Vivere Brescia #30

Vogliamo aprire ricordando che l’11 dicembre è la diciassettesima Giornata del Contemporaneo, l’evento annuale promosso da AMACI con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Sabato, in Italia e all’estero, i 24 Musei AMACI e realtà quali musei, fondazioni, istituzioni pubbliche e private, gallerie, associazioni, studi e spazi d’artista, aprono gratuitamente al pubblico i loro spazi per celebrare l’arte contemporanea con un programma interessante e variegato.
Vale proprio la pena di pensare a una gita fuori porta.
A Brescia non si registrano purtroppo particolari iniziative speciali, ma intanto la città si è vestita a festa e non mancano comunque le occasioni per vivere la sua scena artistica e culturale.
Per questa edizione vi segnaliamo anche, grazie all’iniziativa “Sportina d’artista”, la possibilità di acquistare regali di Natale originali, realizzati da artisti locali.
Noi del collettivo di indirezionenoncasuale abbiamo già qualche idea per arricchire la nostra collezione…

Dal 10/12/2021 al 16/12/2021

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1) Disegnare non serve a niente
Spazio H Vox ospita una raccolta composta di circa 50 opere tra disegni, tele, piatti, manifesti, stampe, libri, disegni su legno e piccole proiezioni video realizzate dall’artista visivo e illustratore bresciano Francesco Levi.
Per l’occasione, diremmo in omaggio al luogo che ospita la sua personale, Levi ha creato dieci disegni, i suoi “manifesti per il teatro”.
A noi interessa perché è l’occasione per scoprire un artista che ancora non conosciamo.

Categoria: Arte
Dove: Spazio H. Vox, via Pace 15
Quando: fino al 23 gennaio 2022, venerdì dalle 19.00 alle 21.00, il sabato e la domenica dalle 16.00 alle 21.00. O ancora su appuntamento prenotando al numero: 339 5831042
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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2) Pattern
Tobias Hoffknecht torna negli spazi di A+B Gallery con una serie di sculture di media e grande dimensione, prodotte appositamente per Pattern, in un intreccio di colori, forme e proporzioni.
La ricerca di Hoffknecht, spiega il gallerista, prende le mosse dall’idea di rottura del limite dato dalla natura stessa dei materiali con le opere che nascono da un progetto in cui intuizione ed emozione servono per dar forma al tubolare metallico saldato e verniciato.
A noi interessa perché i visitatori saranno chiamati a interagire con la fisicità delle sculture, rileggendo l’intera struttura della galleria e cercando una propria chiave di lettura.

Categoria: Arte
Dove: A+B Gallery, Corsetto Sant’Agata 22, scala C primo piano,
Quando: fino al 5 febbraio 2022, da giovedì a sabato dalle ore 15.00 alle 19.00
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero.

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3) L’ultimo appartamento
Continua il percorso all’insegna dell’arte temporanea di App.arta.mento con i lavori di Monica Carrera, Francesca Damiano e Marco Onorio.
A noi interessa perché abbiamo già avuto il piacere di visitare i loro studi d’artista e siamo curiosi di scoprire come avranno “abitato” questo nuovo spazio espositivo che, racconta la curatrice dell’evento Natalie Zangari, costituirà una “scenografia perfetta per una rinnovata fine o una nuova rinascita”.

Categoria: Arte
Dove: App.arta.mento, corso Matteotti 38
Cosa: mostra temporanea
Quando: 11 dicembre inaugurazione dalle 15.00 alle 21.00, successivamente l’evento sarà visitabile, sempre con prenotazione il 12, 17, 18 e 19 dicembre, dalle 15.00 alle 19.00
Come: ingresso con offerta libera

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4) Sportina d’artista
Dopo la pausa forzata torna il progetto Sportina d’artista.
Le opere di piccolo formato – incisioni, disegni e multipli – realizzate da Dora Creminati, Francesco Martinelli, Luciano Pea, Camilla Rossi, Marco Tancredi e Gianluca Vanoglio aspettano tutti gli amanti dell’arte che vorranno dar loro una nuova casa (a un prezzo speciale).
A noi interessa perché abbiamo almeno una parete “triste”, tutta da rinnovare.

