Mostra: Vittoria Alata. Musa contemporanea – La parola agli artisti

Come promesso nel post precedente, abbiamo deciso di dare la parola agli artisti che si sono cimentati nella rilettura della Vittoria Alata per la mostra attualmente in corso negli spazi di Colossi Arte Contemporanea e che sarà prossimamente visitabile anche online.

Al nostro invito hanno già risposto alcuni dei protagonisti, a cui abbiamo rivolto tre domande, sempre le stesse, per creare un filo conduttore, una proposta di chiave interpretativa di ciascuno dei tasselli che compongono questa interessante collettiva.
Ovviamente siamo partiti da lei, dalla Vittoria Alata originale, chiedendo poi a tutti, in un gioco di associazioni e parole in libertà, di creare una “didascalia” della musa così come l’hanno ritratta ed è da questa descrizione che abbiamo estratto a sorte un vocabolo andandolo a ricercare nelle pagine del Vocabolario Treccani.
Per l’ultima domanda, invece, non abbiamo posti paletti, lasciando ad ogni singolo artista la scelta su come strutturare la risposta così da far emergere la propria singolarità. Così qualcuno ha optato per un racconto, altri per una composizione quasi poetica, altri ancora per una sorta di flusso di coscienza.

Senza ulteriori indugi, entriamo in galleria guidati dalla voce di Max Bi, Elizabeth e Milena Bini… e un arrivederci al prossimo post per continuare la visita.

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Max Bi

trap s. m. inv. Sottogenere della musica rap, sviluppatosi, a partire dagli anni Novanta del Novecento negli Stati Uniti, come espressione degli ambienti sottoproletari urbani degradati e caratterizzato da testi violenti e aggressivi, ritmati da una musica elettronica fortemente sincopata.

Max Bi, Viktoria (2020). Tecnica mista su tela

D: Cinque parole per descrivere la Vittoria Alata.
R: Futurista, enigmatica, poetica, musicale, preziosa.

D: Cinque parole per riassumere il testo della sua rilettura secondo Max Bi.
R: Ironica, pop, trash, trap, hip hop.

D: Un numero di parole illimitato per proporre al pubblico la chiave di lettura della o delle sue opere in mostra.
R: Da bresciano D.O.C.G. non è stato difficile confrontarmi con uno dei simboli della mia città’ e la proposta di Daniele e Antonella Colossi mi ha immediatamente entusiasmato. Sin da piccolo, quando ad ogni gara di qualsivoglia sport o avvenimento importante venivamo premiati con la classica Vittoria Alata (base in marmo di botticino e statua in bronzo patinato verde) mi sono sempre chiesto il motivo reale di quel movimento delle sue braccia. 
L’idea che, prima di spiccare il volo, stesse danzando non mi ha mai convinto. Tanto meno mi è mai balenata l’idea che stesse scrivendo. Giammai ho ipotizzato si stesse specchiando. 
Per la verità sono sempre stato fermamente convinto fosse stata ritratta nell’atto di dare il mangime ai pesci di un acquario che poi è il mio segno zodiacale. 
We’re just two lost souls swimming in a fish bowl… ma così come per nuotare non servono le branchie… per volare non servono le ali. Tutto chiaro no? 

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Elizabeth

etèrea (ant. etèria) agg. [dal lat. aethereus, variante di aetherius]. – 1. a. Dell’etere, secondo la concezione degli antichi. b. poet. Del cielo. c. Per estens., purissimo, celeste. 2. Dell’etere cosmico.

Elizabeth Art Candy, Vittoria Alata (2020). Confetti colorati stabilizzati

D: Cinque parole per descrivere la Vittoria Alata.
R: Maestosa, rappresentativa , imponente, ammirabile, potente.

D: Cinque parole per riassumere il testo della sua rilettura secondo Elizabeth.
R: Iconica, femminile, armoniosa, elegante, eterea.

D: Un numero di parole illimitato per proporre al pubblico la chiave di lettura della o delle sue opere in mostra.
R: Nella mostra sono presenti tre mie opere, sono state realizzate con l’intento di omaggiare il ritorno dell’iconica scultura, al suo grande splendore, e al suo ricollocamento…ammirata nel suo dolce ritorno.
Un drappo di confetti colorati sostituisce il bronzo, diventando una nuova pelle e ponendo un nuovo punto di vista da cui osservarla. 
Un antico mosaico, ma reso contemporaneo, di confetti stabilizzati, a rappresentarla con il suo scudo andato perduto… e talvolta invece decoro di un piedistallo per esaltarne la dolce Vittoria…

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Milena Bini

riapparizióne s. f. [der. di riapparire]. – Il riapparire; nuova apparizione.

Milena Bini, Mela alata (2021). Terracotta e tecnica mista, picciuolo in vetro con murrina

D: Cinque parole per descrivere la Vittoria Alata.
R: Grazia, bronzo, bellezza, forza, storia.

D: Cinque parole per riassumere il testo della sua rilettura secondo Milena Bini.
R: Simbolismo, rinascita, ritorno, riapparizione, unicità.

D: Un numero di parole illimitato per proporre al pubblico la chiave di lettura della o delle sue opere in mostra.
R: Azzurro, Brescia, appartenenza, simbolo, restyling, fedeltà, bellezza, oro, catch diversity, rentrée, trasparenza,  trascendentale, rappresentativa, Brixia, figurativa, emblema, ripristinazione, unica, ripresentazione, evanescenza… la mela protagonista di quest’opera contiene in sé un frammento di cielo. L’azzurro che sovrasta la città diviene quindi il luogo di accoglienza dell’antica scultura, che si staglia imperitura nella limpida decorazione del frutto. L’altra faccia della mela presenta invece una Vittoria alata quasi evanescente. Come avesse affrontato viaggi in luoghi lontani e avesse quindi perduto una parte di sé, la statua simbolo di Brescia ha fatto ora ritorno nella sua città ed è pronta a rinascere tra le sue braccia.

