuto il merito non solo di aver fortemente voluto portare in Italia un altro esempio di grande fotografia contemporanea, ma di aver creato un’autentica panoramica del percorso artistico di Erwin Olaf, dagli esordi fino all’ultimo progetto per consentire a ciascuno dei visitatori di fare proprie, almeno per un attimo, le parole del fotografo “voglio creare il mio mondo, non voglio seguire la realtà, perché mi piace sognare la mia vita”.

Piè di pagina
Dove: Brescia, Paci contemporary, Via Borgo Pietro Wuhrer 53.
Quando: dal 23 ottobre 2020 al 27 febbraio 2021 negli orari di apertura della galleria
Come: ingresso libero

Vivere Brescia #12

Dal 21/10/2020 al 27/10/2020

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1) + 2) Coazione a mostrare. Omaggio a Romana Loda / “Il volto sinistro dell’arte”. Romana Loda e l’arte delle donne
Un duplice omaggio alla gallerista Romana Loda che prende spunto da due mostre di sole donne da lei organizzate nel 1974 e nel 1977. Sulle pareti i lavori di una selezione di artiste che hanno esposto nelle numerose mostre curate da Loda, in spazi pubblici e privati o nella sua galleria, e che con lei hanno condiviso progetti artistici e spesso esperienze di vita. Ma che soprattutto, come lei, hanno avvertito l’urgenza di impegnarsi fino in fondo nel mondo dell’arte, in un momento storico in cui in Italia essere donna e artista, come confida Ketty La Rocca a Lucy Lippard nel 1975, era ancora “di una difficoltà incredibile”.
A noi sono piaciute perché consentono di approfondire una figura importante per l’arte al femminile in Italia e offrono lo spunto per una riflessione su una tematica, quella dell’identità di genere (non solo nell’arte), ancora di particolare attualità, come abbiamo raccontato qui sul blog.

Categoria: Arte
Dove: Galleria dell’Incisione, via Bezzecca 4 / APALAZZOGALLERY, Piazza Tebaldo Brusato 35
Informazioni pratiche

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3) Inospiti di Iros Marpicati
In mostra alcune delle opere appartenenti al ciclo pittorico più recente dell’artista, in cui geometrie astratte e colori primari creano scenari inospitali o, come li definisce l’artista, inospiti, in cui la presenza umana, quando presente, è solo una sagoma scura, senza apparente identità, solitaria.
A noi affascina per quel senso di straniamento, di vuoto, di alienazione che sembra essere la cifra distintiva di questa tappa del percorso di Marpicati nella sua elaborazione del senso dello svuotamento esistenziale.

Categoria: Arte
Dove: MO.CA – Centro per le nuove culture, via Moretto 78
Quando: fino al 15 novembre 2020, da martedì a domenica dalle 15.00 alle 19.00
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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4) 15 → The Waiting Hall
Un insieme di opere e pensieri collegati in forma di mostra che tratta le novità dagli atelier e alcune scelte di galleria.
Questa idea presenta una nuova composizione di proposte artistiche che non cercano di stabilire un unico significato ma al contrario, espongono le traiettorie plurali e divergenti degli artisti selezionati nonché le loro capacità uniche di plasmare nuove sensibilità nell’arte contemporanea.
Ci interessa per provare a capire dove sta andando l’arte contemporanea e perché non possiamo non risponde a un “un invito a vivere la situazione di attesa senza angoscia, a rompere i ritmi patologici che bloccano la nostra capacità di godimento estetico e ad entrare in sintonia con la polifonia di colori, significati, linee di fuga e tocchi alternativi che servono per incontrarci”.

Categoria: Arte
Dove: A+B Gallery, Corsetto Sant’Agata 22, scala C primo piano
Quando: fino al 28 novembre 2020, da giovedì a sabato dalle ore 15.00 alle 19.00
Cosa: mostra temporanea
Come: Ingresso libero

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5) Le antenne di Tangeri guardano il mare – Monica Carrera
Il lavoro nasce da una serie di scatti realizzati a Tangeri, città in cui l’artista racconta di essere “rimasta estremamente colpita dalla quantità di gente che semplicemente sosta e guarda il mare”, oltre che dal numero di antenne paraboliche.
Da qui l’ispirazione per questa serie che si articola in 11 collage fotografici, 1 light box e una stampa fotografica cucita.
Questa mostra a noi è piaciuta perché è un’esperienza che, grazie anche alla particolare colonna sonora, coinvolge i visitatori portandoli quasi all’interno delle fotografie, in un viaggio oltre la cornice e gli attuali orizzonti forzatamente ristretti.