Categoria: Arte
Dove: Studio di Camilla Rossi, Contrada delle Cossere 14A
Quando: sabato 11 dicembre, dalle 16.00 alle 19.30

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5) Salto in Altro
L’esposizione si concentra su sette opere di arte moderna e contemporanea, provenienti da collezioni private, e le pone in dialogo con altrettante opere prodotte tra marzo e ottobre 2021 da artisti emergenti durante il periodo di residenza a Palazzo Monti.
A noi interessa perché nelle sale di Palazzo Monti gli scontri, incontri e confronti tra opere d’arte, artisti, nello splendido contenitore che li ospita, non mancano mai di sorprenderci.

Categoria: Arte
Dove: Palazzo Monti, Piazza Tebaldo Brusato 22
Cosa: mostra temporanea
Quando: fino al 18 dicembre 2021, su appuntamento. Scrivere a ciao@palazzomonti.org
Come: ingresso libero

Una sera a teatro: Atlante Linguistico della Pangea

Che cosa c’è in un nome? Quella che chiamiamo rosa, pur con un altro nome, avrebbe lo stesso dolce profumo. (W. Shakespeare)

I nomi non sono le cose.
“Le parole sono una fonte di malintesi”, per dirla con Antoine de Saint-Exupéry, eppure se manca una parola pe un istante ci si sente perduti, ci definiamo con le parole, anche quando rigettiamo quelle scelte da altri proprio per inquadrarci, con le parole diamo corpo ai nostri sentimenti, alle nostre emozioni, alla società e al tempo in cui viviamo, con le parole costruiamo relazioni e le distruggiamo.
In un momento storico in cui siamo stati tutti costretti a contare solo sulle parole per restare in contatto il gruppo di ricerca teatrale Sotterraneo si è concentrato sull’intraducibilità, su quelli che, nel mio corso di studi, avremmo definito realia, secondo la teoria di Sergej Vlahov e Sider Florin.
Così la serata conclusiva di Wonderland Festival è all’insegna di un gioco non di parole, ma con le parole, perfettamente messo in scena da Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati e Giulio Santolini, che ci guidano, un po’ vacanzieri della domenica un po’ novelli esploratori, in un viaggio attorno al mondo, alla scoperta di quanto può essere “lost in translation”.

Un tema molto interessante, certo, ma cosa ci fa un branco di renne sul palco?

Semplice, illustra un concetto per immagini, là dove la traduzione non basta, dove non si possono travasare segni verbali in altri segni puramente verbali. Gli attori si immergono in situazioni che sono presenti nella lingua sorgente e assenti nella cultura di arrivo, cercano di dare un’espressione all’intraducibilità culturale, ancora prima che linguistica, di creare un ponte tra il parlante e, nel nostro caso, gli spettatori.
A tratti sembra di assistere a un film muto, con gli attori che, a cavallo tra addomesticamento e straniamento, provano a creare delle vignette, didascalie visive, a trasformare in gesti e sguardi ciò che altrimenti sarebbe appunto intraducibile. E ci riescono strappando sorrisi e risate.
Tra canzoni, silenzi ed effetti lip sync, lo spettacolo si articola in una serie di quadri, collegati da elementi visivi e sonori, con l’ironia che diventa spesso chiave di lettura e se dovessi scegliere una parola tra tutte quelle che sono passate sullo schermo, probabilmente sarebbe tsundoku, che in giapponese descrive l’atto di acquisire materiale da leggere, ma lasciarlo accumulare da qualche parte nella propria casa senza leggerlo. Infatti, la pila di libri comprati e in attesa di essere letti cresce sempre di più, anzi si moltiplica e si suddivide, in piccole pile, e sono sicura che andando a cercare troverei, nascosto, proprio un volume sulle 100 parole intraducibili.