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Piè di pagina
Dove: Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero 12/13
Quando: dal 20 febbraio al 30 maggio 2021 negli orari di apertura della galleria.
Come: ingresso libero su prenotazione al numero 0303758583
Max Bi. IG @maxbi_artist
Elizabeth. IG @elizabeth_art candy 
Milena Bini. IG @milenabini

Mostra: Vittoria Alata. Musa contemporanea

Alla storia del ritrovamento della Vittoria Alata, del suo recente restauro e del ritorno a Brescia abbiamo dedicato l’ultimo post. Oggi vogliamo ritornare sullo stesso tema, ma in un’ottica completamente diversa e assolutamente contemporanea, quella di Daniele e Antonella Colossi che ci propongono una rassegna particolarmente interessante di riletture e reinterpretazioni della celeberrima scultura bronzea.

Sono 35 gli artisti coinvolti nel progetto dai galleristi e 40 le opere realizzate, con i materiali, i linguaggi e gli stili più diversi, all’insegna della massima libertà creativa e con un’unica indicazione, quella di rimanere fedeli alla propria tecnica usuale. Le pareti e gli spazi della galleria sono quindi popolati di fotografie e statue, sculture e ritratti, dipinti e collage per un vero e proprio tributo alla Vittoria Alata come fonte, ancora inesaurita, di ispirazione.

Una mostra variegata e variopinta, capace di catturare l’attenzione e la curiosità dei visitatori, consentendo a ciascuno di scegliere la “propria” rivisitazione, la chiave di lettura più consona di quell’opera che ormai, almeno per molti bresciani, si è trasformata in un’icona.

Il collettivo di indirezionenoncasuale non è riuscito a scegliere l’opera più rappresentativa, una sorta di copertina, perché mai come in quest’occasione sono molteplici i lavori che ci hanno colpito e affascinato, stupito e intrigato, fatto riflettere e spinto ad avvicinarci, quasi come se fosse possibile entrare al loro interno, per coglierne tutti i dettagli.

Non volevamo che questo post diventasse solo una galleria di fotografie e, visto anche il momento così particolare che stiamo vivendo, in cui cercare di colmare le distanze è diventato contemporaneamente tanto più importante quanto più difficile, abbiamo deciso di provare a fare parlare se non direttamente le opere, quanto meno gli artisti che le hanno create, perché le loro parole fossero la colonna sonora di una visita virtuale. Anche perché, siamo certi che il pubblico lo coglierà immediatamente, in questa mostra l’elemento verbale è importante, non solo nei titoli, ma per completare il messaggio delle immagini, talvolta per decodificarlo.

Nell’attesa di poter sfogliare il catalogo (magari nell’edizione firmata e a tiratura limitata, con il ricavato della vendita destinato a un’iniziativa benefica) e di consegnare davvero la tastiera agli artisti, per iniziare questo nostro percorso di scoperta, chiudiamo gli occhi e ascoltiamo l’ouverture, lasciamoci insomma guidare dalla voce di chi ha progettato e realizzato la mostra.

“Peculiare risulta essere ciascuna delle opere d’arte realizzate ad hoc per l’evento, in quanto esse non sono altro che il risultato finale dell’unione armoniosa di due mondi temporalmente così lontani.
È un omaggio sincero e riconoscente quello che il mondo dell’arte contemporanea ha deciso di compiere nei confronti dell’antica scultura, simbolo di Brescia, dando così vita ad un dialogo continuo tra passato e
presente. Grazie alle originali ed eccentriche opere realizzate da personalità artistiche di grande rilievo, La Vittoria alata, attraverso i secoli, conserva la sua perdurabile bellezza dimostrando di essere, al di là del tempo, musa contemporanea”.

Immaginando di voler produrre una guida originale, o meglio che ciascun artista volesse farci da cicerone, a ognuno abbiamo, tra l’altro, chiesto di riassumere la propria creazione in cinque parole e, alla fine della visita, sveleremo anche le nostre (e aspettiamo di leggere le vostre nei commenti).
Intanto chiudiamo questo post ricordando quelle scelte da Daniele e Antonella Colossi per sintetizzare la visione d’insieme della Vittoria Alata rivisitata: pop, umanizzata, sconfitta, evanescente, iconica, celata.

Piè di pagina
Dove: Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero 12/13
Quando: dal 20 febbraio al 30 maggio 2021 negli orari di apertura della galleria.
Come: ingresso libero su prenotazione al numero 0303758583

La Vittoria Alata: storia, restauro, nuovo allestimento

Archivio fotografico Musei di Brescia ©Fotostudio Rapuzzi
La Vittoria Alata è senz’altro uno dei simboli di Brescia, cantata da Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio, amata da Napoleone III e esposta, in copie e calchi, in moltissimi musei al mondo, dalla Germania alla Spagna, fino alla Russia e agli Statu Uniti. Dopo un lungo restauro la statua è ritornata in città, in una sede nuova e, seppure tra le mille difficoltà legate al periodo storico che stiamo vivendo e che hanno costretto l’amministrazione comunale a rivoluzionare il programma delle celebrazioni, sono già migliaia i visitatori che hanno potuto ammirarla in tutta la sua ritrovata magnificenza.