Categoria: Arte
Dove: BunkerVik – Il rifugio delle idee, Via Odorici 6/b
Quando: dal 17 al 31 ottobre 2020, da giovedì a domenica dalle ore 16.30 alle 19.00.
Cosa: mostra temporanea
Pagina facebook: @bunkervik 
Come: Ingresso libero

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Per le altre mostre in corso si rimanda alle puntate precedenti della rubrica Vivere Brescia.

Un omaggio a Romana Loda (e l’arte delle donne) a Brescia

Due gallerie bresciane si sono unite in un progetto, un duplice omaggio a Romana Loda e al suo lavoro di gallerista, di promotrice dell’arte al femminile, che consente di ripercorrerne l’operato e al contempo di entrare in due spazi espositivi molto diversi, la Galleria dell’incisione e APALAZZOGALLERY. Spazi diversi, dicevo, ma accomunati dalla cortesia di chi accoglie i visitatori, dalla voglia di raccontare le mostre in corso e dai moltissimi libri che occupano le pareti, invadono angoli e nicchie.
Da una bella dimora (con un ancor più bel giardino) alle sale di un palazzo nobiliare, entrambe le sedi valgono una visita, anche solo per scoprire l’universo delle gallerie d’arte bresciane in tutte le sue declinazioni.

“Coazione a mostrare” è il titolo della mostra ospitata alla Galleria dell’incisione, riprendendo quello che fu il titolo della prima mostra pubblica di sole artiste organizzata Erbusco (BS) nel 1974, una “mostra di donne” come ebbe a scrivere la stessa Loda, in cui è chiara la volontà di proporre stili e linguaggi diversi, molteplici tendenze, esperienze artistiche nazionali e internazionali, in quella che non voleva esaurirsi nella facile etichetta di una mostra femminista.
Una mostra, ieri come oggi, che spinge a riflettere sul ruolo della donna nell’arte, sulla sua marginalizzazione, in maniera pacata, senza estremismi, senza radicalizzazioni dell’eterna questione che contrappone l’elemento maschile a quello femminile all’interno della società.

Tra le opere delle compagne di avventura di Romana Loda, alcune più datate altre più recenti, non posso non citare Poetry, (1992), un collage su cartoncino di Lucia Marcucci e Alfabeto officinale di Tomaso Binga, al secolo Bianca Pucciarelli, protagonista della sfilata autunno/inverno 2019-2020 di Dior, ma soprattutto Dieta (1994), in cui emerge l’ironia come chiave di lettura di quella che è un’autentica poesia per immagini. Sulla parete si sviluppa una scrittura verbo-visiva, frutto di un interessante lavoro di ricerca sulla parola come strumento per definire la propria identità di genere.

La ricerca della poesia visiva continua anche nella seconda tappa di questo viaggio , come dimostra un altro collage su cartoncino di Lucia Marcucci, In fuga (1964). “Volto sinistro dell’arte”, titolo della mostra di APALAZZOGALLERY e di un’altra mostra di donne organizzata da Romana Loda nel 1977 a Firenze che vedrà coinvolte alcune delle principali esponenti della neoavanguardia italiana e che segnerà l’inizio della fine del percorso di Romana Loda come organizzatrice di mostre esclusivamente al femminile, ma non del suoi impegno a promuovere le singole artiste.

L’idea di fondo ancora una volta è quella di sovvertire pregiudizi e combattere stereotipi, come quello che riconduce il femminile alla sfera sinistra del corpo, troppo spesso utilizzato per l’interpretazione critica delle opere. La posizione della gallerista diventa più decisa, più “schierata”, senza tuttavia mai diventare palesemente militante, ma non bisogna mai dimenticare come le scelte curatoriali siano anche specchio e frutto dei tempi e, pertanto, debbano essere lette in chiave storica e non meramente filtrate dall’ottica, dal vissuto e dal bagaglio culturale di spettatori degli anni Duemila.