Uno spettacolo di parole e sulle parole, divertente, pieno di energia, ma in cui non manca spazio per una riflessione sul futuro, sulle conseguenze del cammino che il mondo pare avere intrapreso, in cui le parole stanno apparentemente perdendo il loro peso, in cui la voce dell’ultima testimone di un idioma già tecnicamente estinto lascia intuire tutta la tragedia della progressiva scomparsa delle lingue cosiddette minori.

Per concludere, salutando gli attori che ci guardano uscire, vorremmo trovare una parola dolce-amara, capace di trasmettere quel filo di tristezza per un percorso che si conclude e al contempo la gioia per esserne stati partecipi, già curiosi di scoprire cosa ci aspetterà nella prossima edizione di Wonderland Festival.

Piè di pagina
Atlante Linguistico della Pangea
concept e regia Sotterraneo
in scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini
scrittura Daniele Villa
Dove: Spazio teatro IDRA, Festival Wonderland 2021

Una sera a teatro: Leviatano

Tutto può succedere. E in un modo o nell’altro, succede sempre. (Paul Auster)

Seconda serata di Wonderland Festival, dopo le belle emozioni di ieri continuiamo a scommettere sullo spettacolo realizzato da Carmentalia in collaborazione con La Confraternita del Chianti che mette in scena il Leviatano di Riccardo Tabilio, testo vincitore della X edizione del bando NdN Network drammaturgia Nuova.

Una pièce basata su fatti indiscutibilmente veri, per quanto possa essere difficile crederlo.
Fatto 1: Su palco ci sono tre attori che si presentano subito come tali, ciò che si vedrà sono quindi tre attori che impersonano o danno solo voce a diversi personaggi effettivamente esistiti, ci tengono subito a precisarlo. Perché questo è teatro. Ma quanto la loro personalità, la loro vita si intreccia con il racconto e quanto questa vita è, ancora una volta, finzione?
Fatto 2: Nel 1995, un uomo di mezza età, incensurato, corpulento, rapina due banche a Pittsburgh, Pennsylvania, in pieno giorno. Non indossa alcuna maschera o altro tipo di travestimento, eppure le cronache sottolineano come si sia molto stupito di essere poi catturato, mentre si trovava tranquillamente a casa propria.
Fatto 3: La storia di questo rapinatore improvvisato che si credette invisibile per essersi spalmato in faccia del succo di limone diventa lo spunto per uno studio di psicologia sociale che arriverà a formulare una teoria della distorsione cognitiva, il cosiddetto effetto Dunning-Kruger, ancora oggi richiamata per spiegare il nesso tra incompetenza e valutazione delle proprie reali capacità.
Fin qui “i fatti” da cui parte il testo di Tabilio.
Fatto 4: Nomen omen, aggiungiamo noi.

Da qui in poi si parte insieme per un viaggio immaginato e immaginario attraverso le pagine dei giornali e le fonti accademiche che ci porterà a risolvere un crimine, ma anche a gettare uno sguardo sui rapporti di potere all’interno della prestigiosa Cornell University, sui meccanismi che regolano il mondo accademico e sulle disparità che caratterizzano la società americana (per entrambi questi ultimi due punti ci piacerebbe poter aggiungere “negli anni Novanta”…).
Un percorso a ritroso, con i toni delle migliori serie crime e, al contempo un racconto per immagini e in musica, da cui è quasi impossibile non lasciarsi coinvolgere e travolgere, perché “Leviatano è (anche) uno spettacolo rock. Da vedere, ascoltare e ballare”.
Inni di un’epoca, tutti rigorosamente suonati dal vivo, accompagnano il pubblico attraverso i diversi capitoli. Dagli Smashing Pumpinks ai Green Day, dai Placebo ai Clash, passando per Alanis Morissette e Bruce Springsteen, così come per Song 2 dei Blur e Lemon Tree dei Fool’s Garden – queste due canzoni credo indicate in origine già dall’autore, come parte integrante della colonna sonora.
Un percorso di ricostruzione, ma lo si era già capito probabilmente dal titolo, a ritroso, dicevamo, ma non lineare, perché in realtà sulla scena si mescolano le storie di Dunning e Kruger, del rapinatore idiota-eroe, del poliziotto che cerca di catturarlo, di un certo Clifton Earl Johnson, testimone involontario, ma anche dei nostri tre attori, di Alessia, Andrea e Giulio (in rigoroso ordine alfabetico per non scontentare nessuno…).