La storia

La Vittoria Alata nel Museo Patrio (scatto del 1890 -1900 circa, courtesy Fondazione Brescia Musei
Era il 20 luglio 1826 quando, nel corso degli scavi archeologici al tempio romano di Brescia, che avevano già portato alla scoperta del Capitolium e di alcuni dei suoi arredi, fu portato alla luce un gruppo di bronzi, tra cui una statua di una figura femminile, alta quasi due metri, con le braccia staccate e poste lungo i fianchi.
Una notizia destinata a conquistare le prime pagine dei giornali, anche stranieri.
La statua, era protetta da cornici in bronzo lavorate, e vicino alla testa riposavano due grandi ali, una sopra l’altra. E lo scudo e l’elmo che vediamo in alcune immagini d’archivio? Non sono mai stati ritrovati e quelle immagini sono il risultato di un’operazione di integrazione filologica compiuta alcuni anni dopo il ritrovamento.
Due giorni dopo iniziava il primo viaggio della Vittoria Alata, verso l’ex convento di San Domenico, tra notabili e popolo festante. Uno spostamento a cui ne sarebbero seguiti altri, alcuni entro i confini provinciali altri ben più lontani, come quello a Roma durante la Prima Guerra Mondiale, e il più recente a Firenze.

Il restauro

Vittoria Alata, restauro all’Opificio delle Pietre Dure, Archivio fotografico dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, courtesy Fondazione Brescia Musei
Dopo gli studi preliminari e il trasferimento presso l’Opificio delle Pietre Dure, la prima fase dell’intervento conservativo e di restauro ha visto gli specialisti sottoporre la statua a una sorta di “cura dimagrante” che ha portato alla rimozione di quasi centro chilogrammi tra materiali vari collocati nel tempo al suo interno della statua, tra cui anche un dispositivo metallico di supporto ideato nell’Ottocento.
Si è poi passati a una graduale e articolata pulitura delle superfici bronzee, alternando metodi chimici, meccanici, fotoablazione laser e sabbiatura criogenica. Un’operazione che ha restituito molti dettagli che erano andati perduti nel corso del tempo, come per il panneggio dell’abito e le ali, mai così ingannevolmente “morbide”, piumate.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla progettazione e realizzazione dello scheletro invisibile che sostiene braccia e ali e del basamento antisismico, così come agli aspetti della conservazione preventiva con impianti tecnici all’avanguardia, installati nella nuova sede, dovrebbero garantire una lunga vita all’opera realizzata con la tecnica della fusione a cera persa in diverse parti distinte poi saldate.

Il nuovo allestimento

Archivio fotografico Musei di Brescia ©Alessandra Chemollo
Lasciata la sua tradizionale collocazione nel Museo di Santa Giulia, all’interno della sezione dedicata all’età romana, la Vittoria Alata ritorna nel Tempio Capitolino, nella cella orientale firmata dall’architetto Juan Navarro Baldeweg che ha voluto creare un ambiente ben inserito nel contesto più generale dell’architettura romana del Capitolium.
Lo dimostra la scelta dei materiali di mura e pavimento, così come la forma del basamento cilindrico su cui poggia la statua, in marmo di Botticino che richiama i fusti delle colonne.
Va però notato, dicono le guide, come siano stati introdotti “elementi di evidente discontinuità con lo spirito neoclassico che aveva animato la ricostruzione ottocentesca” con la rottura della simmetria – la Vittoria è collocata sulla diagonale, l’introduzione della lampada-luna, che Baldeweg ha scelto come oggetto portatore di un messaggio poetico prima che per la sua caratteristica funzionale e l’esposizione delle cornici in bronzo.
E soprattutto su queste ultime due scelte non sono mancati pareri discordanti. Personalmente il nuovo allestimento non mi entusiasma, soprattutto nella parte superiore. Capisco sicuramente la necessità di dotare la sala di tutta le tecnologia necessaria a preservare la statua, ma penso che si sarebbe potuta celare meglio. Questa considerazione, tuttavia, nulla toglie alla bellezza dell’opera e del Parco Archeologico di Brescia romana che la ospita.

A breve, sulle pagine del blog, torneremo a parlare della Vittoria Alata come musa contemporanea e di una mostra da non mancare, quindi chiudiamo con un arrivederci a presto.

Piè di pagina
Dove: Brixia. Parco Archeologico di Brescia romana, via Musei 55
Come: per informazioni su biglietti e prenotazioni consultare il portale di Brescia Musei
Per approfondire: Il restauro dei grandi bronzi archeologici. Laboratorio aperto per la Vittoria Alata di Brescia, ed. EIFIR*; Marco Roncalli, Vittoria d’autore. Gli scrittori e la dea alata*; Juan Navarro Baldeweg. Architettura, pittura, scultura. Ediz. Illustrata* .

* indirezionenoncausale partecipa a programmi affiliati. Per gli acquisti fatti tramite i link indicati potrei ricevere una piccola commissione percentuale che non incide sul prezzo pagato.

Vivere Brescia #15

Continuiamo ad approfittare degli sprazzi di giallo per ritrovare luoghi che ci sono molto mancati, per camminare semplicemente nel centro città, scegliendo prospettive e traiettorie nuove, lontano dalla gente. Le giornate si allungano, le luci cambiano, ma la curiosità di scoprire la scena artistica e culturale bresciana resta intatta. Ecco qui i nostri suggerimenti per questa ultima settimana di febbraio.

Dal 22/02/2021 al 1/03/2021

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1) Vittoria Alata. Musa contemporanea
Il 2021 è decisamente l’anno della Vittoria Alata, dalla “nuova casa” che ospita la statua originale a un programma ricco di proposte per omaggiare uno dei simboli della città.
Omaggio che alla galleria Colossi Arte Contemporanea è riuscito a pennello, grazie a una mostra interessante, con tante opere che catturano l’occhio dei visitatori, invogliandoli a tornare, a osservare quadri e sculture singolarmente e nel loro insieme, per scoprire la partitura del dialogo che le stesse sembrano creare, le une con le altre, da una sala all’altra.
A noi è piaciuta molto perché la Vittoria Alata emerge autenticamente come musa contemporanea, declinata in molteplici varianti, con stili, interpretazioni e sensibilità diverse che consentono di rivederla con occhi nuovi.
E non vediamo l’ora di raccontarvi tutto in dettaglio sulle pagine del blog… con ospiti straordinari.