Per concludere non mi resta che consigliare una visita alle due gallerie – e una lettura del bel catalogo, con testi di Raffaella Perna – a chiunque voglia approfondire un punto di vista, originale per la sua epoca, sull’identità di genere nell’arte o per chi voglia scoprire o riscoprire la storia di Romana Loda, così fortemente intrecciata con il tessuto di Brescia, e delle “sue” artiste.

Piè di pagina
Dove: Galleria dell’Incisione, via Bezzecca 4
Quando: dal 3 ottobre al 25 novembre 2020, tutti i giorni escluso il lunedì dalle 17.00 alle 20.00
Come: ingresso libero
Dove: APALAZZOGALLERY, Piazza Tebaldo Brusato 35
Quando: dal 3 ottobre al 30 novembre 2020, da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle 18.00.
Come: ingresso libero

Vivere Brescia #11

Dal 14/10/2020 al 20/10/2020

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1) Animals & Travels
Giuliano e Roberto Radici, artisti e curatori dell’installazione artistica portano i visitatori in un mondo dove fotografia e pittura si incontrano per dar vita a scenari sospesi tra realtà e immaginazione, una sorta di risposta alla crisi che è la cifra di lettura di questo 2020.
Diversi linguaggi figurativi e una colonna sonora creata appositamente per quest’opera multisensoriale coinvolgono in un viaggio proprio in un momento in cui è il concetto stesso di “viaggiare” a essere messo in discussione.
Ci interessa perché offre uno spunto di riflessione sul rapporto tra uomo e natura, sui contrasti, sul futuro, su cambiamenti a cui non è possibile sfuggire.

Categoria: Arte
Dove: Spazio Espositivo LA BASILICA, viale Leonardo da Vinci (area ex Enel)
Quando: fino al 1° novembre 2020, venerdì, sabato e domenica dalle 17.00 alle 21.00
Cosa: installazione temporanea
Come: Ingresso libero

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2) Onirique – Ludovic Thiriez
Un ciclo di diciotto opere con cui l’artista racconta il tema dell’infanzia – con i suoi contrasti, emozioni, passioni – rivisitata e interpretata con l’occhio dell’adulto, con il bagaglio delle esperienze maturate, traducendola in disegni e tratti complessi, ricchi di simbologia e di dettagli, da cogliere come un tutt’uno e singolarmente. L’elemento onirico si fonde con i codici e i modelli codificati dei ricami ungheresi.
Ci interessa perché la sovrapposizione degli elementi e dei colori nei lavori in mostra ha qualcosa di magico.

Categoria: Arte
Dove: Galleria Gare 82, via Villa Glori 5
Quando: fino al 7 novembre 2020, negli orari di apertura della galleria
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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3) Le antenne di Tangeri guardano il mare – Monica Carrera
Il lavoro nasce da una serie di scatti realizzati a Tangeri, città in cui l’artista racconta di essere “rimasta estremamente colpita dalla quantità di gente che semplicemente sosta e guarda il mare”, oltre che dal numero di antenne paraboliche. Da qui l’ispirazione per questa serie che si articola in 11 collage fotografici, 1 light box e una stampa fotografica cucita.
Ci interessa perché amiamo i racconti di viaggio o di un luogo per immagini, nel bunker si crea sempre un’atmosfera particolare (sottoterra si aprono davvero orizzonti per citare gli organizzatori della mostra) e l’intervento sonoro che accompagna l’esposizione, in cui si mescolano registrazioni d’ambiente, potrebbe aggiungere una nuova dimensione all’esperienza visiva.

Categoria: Arte
Dove: BunkerVik – Il rifugio delle idee, Via Odorici 6/b
Quando: dal 17 al 31 ottobre 2020, da giovedì a domenica dalle ore 16.30 alle 19.00.
Cosa: mostra temporanea
Pagina facebook: @bunkervik 
Come: Ingresso libero

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4) Layers – Raffaella La Vena
In mostra la traiettoria artistica dell’artista negli ultimi 10 anni a partire dalle opere riunite nella dicitura V1-V4 agli ultimi Layers, all’insegna di geometrie e astrazione che tendono a creare un’armonia, per proporzioni delle figure reiterate e assonanze e dissonanze di colori.
Ci interessa perché è un’occasione per osservare un percorso che si sviluppa, evolve, integra nuovi spunti e modalità espressive.