Un percorso che poi, improvvisamente, smette di snodarsi all’indietro per tornare fino quasi ai giorni nostri, con nuove sorprese, nuove rivelazioni, forse nuove chiavi di lettura di quella che è sì la storia di un uomo, ma anche, in parte, specchio del mondo.

E mentre si spengono gli echi del racconto, cala il silenzio e si abbassano le luci, ci avvolge il profumo di un limone spremuto.
Applausi.

Piè di pagina
Leviatano di Riccardo Tabilio
regia, scene e costumi di Marco di Stefano
drammaturgia di Chiara Boscaro
con Giulio Forges Davanzati, Alessia Sorbello e Andrea Trovato.
Dove: Spazio teatro IDRA, Festival Wonderland 2021

Una sera a teatro: WonderBoom

Money, money, money Must be funny In the rich man’s world
Money, money, money Always sunny In the rich man’s world

Finalmente torniamo a commentare il primo spettacolo che abbiamo scelto nel cartellone di Wonderland Festival, dopo uno stop forzato.
Bentornati in sala con WonderBoom – e l’inizio è davvero con il botto per un sabato sera in cui, almeno per un’ora abbondante, abbiamo lasciato fuori dalla porta del teatro, insieme agli ombrelli, anche malumori e preoccupazioni, per concederci un momento di spensieratezza, senza però “spegnere il cervello”, semmai proprio il contrario.
La compagnia Pensieri Acrobati ha scritto e realizzato questa produzione originale espressamente per Wonderland Festival, inserendoci tutto ciò che amiamo di questa rassegna, dall’innovazione alla commistione tra generi e stili, dalla capacità di far ridere e contemporaneamente riflettere, dal coinvolgimento del pubblico alla tradizione dei cantastorie e del teatro “militante”.

Ma andiamo con ordine.
La locandina realizzata da Dorothy Bhawl, innanzitutto, è stato il primo grande richiamo. Ci sono pièce che si scelgono a scatola chiusa (dobbiamo ammettere che non conoscevamo Pensieri Acrobati), spinti solo dal titolo, altre volte l’impulso arriva dall’immagine scelta per i cartelloni. E così abbiamo deciso, rispondendo al fil rouge dell’intero festival, di scommettere su questa proposta.
Ci siamo quindi ritrovati, in prima fila a partecipare a un’asta davvero senza precedenti, protagonisti chiamati a scegliere, insieme agli altri spettatori (davvero pochi, ma pronti a mettersi in gioco) cosa portare con noi, i “fortunati eletti”, in un nuovo mondo per sfuggire da una catastrofe mondiale, stipando oggetti e concetti in una sorta di capsula del tempo, capace di attraversare il tempo e lo spazio.
Però, come ben insegnano i viaggi i recenti viaggi a bordo di navicelle spaziali, tutto ha un costo, tutto si può (si deve) monetizzare e così all’ingresso ci è stata consegnata una busta, non con trenta denari, ma con cinque euro, un tesoretto di base da spendere per aggiudicarsi questo o quell’altro oggetto, per salvare questo o quell’altro ideale, questa o quell’altra conquista della società.
All’insegna di tanto humor misto a un certa affabulazione da televendita, parlando alle menti e alla pancia, il banditore d’eccezione, Stefano Cenci, accompagnato dai suoi assistenti, Chiara Davolio e Filippo Beltrami, ballerini e canterini e contemporaneamente rigorosi contabili, ha guidato gli spettatori tra i dieci lotti all’asta, pungolandoli e mettendoli di fronte a scelte non prive di conseguenze… chi avrebbe, infatti, voluto vedergli fracassare un violino sotto gli occhi della musicista che lo aveva appena suonato?
Dieci i lotti, dicevamo, spesso legati al territorio, alla memoria tanto personale quanto collettiva, per cui le vecchie cartoline di Brescia hanno subito trovato nuovi proprietari, così come la bottiglia di Lugana, mentre, onestamente, avremmo volentieri lasciato cadere nel dimenticatoio la canzone Angelo di un nostro concittadino, che, invece, saremo costretti a portare con noi.
Sacrificata la lettura integrale dell’Adelchi di Vittorio Gassman (dai, solo per motivi di durata) insieme, fortunatamente alle armi, il pubblico ha consegnato all’oblio anche lo schiavismo e, dopo una riedizione dell’antico referendum, la monarchia (non all’unanimità).