Categoria: Arte
Dove: Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero 12/13
Cosa: mostra temporanea
Quando: fino al 17 aprile negli orari di apertura della galleria.
Come: ingresso libero su prenotazione al numero 0303758583

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2) Visibile Invisibile.
Dopo “Black Mode” la galleria E3 Arte Contemporanea, fedele alla sua vocazione di concentrare l’attenzione sulle più stimolanti ricerche dei linguaggi contemporanei, conduce i suoi visitatori in un viaggio sostanzialmente bicromatico, in cui si richiede di superare il visibile, il tangibile, per trovare simboli, modelli, significati invisibili a un primo sguardo.
Una mostra che permette di perdersi nelle opere, fino a scoprire, come per le opere di Claudio Adami con le sue parole scritte, ridotte a meri segni, che l’occhio ci inganna, facendoci credere di riuscire a distinguere lettere, forme, significati a noi noti, negli spazi lasciati in bianco dall’artista e non già nei tratti a china.

Categoria: Arte
Dove: E3 Arte Contemporanea, Via Trieste 30
Quando: fino al 25 marzo 2021, negli orari di apertura della galleria
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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3) Daniele Lievi. Carte segrete.
Per ricordare l’artista e scenografo Daniele Lievi, nel trentennale della sua scomparsa, la Fondazione Brescia Musei sceglie un percorso non scontato, presentando una selezione di 62 disegni non strettamente legati ai suoi progetti teatrali, ma che ne rivelano comunque la fantasia immaginifica.
A noi interessa perché queste “carte segrete”, una sorta di diario personale, restituiscono una nuova dimensione dell’artista e della sua produzione.
 
Categoria: Arte
Dove: Museo di Santa Giulia, Sala dell’Affresco, Via Musei, 81/b
Quando: fino al 14 marzo 2021, negli orari di apertura del museo
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero con prenotazione obbligatoria tramite il portale di Brescia Musei oppure il Centro Unico Prenotazioni (telefono 030.2977833 – 834 da lunedì a domenica, dalle 10.00 alle 18.00). 

Vivere Brescia #14

Ritorna, anche se non so per quanto o con che periodicità, “Vivere Brescia”.
In questa nuova edizione non mancano le proposte interessanti, pur se per quanto riguarda i musei per ora necessariamente confinate ai giorni infrasettimanali.
La “fame” d’arte, di bellezza ha certamente raggiunto livelli eccezionali nel corso di questi ultimi mesi, come dimostra la velocità con cui sono andati esauriti i biglietti per visitare la Vittoria Alata nella sua nuova sede, e quindi l’invito è a scoprire nuove gallerie, nuovi artisti, nuove emozioni.

Dal 15/02/2021 al 22/02/2021

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1) Max Klinger. L’enigma romantico
“Poeta figurativo”, “poeta visivo”, artista, per dirla con De Chirico, che “al senso romantico-moderno aggiunge una fantasia di sognatore e di narratore, tenebrosa e infinitamente malinconica”.
Stiamo parlando del grande incisore tedesco Max Klinger a cui la Galleria dell’Incisione ha dedicato una mostra per il centenario della morte.
Come abbiamo raccontato nel post dedicato a noi è piaciuta molto perché, oltre a proporre una panoramica della produzione di Klinger, prendendo le mosse da Un guanto, serie che si pone come una delle prime rappresentazioni del sogno nell’arte, sulle pareti e nelle sale i visitatori partecipano a un dialogo, ricco di suggestioni e rimandi, che vede protagonisti lo stesso incisore e diversi altri incisori, pittori, illustratori e scultori, suoi e nostri contemporanei. Un viaggio, insomma, nello spazio e nel tempo, da Berlino a un mondo fantastico popolato da strane creature…

Categoria: Arte
Dove: Galleria dell’Incisione, via Bezzecca 4
Cosa: mostra temporanea
Quando: fino al 28 febbraio 2021, tutti i giorni escluso il lunedì dalle 17.00 alle 20.00
Come: ingresso libero

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2) Titina Maselli e le città visibili
Immagini di città, di giorno e di notte, ritratti di metropoli e di sportivi resi volutamente irriconoscibili e poi soprattutto giochi di colori vividi – meravigliose tonalità di blu, rossi accesi, gialli acidi e viola graffianti che si mescolano, creando un senso di costante movimento, di fluidità e al contempo di estrema precisione. Intricati segni che si dipanano sulla tela, lasciando talvolta intravedere, talvolta immaginare, altre forme, dettagli, particolare da ricercare ora avvicinandosi ora allontanandosi dalle tele.
Un’esperienza interessante perché appena entrati negli spazi della Galleria Massimo Minini si ha subito l’impressione di essere catapultati in un mondo mobile, quasi come se anche i visitatori si trovassero sulle carrozze del Metrò che, appunto, si avvicinano o si allontanano, a seconda della prospettiva scelta per guardare l’imponente olio su tela composto da otto elementi che domina la prima sala.

Categoria: Arte
Dove: Galleria Massimo Minini, via Apollonio 68
Quando: fino al 20 febbraio 2021, negli orari di apertura della galleria
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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3) IROS MARPICATI “Inospiti”
Una delle mostre che avremmo voluto visitare prima della chiusura forzata e che ora ha riaperto i battenti presentando alcune delle opere appartenenti al ciclo pittorico più recente dell’artista, in cui geometrie astratte e colori primari creano scenari inospitali o, come li definisce Marpicati, inospiti, in cui la presenza umana, quando presente, è solo una sagoma scura, senza apparente identità, solitaria.
A noi affascina per quel senso di straniamento, di vuoto, di alienazione che sembra essere la cifra distintiva di questa tappa del percorso di Marpicati nella sua elaborazione del senso dello svuotamento esistenziale.