Categoria: Arte
Dove: Spazio Ken Damy Visual Arts, Corsetto Sant’Agata 22
Quando: fino al 31 ottobre 2020, da giovedì a sabato dalle ore 16.30 alle 19.30
Cosa: mostra temporanea
Come: Ingresso libero

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Per le altre mostre in corso si rimanda alle puntate precedenti della rubrica Vivere Brescia.

Festival della Fotografia Etica 2020 – Circuito OFF

Aprire le porte, spalancare i portoni, per andare oltre…

Sulle pagine del blog abbiamo già visitato il Festival della Fotografia Etica, ora è arrivato il momento di passare al Circuito OFF che nelle altre edizioni avevo trascurato. Per raccontarlo ho scelto ancora una volta di stilare una classifica delle mostre che mi hanno più colpito.
Stili diversi per temi diversi, ma un sottile fil rouge a legare tutti i lavori, la capacità di portarmi direttamente in paesi lontani, di farmi uscire per un attimo dai confini nazionali che, forse in maniera irrazionale, iniziano a stare un po’ stretti.

Il progetto fotografico di Valter Darbe, I was my husband, trasporta i visitatori in un’India diversa da quella così colorata che tutti siamo abituati a vedere.
Gli scatti in bianco e nero, ospitati nello Spazio Castellotti, raccontano la storia delle vedove indiane, della loro identità perduta alla morte del coniuge, come se la loro intera vita perdesse di rilevanza, come se davvero l’esistenza di ciascuna di loro dovesse esaurirsi in un lutto interminabile. “Ero mio marito”, senza possibilità di essere nulla di diverso, nulla di più, nulla prima o dopo.
L’occhio del fotografo, sempre rispettoso, porta in primo piano la condizione di queste donne che hanno perso praticamente tutto, che sono spinte ai margini della società, reiterando un fenomeno di cui ho sentito spesso parlare anche durante la mia scoperta del subcontinente indiano, ma che onestamente non riesco a comprendere.
Nei ritratti gli occhi parlano chiamando ciascuno dei visitatori a riflettere sul proprio posto nel mondo, tristezza e rassegnazione sembrano quasi trasudare dalla carta stampata, vulnerabilità, solitudine ovunque, anche nelle scene corali, infatti, ogni donna è come se restasse comunque sola.

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Altro paese che ho amato moltissimo, il Guatemala, è il protagonista del reportage di Andrea Maini. Qui ci si immerge nei colori, nelle sensazioni della festa dei morti, il dia de los muertos, in cui in realtà si celebra la vita.
Le fotografie esposte sulle pareti bianche del Teatro alle Vigne, così da far risaltare ancora di più tutte le sfumature dei verdi e dei gialli, dei blu e dei rosa, così saturi da sembrare irreali eppure così reali per chi ha avuto la fortuna di partecipare a una festa improvvisata, magari sulle rive del lago Atitlan, sono un omaggio alla tradizione e a un popolo intero, che sceglie di ricordare i propri cari facendo volare aquiloni, adornando le tombe dei defunti, ma anche semplicemente trascorrendo la giornata al cimitero, per sentirsi più vicini a coloro che se ne sono andati e che, si crede, tornino proprio in quel giorno per “controllare come vanno le cose sulla terra”.

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Un altro viaggio, questa volta verso l’Etiopia, alla scoperta delle pitture corporee del gruppo etnico dei Surma.
Le fotografie di Enrico Madini che compongono la serie Surma Bodypainting trovano una collocazione ideale tra i volumi della libreria Libraccio, coinvolgendo il pubblico in una sorta di caccia al tesoro tra i diversi scaffali per scovare tutte le opere.
Ancora una volta sono i colori ad essere protagonisti, dimostrando come questa le decorazioni pittoriche sui corpi siano davvero una delle prime – e probabilmente più autentiche, grazie anche alle materie prime “povere” da cui nascono – forme di espressione artistica dell’umanità.