Nel futuro che abbiamo immaginato ci sarà d’altro canto spazio per la libertà d’espressione, così come per la lettura e la musica, sperando che la bellezza possa davvero salvare il mondo.
Tra un omaggio agli Abba, tante risate e qualche rialzo delle offerte, senza che gli attori perdano mai il ritmo, dimostrando un’ottima capacità di improvvisazione, si arriva all’ultimo lotto, con il banditore che chiede agli spettatori di investire, questa volta anche dal loro portafoglio, per salvare il teatro. E credo che, in quel momento, ciascuno non abbia potuto non pensare a quanto gli ultimi anni siano stati duri per tutti coloro che vivono sul palcoscenico e la decisione questa volta sì è stata unanime, in un tintinnare di monete la cifra necessaria è stata raggiunta (e superata). Il teatro è salvo.
E speriamo di continuare a poter dire, alla fine di questa e di tutte le prossime edizioni, Wonderland Festival è morto, lunga vita a Wonderland Festival.

Piè di pagina
WonderBoom di Stefano Cenci
regia di Stefano Cenci
drammaturgia di Stefano Cenci e Chiara Davolio
con Stefano Cenci, Chiara Davolio e Filippo Beltrami
una produzione di IDRA Teatro e Pensieri Acrobati
Dove: Spazio teatro IDRA, Festival Wonderland 2021

Vivere Brescia #29

Una settimana che segna il graditissimo ritorno di Wonderland Festival con l’ennesima locandina d’effetto creata da Dorothy Bhawl.
Tra uno spettacolo e l’altro (letteralmente) proveremo a inserire le nostre ormai consuete visite in galleria
E anche in questa edizione vi proponiamo di uscire dai confini cittadini, addirittura provinciali, per una tappa a Trescore Balneario, alla scoperta delle nuove forme della sostenibilità.

Dal 26/11/2021 al 2/12/2021

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1) Le stanze del contemporaneo
Nelle sale di Palazzo Martinengo Cesaresco Novarino torna la mostra dedicata ai vincitori della XIII edizione del Premio Nocivelli.
Dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alle contaminazioni tra mezzi espressivi sono esposte le opere dei finalisti in ciascuna delle tre categorie in cui si articola il premio d’arte contemporanea e del vincitore assoluto.
A noi interessa perché negli anni questa collettiva ci ha permesso di scoprire nuovi artisti, tutti rigorosamente “under 40” e nuovi stili.

Categoria: Arte
Dove: Palazzo Martinengo Cesaresco Novarino, Via dei Musei 30
Quando: fino al 19/12, giovedì e venerdì: 15.00 – 19.00, sabato e domenica: 10.00 – 19.00
Cosa: mostra temporanea
Come: Ingresso libero

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2) Signs of the Times
L’obiettivo dichiarato della nuova mostra negli spazi di Alapazzo Gallery, durata da Jérôme Sans, è di porre domande sull’ambiente e sul nostro modello sociale, sul presente e sul futuro, attraverso le opere di artisti internazionali.
A noi interessa perché la riflessione in chiave artistica sul nostro qui e ora, in un clima di profonda incertezza, promette spunti inediti.