Categoria: Arte
Dove: MO.CA – Centro per le nuove culture, via Moretto 78
Quando: fino al 26 febbraio 2021, dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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4) Ilaria Vidaletti. Oltre la moda
Al Ma.co.f. va in scena la fotografia di moda nell’interpretazione di Ilaria Vidaletti, con il suo sguardo da dietro le quinte. Non le classifiche fotografie patinate da rivista, quindi, ma un reportage per raccontare ciò che il pubblico normalmente non vede.
Ci interessa perché è un’occasione per scoprire una prospettiva diversa del mondo delle passerelle, dei suoi protagonisti, in un insolito bianco e nero.

Categoria: Fotografia
Dove: Ma.Co.f., Via Moretto 78
Quando: fino al 21 marzo 2021, dal lunedì al venerdì, dalle 15.00 alle 19.00
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

Max Klinger. L’enigma romantico in mostra a Brescia

“Un guanto precipitò da una mano desiderata
A toccare il pavimento del mondo in una pista affollata.
Un gentiluomo, un infedele lo seguì con lo sguardo.
E stava quasi per raggiungerlo, ma già troppo in ritardo,
E stava quasi per raggiungerlo, ma troppo in ritardo.” (Francesco De Gregori)

Una donna perde un guanto e uno sconosciuto lo raccoglie
Max Klinger, Azione, foglio 2 da “Un Guanto”

Tutto nasce da una locandina che mi incuriosisce o forse dovremmo dire che tutto nasce molto prima, da un guanto, nel lontano 1878 quando Max Klinger realizzò, inizialmente a penna, quello che era destinato a diventare il suo ciclo più famoso, Un guanto appunto, che oggi si può ammirare a Brescia, insieme ad altre opere dello stesso autore e ad alcuni omaggi di artisti coevi e non a colui che Giorgio De Chirico definì “artista moderno per eccellenza”.
Le serie di stampe composta da Klinger è una sorta di partitura, in dieci diversi atti (incisioni) e quale sede migliore per goderne appieno se non le sale della Galleria dell’Incisione, dove l’amore per l’arte, lo si percepisce sin dall’ingresso, va di pari passo con l’amore per la musica, con quei pianoforti che paiono aspettare solo una mano che li suoni, e per il “bello” in tutte le sue espressioni.
La storia di quel guanto perduto o, forse lasciato cadere proprio affinché fosse raccolto, si sviluppa sotto gli occhi del pubblico, come una pièce teatrale.

Simboli che si intrecciano, si svelano e si nascondono in un tratto talvolta deciso, talvolta quasi solo accennato, passando dalla realtà mondana di una pista di pattinaggio a Berlino a una camera da letto in cui le pareti scompaiono per lasciare spazio a un lussureggiante giardino, fino al mare per poi tornare in quella stessa camera da letto che diventa però luogo da incubo, angoscioso, abitato da mostri preistorici.

Animale alato mostruoso ruba il guanto
Max Klinger, Rapimento, foglio 9 da “Un Guanto”

Sublimazioni erotiche e allegorie, visioni oniriche. Arriviamo così, in crescendo, al gran finale, che però lascia aperte tutte le domande.
Si è trattato solo di un sogno da interpretare, magari prendendo a prestito le teorie freudiane con il guanto che da mero feticcio si trasforma in un oggetto animato.
L’artista lascia comunque a ciascuno la scelta se calarsi nella storia nei panni del protagonista o osservarla con distacco dall’esterno, ma anche il compito di risolvere l’enigma e, almeno nel mio caso, il piacere di ritornare sulle singole opere alla ricerca di indizi, per coglierne i più piccoli dettagli.

Il desiderio di avvicinarsi alle opere, per decifrare le atmosfere surreali, inquietanti, a cavallo tra deliri onirici e linguaggio simbolico resta forte di fronte alle tavole che compongono la serie Eva e il futuro – Opus III, sei incisioni a cavallo tra racconto biblico e visioni di un futuro distopico in cui domina la paura.

Primo futuro, foglio 2 da “Eva e il futuro”

Klinger, tuttavia, non fu solo un “poeta figurativo”, come dimostrano le tre tavole intitolate Madre, in acquaforte e acquatinta, dove l’artista racconta una storia vera, un dramma dal tragico epilogo, con il piglio di un cronista di cronaca nera.

L’influenza di Klinger su artisti simbolisti o espressionisti, è nota, così come sul già citato De Chirico e sul movimento surrealista, ma oggi, un secolo dopo la sua morte, la mostra Max Klinger. L’enigma romantico ci ricorda come a Klinger continuino a guardare, per rileggerlo e reinterpretarlo, pittori, illustratori e scultori più vicini a noi, nello spazio e nel tempo.
In questo dialogo, che rappresenta uno dei punti forti dell’interessante e particolare allestimento passiamo così, tra gli altri, dai Guanti abbandonati in ceramica di Livio Scarpella…

Guanto in ceramica
Livio Scarpella, I guanti abbandonati, ceramica 2020

al Guanto gatto di Franco Matticchio.

Guanto su tastiera computer con gatto
Franco Matticchio, Guanto gatto, china su carta, 2020

Piè di pagina
Dove: Galleria dell’Incisione, via Bezzecca 4
Quando: fino al 28 febbraio 2021, tutti i giorni escluso il lunedì dalle 17.00 alle 20.00
Come: ingresso libero
Per approfondire: www.incisione.com/max-klinger-un-guanto; www.incisione.com/opere/max-klinger-eva-e-il-futuro-opus-iii-cartella-completa; Max Klinger “L’incanto della vita. Pensieri sull’arte”; Catalogo Max Klinger. Ferrara – Palazzo dei Diamanti. 17 marzo 1996 – 16 Giugno 1996; Graphic Works of Max Klinger (Dover Fine Art, History of Art) (English Edition) in formato Kindle; “Max Klinger” a cura dell’editore Silvana.