Piè di pagina
Dove: Lodi, sedi varie
Quando: ogni sabato e domenica dal 26 settembre al 25 ottobre, dalle 9.30 alle 20
Come: le mostre del circuito OFF sono visitabili gratuitamente nei giorni del Festival e negli spazi ed esercizi aperti al pubblico durante la settimana secondo il rispettivo orario di apertura.
https://www.festivaldellafotografiaetica.it/

Festival della Fotografia Etica 2020

La nuova normalità è senz’altro diversa da quella che ci saremmo aspettati anche solo a inizio anno, le mascherine e il gel disinfettante, gli ingressi contingentati, le mille precauzioni che sono diventate parte del nostro quotidiano, tutto è cambiato insomma, ma non la curiosità di vedere la nuova edizione del Festival della Fotografia Etica a Lodi, che, non a caso, ha scelto come sottotitolo di questa undicesima – e onestamente insperata – edizione “Sguardi sul nuovo mondo”.
Nel 2018 scrivevo “In questo grande contenitore di immagini, legate da alcuni fili conduttori, mi sono volutamente persa, lasciandomi avvolgere e coinvolgere dalle fotografie esposte, uscendo dalla mia comfort zone perché non c’è miglior mezzo che vedere per comprendere, per gettare qualche spiraglio di luce su mondi spesso lontani, a tratti spaventosi proprio perché sconosciuti”. E in questo clima di cambiamento è ancora più necessario perdersi nelle fotografie esposte per ritrovarsi, per conoscere, per comprendere.
Come di consueto accanto al festival si svolge FFE-OFF, un circuito di mostre che, come vi racconterò nel prossimo post, ha regalato qualche emozione, mentre la vera novità sono state le gallerie en plein air, nei parchi e giardini cittadini, ma anche in alcuni cortili, come quello del Palazzo della Provincia.
Mi sono chiesta come raccontare le mille facce del festival e ho deciso di scegliere le quattro mostre (più una) che mi hanno stupito, affascinato, fatto riflettere, emozionato…

Herons and otner birds compete for the remains of fish, after that fishermen have cleaned their fishing net. Beach of Bancarios, Rio de Janeiro, Brazil – 11/06/2014 -Bancario is located in the north-east of Ilha do Governador, the largest of the islands of the Guanabara Bay. Many of the fishermen who live in the inner part of the bay using this beach as a landing place, to stock up on food or fuel, or to rest when they stay at sea for more than one day.

Al primo posto della mia personalissima classifica il reportage vincitore nella categoria Terra Madre del World Report Award. Dario de Dominicis, con la sua To the left of Christ , ci porta in Brasile, nella baia di Guanabara, il porto naturale di Rio de Janeiro, nella vita dei pescatori locali, nella loro lotta contro le conseguenze e le limitazioni imposte dalla progressiva e massiccia industrializzazione dell’area.
Malattie e inquinamento, danni permanenti all’ecosistema, impoverimento e avanzata della criminalità organizzata, sono questi gli elementi della storia raccontata dal fotografo, in un bianco e nero aspro, che non lascia spazio né al sensazionalismo né alla retorica.
In questa esposizione ho trovato alcune delle immagini più poetiche dell’intero festival.

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Guardando gli scatti della serie Dispossessed di Mary Turner, vincitrice della categoria Spotlight, si ha l’impressione a tratti di entrare in un quadro di Hopper, con le sue atmosfere rarefatte e quel senso di solitudine che fuoriesce letteralmente dalla tela, e a tratti di osservare una pellicola neorealista.
Il racconto della vita nel nord-est dell’Inghilterra, dopo la crisi dell’industria mineraria, si sviluppa in una “poetica delle piccole cose”, con uno sguardo lucido, pur se quasi affettuoso, sulle difficoltà del quotidiano in una zona che pare destinata a cadere in un’ancora maggiore depressione economica a seguito della pandemia.

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Photo stand for visitors. DEFEXPO 2020 in Lucknow, India

Il terzo gradino del mio podio spetta a Nikita Teryoshin che con il reportage Nothing Personal – the Back Office of War , vincitore della categoria Master, conduce il pubblico letteralmente dietro le quinte delle principali fiere nel cosiddetto settore della difesa.
Colori forti, geometrie accentuate e un’estetica pop sono gli elementi scelti dal fotografo per il suo racconto delle incongruenze e degli eccessi del business della guerra, dove i morti sono manichini o pixel su uno schermo e gli stand sembrano quelli di un parco giochi per adulti, con un intero corredo di spazi per i selfie, fuochi d’artificio, slogan motivazionali e ricchi buffet.

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Bob enjoys a dip in the ocean, breakfasts of caviar and biweekly foot massages on the beach. A charmed life, perhaps, but you could say he deserves it: Bob spends a lot of his time interacting with schoolchildren on his native island of Curaçao, serving as an emissary for conservation.Bob, you see, is a flamingo.