Categoria: Arte
Dove: Apalazzo Gallery, Piazza Tebaldo Brusato 35
Quando: fino al 22 gennaio, negli orari di apertura della galleria
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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3) The Great Women Artists III
Nuova edizione, la terza, del progetto che nasce dalla collaborazione con la curatrice inglese Hessel e che negli anni passati ha visto protagoniste artiste che stanno raccogliendo successi a livello internazionale, come Kate Dunn, Antonia Showering e Flora Yukhnovich.
Nel 2021 il pubblico avrà la possibilità di scoprire le opere di tre artiste londinesi attualmente in residenza: Michaela Yearwood-Dan, Sahara Longe e Katy Stubbs.
A noi interessa perché si tratta di una celebrazione dell’arte al femminile.

Categoria: Arte
Dove: Palazzo Monti, Piazza Tebaldo Brusato 22
Cosa: mostra temporanea
Quando: fino al 30 novembre 2021, lunedì – venerdì dalle 10.00 alle 18.00; sabato e domenica su appuntamento. Scrivere a ciao@palazzomonti.org
Come: ingresso libero

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4) Rivoluzione e materia: le nuove forme della sostenibilità
Lys con la sua smart art, insieme a Giorgio Pasolini, in mostra a Trescore Balneario per un appuntamento in cui la materia è protagonista ragionando sui temi della sostenibilità.
A noi interessa perché l’obiettivo e lo sguardo di Lys non mancano mai di stupire e intrigare.

Categoria: Arte
Dove: Spazio Espositivo Le Stanze, Via Roma 140, Trescore Balneario
Quando: fino al 7/01/2022, lunedì – giovedì dalle 9.30 alle 12.15 e dalle 14.30 alle 18.15, venerdì e sabato dalle 9.30 alle 12.30
Cosa: mostra temporanea

Vivere Brescia #28

Una nuova settimana per vivere Brescia. In questa edizione segnaliamo, come sempre, le proposte a nostro avviso più interessanti per scoprire la scena artistica cittadina e suggeriamo di spostarsi una cinquantina di chilometri, in territorio bergamasco, per una mostra che, siamo sicuri, colpirà gli occhi e le menti dei visitatori.

Dal 19/11/2021 al 25/11/2021

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1) Es, Gianluca Vanoglio
Non potevamo non iniziare dalla personale di Luca Vanoglio che ci guiderà nel suo universo fatto di volti, di ricerca dell’io, di casualità che si mescola alla serialità, di contrasti, per scoprire come il suo “lavoro racconta la realtà intesa come percezione del mondo, passando dal reale-visto al reale-sentito, attraverso una dimensione onirica di esperienze, stati d’animo ed immagini”.
A noi interessa perché, lo avrete intuito leggendo la sua intervista sul blog, Gianluca è un artista che ha molto da dire e il suo tratto, lo stile e le suggestioni che riesce a evocare smuovono qualcosa di profondo e ancora perché quei volti ritratti ci attraggono e ci respingono al tempo stesso, a tratti costringendoci a guardarci come in uno specchio.

Categoria: Arte contemporanea
Dove: San Zenone all’Arco, Vicolo S. Zenone, 4
Cosa: mostra temporanea
Quando: fino al 5 dicembre, da mercoledì a domenica dalle ore 16.00 alle 19.00
Come: ingresso libero

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2) Inside, Silvia Trippa
Nell’ambito del progetto Area Fuorinorma, una rassegna che ruota attorno alle direttrici di arte e fragilità, Silvia Trappa e le sue sculture ritornano negli spazi di Bunkervik con una nuova tappa della serie Solitudini per riflettere sulla solitudine, appunto, e sull’isolamento.
Una mostra accompagnata dalle sonorità dei Girl in Blue e dalle azioni teatrali degli attori di Somebody Teatro delle Diversità.
A noi interessa per il suo aspetto multidisciplinare e perché le opere di Silvia Trappa crediamo possano dialogare perfettamente, anche per quel sottile senso di malinconia, con la natura del luogo che temporaneamente le ospita .