Una sera a teatro: Astronave Italia. Meditazione teatrale

Colonna sonora: (io avrei scelto il Primo movimento, Concerto brandeburghese no. 2 in Fa), ma per fedeltà al testo teatrale diciamo Johnny B. Goode di Chuck Berry.

Una delle caratteristiche più spiccate del Festival Wonderland è senz’altro quella di promuovere un teatro immersivo, l’altra, che credo ciascuno viva più soggettivamente, è quella di riuscire a creare una sorta di comunità attorno ad ogni spettacolo, che si ritrova prima che si alzi il sipario, in cui gli sconosciuti seduti nelle poltrone accanto non sono estranei, ma quasi complici in una sorta di rito collettivo.
Ecco proprio quest’ultimo elemento pensavo sarebbe stato impossibile da ricreare a distanza, quel senso di curiosa aspettativa che precede la prima battuta.
Invece, grazie anche a una buona strategia di comunicazione, l’impressione è stata davvero quella di vivere “una sera a teatro”, complice anche quel manuale di volo che segna l’inizio di un vero e proprio conto alla rovescia.

Ma andiamo con ordine.
Quali sono gli ingredienti della performance che ci propone Teodoro Bonci del Bene?
Innanzitutto un falso storico, il celebre Voyager Golden Record è tornato sulla terra, ma nessuno riconosce il suo contenuto.

E poi le voci.
Voci che raccontano storie diverse che si mescolano, sovrapponendo passato e presente, fantasia e realtà, i confini dell’impossibile e quelli delle mura domestiche, voci che ci guidano in uno strano viaggio, che ci spingono verso orizzonti lontani e sconosciuti e ci ancorano al contempo al qui e all’adesso.
L’espediente del gesto ripetuto, la pratica del respiro.
Poi ancora una finestra da cui volare via, un’amaca fatta di nuvole, il sogno di un bambino e i racconti di un anziano, e, soprattutto, un’astronave, l’Astronave Italia, a cui ognuno degli spettatori – o forse sarebbe più corretto dire degli ascoltatori – darà fisicamente forma e significato.

La mia di astronave è proprio bruttina, a testimonianza che disegno non è mai stata la mia materia. Al tratto della matita ho sempre preferito la parola, ma mi fermo qui. Non racconterò nulla di più, per lasciare a chiunque leggerà queste righe e salirà sull’astronave la sorpresa di non sapere dove, dopo aver chiuso gli occhi, sarà trasportato da questa meditazione teatrale. Anche se ho l’impressione che, in fondo in fondo, nessuno arriverà esattamente nello stesso luogo, nello stesso spazio, nello stesso istante.

Nonostante tutto, ancora una volta, Festival Wonderland è riuscito a stupire e convincere, a offrire al suo pubblico (che spero sarà ancora più numeroso del solito, anzi perché non approfittare della possibilità di regalare una serata diversa anche agli amici per forza di cose lontani?) un assaggio di quell’appuntamento che, anno dopo anno, per molti è diventato imperdibile.

Piè di pagina
Astronave Italia. Meditazione teatrale
Regia e drammaturgia di Teodoro Bonci del Bene
Voci di Teodoro Bonci del Bene, Carolina Cangini, Jacopo Trebbi
Produzione Babilonia Teatri
Musiche di Lorenzo Scuda
Dove: A casa propria
Biglietti

Fondazione Palazzo Magnani e le sue “opere al telefono”: un esperimento di successo

Prendiamo True Fictions, Fotografia visionaria dagli anni ‘70 ad oggi, una delle mostre che il collettivo indirezionenoncasuale avrebbe tanto voluto visitare e che invece rimarrà chiusa fino almeno al 3 di dicembre, uniamoci la proposta alternativa e originale degli organizzatori, una telefonata per chiacchierare di arte e sull’arte e per scoprire una delle opere esposte scelta dal catalogo online, misceliamo il tutto con la competenza, la simpatia e l’evidente entusiasmo di chi “era al di là della linea” e abbiamo trovato la ricetta per trascorrere un tardo pomeriggio diverso, interessante e arricchente, stimolante e colmo di bellezza.
Non la solita galleria di foto, quindi, e neppure una voce registrata che ci guida in una visita standardizzata, ma una autentica interazione da modulare sulla base della propria curiosità.

Il progetto
Non solo fiabe al telefono, nel solco di Gianni Rodari, ma la possibilità di conversare con un esperto, per entrare, grazie alle sue parole, ma anche al suo sguardo unico – perché chi risponde alla nostra chiamata potrebbe essere un addetto ai progetti espositivi oppure, come nel nostro caso, la persona di riferimento per audience development e social media – di entrare nell’opera, soffermandosi sulle tecniche utilizzate o sulla vita degli artisti, sulle immagini e la loro storia, sull’idea da cui sono scaturite.
Il tutto, magari chiudendo un attimo gli occhi per immaginare di essere a Reggio Emilia, in un gioco in cui verità e finzione si confondono, perché, tutto sommato, stiamo parlando di true fiction.
Come vivere questa esperienza?
Ogni mercoledì, fino al 23 dicembre, dalle ore 17 .00 alle 19.00 basta sfogliare il catalogo presente sul sito, scegliere l’immagine e chiamare il numero 0522/444446.
E se la linea è sempre occupata? Nessun problema, gli organizzatori hanno pensato anche a questa eventualità ed è possibile compilare un modulo chiedendo di essere richiamati (e posso assicurarvi che il servizio funziona!).