Un soffio di leggerezza, un simpatico protagonista, una storia in cui le parole sono parte essenziale della galleria fotografica.
Strappano davvero molti sorrisi le immagini di Jasper Doest che con Flamingo Bob racconta le avventure del fenicottero Bob, il pennuto divenuto simbolo di un ente benefico per la conservazione della fauna selvatica sull’isola di Curaçao.
Non useremo l’espressione “bellissimo esempio di storytelling” in cui si mescolano diversi linguaggi narrativi, perché uno dei componenti del collettivo indirezionenoncasuale rabbrividisce ogni volta che sente quel termine, ma questa mostra è davvero una bella favola.

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Una menzione speciale spetta all’intera sezione “Uno sguardo sul nuovo mondo” che si articola in cinque percorsi, per raccontare i molteplici aspetti della storia recente, in giro per il mondo, attraverso gli occhi e le lenti di diversi fotografi, “un’area espositiva per conoscere la realtà, per comprenderla e cambiarla” nelle intenzioni degli organizzatori.
Fotografie per riflettere, fotografie per non dimenticare.

Piè di pagina
Dove: Lodi, sedi varie
Quando: ogni sabato e domenica dal 26 settembre al 25 ottobre, dalle 9.30 alle 20
Come: biglietto intero 15 euro (+ 1 euro di commissione) acquistabile online. Ogni weekend sarà comunque possibile acquistare il biglietto anche in biglietteria al costo di 19€.
https://www.festivaldellafotografiaetica.it/

Vivere Brescia #10

Dopo la Notte della Cultura di sabato, accolta con grande interesse dal pubblico, la scena culturale di Brescia presenta diverse nuove proposte interessanti, in sedi note e, magari, meno note e con un’offerta variegata, sia in termini di linguaggi e generi che di epoche in mostra. Pronti?

Dal 7/10/2020 al 13/10/2020

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1) RAFFAELLO. L’invenzione del divino pittore
Nell’ambito delle manifestazioni per il cinquecentenario anche Brescia celebra Raffaello, con una mostra in Santa Giulia che presenta una collezione di stampe d’après Raffaello, realizzate in Italia e in Europa dall’inizio del Cinquecento alla metà dell’Ottocento, insieme a una scelta di dipinti e oggetti d’arte. Volendo la visita si completa con un itinerario in città tra la Pinacoteca Tosio Martinengo, che custodisce due opere di Raffaello, e l’Ateneo di Brescia – Accademia di Scienze Lettere e Arti, che per l’occasione espone una serie di stampe raffaellesche di grande formato.
Interessante perché la mostra si concentra sull’aspetto del collezionismo e della creazione della leggenda riportando Brescia, come già in passato, al suo ruolo di nodo della rete di relazioni e influenze che determinarono un rinnovamento romantico del mito di Raffaello.

Categoria: Arte
Dove: Museo di Santa Giulia, via dei Musei 81
Quando: dal 2 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021, martedì – domenica: 10:00-18:00. Chiuso il lunedì
Cosa: mostra temporanea
Come: Ingresso 8 euro. L’accesso della mostra in Santa Giulia avviene su base libera in relazione all’orario di arrivo e nel limite della capienza massima consentita dalle normative. Il biglietto di accesso alla mostra dà diritto all’ingresso in Pinacoteca Tosio Martinengo secondo le modalità di accesso in vigore ed è utilizzabile fino al termine alla mostra.

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2) Coazione a mostrare. Omaggio a Romana Loda
Un omaggio alla gallerista Romana Loda che prende spunto da “Coazione a mostrare”, la prima mostra di sole donne da lei organizzata 1974.
Sulle pareti i lavori di una selezione di artiste “che hanno esposto nelle numerose mostre curate da Loda, in spazi pubblici e privati o nella sua galleria, e che con lei hanno condiviso progetti artistici e spesso esperienze di vita. Ma che soprattutto, come lei, hanno avvertito l’urgenza di impegnarsi fino in fondo nel mondo dell’arte, in un momento storico in cui in Italia essere donna e artista, come confida Ketty La Rocca a Lucy Lippard nel 1975, era ancora «di una difficoltà incredibile»”.
Ci interessa perché offre l’occasione di analizzare il ruolo della donna nella scena artistica italiana, ieri e oggi.