La “mia” opera al telefono
Guardando ai post precedenti non è certo una sorpresa che una mostra dedicata alla staged photography fosse ai nostri primi posti nell’elenco degli appuntamenti da non perdere per il 2020, per rivedere alcuni artisti che amiamo e, soprattutto, per conoscerne di nuovi.
Ammettiamo la scelta dell’opera non è stata facile, quindi abbiamo deciso di viaggiare sotto tutti i punti di vista, nello spazio e nel tempo, selezionando Ann Bolyen del fotografo coreano Chan-Hyo Bae, appartenente al ciclo Existing in Costume.

Il primo aspetto che ci ha colpito è senz’altro l’estetica particolare e la cura dei dettagli, unita a una certa teatralità della messa in scena che la nostra guida, Elvira Ponzo, non ha mancato di ben sottolineare.
In questo ciclo Bae si cala, letteralmente, nei panni dei personaggi che hanno fatto la storia inglese, spesso morti tragicamente, si traveste e si trasforma nel personaggio principale delle sue opere, con un mimetismo che però, nei particolari come le mani, lascia sempre trasparire la sua reale identità.
È stato interessante scoprire come la scelta del crossdressing, del travestimento appunto, sia stata per il fotografo la risposta alla difficoltà di rapportarsi con la società inglese, londinese più precisamente, che sembrava incapace di accoglierlo al suo interno, di non farlo sentire escluso.
Questioni di genere, cultura, isolamento, stereotipi sono tutti elementi esplorati nell’intero progetto Existing in Costume, nato anche come reazione contro un pregiudizio strisciante che voleva che gli uomini orientali fossero più “femminili” rispetto ai loro omologhi occidentali.
Da qui la scelta di Bae di spingere questa idea fino alle sue estreme conseguenze, posando in una varietà di costumi storici occidentali femminili, per integrarsi, fittiziamente, in una storia e in una società da cui si sentiva emarginato.

Per concludere questa conversazione telefonica, condita da tutta una serie di riferimenti incrociati alle altre opere esposte, ci è sembrata un riuscitissimo aperitivo, che ci ha invogliato ancora di più a visitare le sale di Palazzo Magnani non appena riaprirà le porte.

Vivere Brescia #13

Speriamo di continuare a poter Vivere Brescia e la sua scena artistica e culturale, nonostante le difficoltà, sempre con la massima attenzione e nel rigoroso rispetto delle norme, perché l’arte permette di scoprire nuovi mondi, di sollevare lo spirito, di nutrire occhi e mente, di sognare.

Dal 28/10/2020 al 3/11/2020

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1) Erwin Olaf
A Brescia torna la grande fotografia d’autore.
Il percorso espositivo si propone come un viaggio nell’intera produzione di Erwin Olaf, uno tra i migliori interpreti della moderna fotografia di ritratto, presentando una panoramica completa del suo lavoro, dagli esordi con “Chessmen”, la serie che lo ha reso famoso a livello internazionale, fino all’ultimo progetto “Palm Springs” (2018).
Come abbiamo cercato di raccontare nel post dedicato a noi è piaciuta molto perché, oltre all’indiscusso piacere estetico che accompagna la visita ogni immagine è uno stimolo a riflettere su temi esistenziali, sulla società, i suoi stereotipi e le sue dissonanze, e perché dalle fotografie emerge una straordinaria capacità di allestire vere e proprie scenografie, di creare atmosfere in cui è difficile tracciare un confine tra fantasia e realtà, di raccontare storie.

Categoria: Arte
Dove: Brescia, Paci contemporary, Via Borgo Pietro Wuhrer 53.
Cosa: mostra contemporanea
Quando: dal 23 ottobre 2020 al 27 febbraio 2021 negli orari di apertura della galleria
Come: ingresso libero

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2) Onirique – Ludovic Thiriez
Un ciclo di diciotto opere, realizzate tra il 2018 e il 2020, con cui l’artista racconta il tema dell’infanzia – con i suoi contrasti, emozioni, passioni – rivisitata e interpretata con l’occhio dell’adulto, con il bagaglio delle esperienze maturate, traducendola in disegni e tratti complessi, ricchi di simbologia e di dettagli, da cogliere come un tutt’uno e singolarmente, con la natura e gli animali ad occupare un posto essenziale nei dipinti.
A noi è piaciuta perché permette di scoprire il processo di ricerca di un artista che spesso ha raccontato di come organizzi le proprie composizioni come una “torta” a più strati, da assaporare come un boccone perfetto. Con le sovrapposizioni di elementi raccontano storie, mescolando realtà, fiabe e surrealismo, pennellate astratte e figurazione, trasportando, o meglio facendo viaggiare, gli spettatori in un mondo al contempo strano e fantastico, fuori dal tempo e anche da ogni luogo chiaramente riconoscibile.

Categoria: Arte
Dove: Galleria Gare 82, via Villa Glori 5
Quando: fino al 7 novembre 2020, negli orari di apertura della galleria
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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Non solo gli origami destrutturati di Marica Fasoli nella sede bresciana di Colossi Arte Contemporanea, da questa settimana è possibile ammirare anche le geometrie, le strutture formali di Sandi Renko.

3) Il riflesso della forma, Marica Fasoli
Con le opere esposte negli spazi della galleria Colossi Arte Contemporanea (e contemporaneamente nello spazio espositivo virtuale www.colossilab.com) Marica Fasoli porta una ventata di colore, reiventando, o meglio destrutturando, l’antica tradizione degli origami per portarla sulla tela.
Le pieghe degli origami distesi, su cui intervengono le pennellate dell’artista, creano innumerevoli geometrie in cui l’occhio si perde, nuove dimensioni, in un processo continuo di creazione e “distruzione” che altro non è che un passaggio verso nuove forme.
A noi è piaciuta perché i lavori espositi generano suggestioni diverse, si schiudono a più interpretazioni, richiedono più chiavi di lettura, senza però mai dimenticare il punto di partenza, quei piccoli origami che i curatori della mostra hanno voluto porre al centro della sala.

4) “Sandi Renko. Con i tuoi occhi”
La mostra permette di scoprire l’evoluzione del lavoro dell’artista.
Partendo dal cubo per creare una serie di illusioni ottiche Sandi Renko rende la percezione da parte del pubblico, di ogni individuo, un elemento imprescindibile, il vero punto focale dell’interpretazione dell’opera. Se nella produzione artistica precedente bastava mutare la propria posizione per cambiare il punto di vista e cogliere nuovi aspetti, nuovi significati, nuove suggestioni per “creare un movimento e mutamento nell’essenza stessa di ciò che stiamo osservando”, ora viene meno la necessità di questo movimento.
Ci interessa perché vogliamo verificare se – per parafrasare il gallerista – la staticità dell’osservatore possa davvero consentire alle immagini di dispiegarsi nella loro intrinseca molteplicità.

Categoria: Arte
Dove: Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero 16
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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Per le altre mostre in corso si rimanda alle puntate precedenti della rubrica Vivere Brescia.

Mostra – Erwin Olaf, Paci contemporary, Brescia

I want you to come into my exhibition with a certain mood and come out with a different one – possibly enriched. I think this is the task of art. When art is hanged on the wall and people you don’t know are touched by it … I think that’s the greatest recognition someone can have in life! (E. Olaf)

Credo di poter dire che Erwin Olaf con me ha colpito nel segno, perché sono uscita dalla mostra perfettamente curata da Paci contemporary sicuramente arricchita e con un nuovo, diverso, sicuramente maggiore, apprezzamento per la fotografia di ritratto, un genere che non ho mai particolarmente amato.

Ma come resistere agli scatti di Olaf, alla loro capacità di gettare lo spettatore in una storia, talvolta soltanto accennata, spesso tutta da interpretare, sospesa tra passato e presente, tra sogno e realtà, tra finzione e verità?

Julius Caesar, † 44 BC, serie “Royal Blood”, 2000

Basta uno sguardo alle opere della serie Royal Blood (2000) in cui la storia, lontana e più recente, assume i tratti di un fatto di cronaca nera o di una inquietante campagna pubblicitaria.
Fotografie ad effetto high-gloss, frutto di un grande lavoro di post-editing, con Photoshop che diventa sempre più un compagno di lavoro essenziale per la gestione del colore. Diverse sfumature di bianco dunque, ma sono sono gli sguardi a dominare, occhi cerchiati di rosso che fissano lo spettatore, con un’espressione spesso di condanna. Una serie in cui, come hanno ben scritto alcuni critici, “l’estetica immacolata della fotografia di moda contemporanea si traduce in immagini che sono allo stesso tempo squisite e inquietanti”.

Public Bath, serie “Berlin”, 2012

Oppure osserviamo Public bath, della serie Berlin (2012), in assoluto una delle mie fotografie preferite di questo artista, probabilmente l’immagine che mi ha fatto più innamorare della sua opera e che ho rivisto esposta con immenso piacere. Chi è quel clown, cosa rappresenta, è reale oppure no e, soprattutto, quale sarà il contenuto di quella lettera, sigillata con la ceralacca? Buone o cattive notizie?
Strano pensare come due serie di scatti che rimandano al tema del viaggio, la già citata Berlin e Shangai (2017), siano in realtà progetti realizzati per gran parte in studio. Dovremo infatti attendere fino al 2018 con Palm Springs per vedere il fotografo abbandonare le scenografie, uscire all’esterno rinunciando, almeno parzialmente, al ferreo controllo su ogni singolo aspetto delle immagini, che risultano comunque perfettamente assemblate.

Keyhole 7, della serie “Keyhole”, 2011- 2013

Spesso nelle fotografie di Olaf si percepisce un profondo senso di straniamento, di tristezza e solitudine, addirittura di infelicità, tanto nelle espressioni e nelle pose dei soggetti ritratti, che nell’atmosfera generale, nella composizione, gli scatti riflettono la difficoltà di stare al mondo, ma non c’è in realtà tanto la volontà di fotografare questa infelicità, né di catturare momenti più o meno disturbanti, ma piuttosto di fissare emozione autentiche dell’artista, scorci del suo mondo interiore che si lasciano intravedere come da un buco della serratura o come sfasamenti, crepe, marcate o sottili, in un mondo all’apparenza perfetto.

I temi più cari all’artista, humor e critica sociale, grandissima padronanza delle luci, dei mezzi tecnici e delle tecniche di elaborazione digitale, riferimenti culturali e pittorici o ancora cinematografici, tutto questo e molto altro ancora è ciò che si riesce a leggere nelle immagini in questa mostra che per un momento ho temuto non sarebbe mai riuscita ad aprire le porte.
Invece eccomi qui a cercare di trasmetterne in queste righe la magia e ad applaudire il gallerista (e i suoi collaboratori) a cui va sicuramente riconosciuto il merito non solo di aver fortemente voluto portare in Italia un altro esempio di grande fotografia contemporanea, ma di aver creato un’autentica panoramica del percorso artistico di Erwin Olaf, dagli esordi fino all’ultimo progetto per consentire a ciascuno dei visitatori di fare proprie, almeno per un attimo, le parole del fotografo “voglio creare il mio mondo, non voglio seguire la realtà, perché mi piace sognare la mia vita”.

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Dove: Brescia, Paci contemporary, Via Borgo Pietro Wuhrer 53.
Quando: dal 23 ottobre 2020 al 27 febbraio 2021 negli orari di apertura della galleria
Come: ingresso libero