Categoria: Arte
Dove: Galleria dell’Incisione, via Bezzecca 4
Quando: dal 3 ottobre al 25 novembre 2020, tutti i giorni escluso il lunedì dalle 17.00 alle 20.00
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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3) “Il volto sinistro dell’arte”. Romana Loda e l’arte delle donne
Ancora alla gallerista Romana Loda e alla sua attività pionieristica di valorizzazione dell’arte femminile è dedicata la proposta di APalazzoGallery.
Il punto di inizio è sempre una mostra curata dalla gallerista scomparsa circa 10 anni fa, “Il volto sinistro dell’arte” (1977) in cui era presentato il lavoro di sedici artiste, italiane o residenti in Italia, attive in diversi ambiti di ricerca.
Ci incuriosisce perché consente di approfondire una figura che è stata un punto di riferimento culturale fondamentale sul territorio bresciano per un’intera generazione di artiste.

Categoria: Arte
Dove: APALAZZOGALLERY, Piazza Tebaldo Brusato 35
Quando: dal 3 ottobre al 30 novembre 2020, da martedì a sabato dalle ore 10.00 alle 18.00.
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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Per le altre mostre in corso si rimanda alle puntate precedenti della rubrica Vivere Brescia.

Tour della Valle d’Aosta con mezzi pubblici: Castello Gamba (Châtillon)

Partendo da Bard decidiamo di raggiungere, con l’autobus della Savda, Châtillon e da lì di dirigerci a Castello Gamba, l’elegante dimora che ospita attualmente le collezioni regionali di arte moderna e contemporanea.

Dall’autostazione di Châtillon arrivare a piedi a destinazione richiede una passeggiata nel cuore della cittadina e poi una breve, ma abbastanza intensa, scarpinata in località Grande de Barme, ma le opere d’arte esposte e il giardino valgono tutta la fatica. Il percorso non è particolarmente ben segnalato, ma tenendo presente alcuni punti di riferimento (come il campo sportivo) si riesce a orientarsi.

Costruito tra il 1903 e il 1905, come una sorta di pegno d’amore, su un promontorio roccioso che offre una bella vista sul fondovalle, e acquisito dalla regione Valle d’Aosta nel 1982, dopo un attento restauro, il castello è stato trasformato in un bellissimo museo che su tre piani permette di muoversi dall’Ottocento alla contemporaneità.
Pittura e scultura, fotografia e grafica, linguaggi artistici diversi per movimenti diversi, partendo da un’immagine della Valle d’Aosta di J.M. William Turner, tra i maggiori esponenti della pittura romantica, passando per gli artisti locali del secondo Novecento, per arrivare alla pop art, al nuovo espressionismo, all’astrattismo e alle esperienze neoconcettuali.
Uno dei pregi della collezione è senz’altro quello di permettere di scoprire l’evoluzione artistica in chiave locale, ponendola in un rapporto dialogico con alcuni dei grandi maestri, come Casorati e Dalì, Fontana e Guttuso, Manzù e Paladino giusto per citarne alcuni. Interessante, sempre nell’ottica della connotazione locale, anche la nutrita selezione di opere di Italo Mus e Francesco Nex
Il silenzio e l’assoluta solitudine in cui si è svolta la nostra visita hanno sicuramente aggiunto un tocco di magia in più, così come la presenza dei lavori raccolti nella mostra “I ritornanti”, dedicata all’elemento figurativo nella scultura, che si inseriva perfettamente nell’atmosfera quasi rarefatta delle sale.

Terminata la visita, ci concediamo una lunga pausa nel parco, tra prati e boschetti, rocce e vialetti, organizzato in una tipica struttura “all’inglese”. Faggi e pini, cedri e abeti, querce e ippocastani, e molte altre varietà regalano zone d’ombra dove riposare e ammirare altre opere d’arte e il castello da diverse angolazioni e non mancano neppure alcuni esemplari monumentali, come la sequoia gigante della California piantata nel 1905 e il cui tronco raggiunge un diametro di 217 centimetri.

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Castello Gamba – Località Crêt-de-Breil – 11024 Châtillon
La visita del castello è gratuita per i possessori dell’Abbonamento Musei Lombardia o Piemonte.
Sito della società di trasporti Savda
Per approfondire: Castello Gamba. Arte moderna e contemporanea in Val d’Aosta*; Voci da una collezione. Castello Gamba*.

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