Categoria: Arte contemporanea / Musica / Performance
Bunkervik, Via Federico Odorici 6
Quando: 20 e 21 novembre, 27 e 28 novembre. 6 turni di visita dalle 11 alle 18
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero, prenotazione obbligatoria (prenotazioni@somebodyteatro.it oppure telefonando al
339 3818207)

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3) Cartoline dalla Cina, Giulio Obici
Una Cina lontana nello spazio e nel tempo quella narrata da Giulio Obici con scatti che fissano una realtà che, come racconta il curatore Renato Corsini, “due anni dopo la scomparsa del condottiero Mao Tse Tung, incominciava a confrontarsi con il resto del mondo”, cercando una nuova via al comunismo post-rivoluzione culturale.
A noi interessa perché Giulio Obici coglie momenti quotidiani e li rende unici, andando a comporre sotto gli occhi dei visitatori un grande mosaico di sensazioni, atmosfere, panorami e persone, un autentico racconto per immagini.

Categoria: Fotografia
Dove: Ma.Co.f., Via Moretto 78
Quando: fino al 23 dicembre 2021, dal martedì a domenica dalle 15.00 alle 19.00
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero
https://www.macof.it/giulio-obici-cartoline-dalla-cina/

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4) Angeli e demoni, Dorothy Bhawl
Un luogo decisamente insolito per ospitare una mostra d’arte, quello scelto da Dorothy Bhawl e dal curatore Marco Fioretti.
Un “labirinto oscuro e pischedelico” in cui i visitatori potranno perdersi (o forse ritrovarsi) guidati da un Virgilio d’eccezione o forse da un novello Jareth, Re degli gnomi.
A noi interessa perché sono scatti di Dorothy, serve dire altro?

Categoria: Fotografia
Dove: Azchimica, Via Piemonte 7/a Dalmine
Quando: fino al 20 dicembre
Cosa: mostra temporanea
Come: su appuntamento, telefonando al 335 5303765

In conversazione con Gianluca Vanoglio.

Una premessa: al collettivo indirezionenoncasuale è bastata una sola opera, non certo al centro della scena, per restare affascinati dalla ricerca artistica, dallo stile di Gianluca Vanoglio.
Ma iniziamo dal principio. L’occasione di questa scoperta è stata il progetto Caminòm che ha aperto le porte di numerosi studi d’artista a Brescia. Vanoglio, ospite di Camilla Rossi, esponeva un quadro, una sorta di amouse-bouche, un’anteprima di quello che il pubblico avrebbe potuto scoprire il giorno successivo, spostandosi dal centro. Un allontanamento dai percorsi più battuti che, credeteci, valeva davvero la pena.
Oggi, nell’attesa dell’inaugurazione della sua personale, Es, a cura dell’associazione U.C.A.I Sez. Brescia e dell’Associazione per l’arte Le Stelle, nella chiesa di San Zenone all’Arco, abbiamo dato la parola a Gianluca.

D. “La pittura è per me una catarsi, un processo nel quale i conflitti interiori vengono spostati in superficie, dall’inconscio alla coscienza”. Vogliamo partire da qui, da questa tua frase. Ci pare di intuire che per te la pittura sia una sorta di necessità, un percorso più che un atto, che nasce molto prima della sua manifestazione fisica, sulla tela. Uno spostamento su un altro piano, se vogliamo. È da qui che nasce il titolo della mostra, Es, con quel richiamo a un “esso”, alle teorie psicanalitiche, a una riserva individuale di energia psichica?

Luce e ombra, presenza e assenza, vita e morte: questi gli aspetti su cui preferisco indirizzare la mia attenzione.
La personalità, ciò che siamo, come elemento primario ed essenziale rispetto a ciò che abbiamo e rappresentiamo. L’individuo come somma di sogni e desideri ma anche di ricordi, controversie e processi interiori.
Il mio lavoro racconta la realtà intesa come percezione del mondo, passando dal reale-visto al reale-sentito, attraverso una dimensione onirica di esperienze, stati d’animo ed immagini.
Oltre la realtà esterna esiste quella interiore, un oscuro mondo di emozioni spesso incontrollabili in cui convivono irrazionalità e caos: l’ombra junghiana come fonte delle energie creative e al tempo stesso distruttive dell’essere umano, l’es freudiano come insieme di istinti e riserva di energia psichica. Così come la formazione della personalità è un percorso, allo stesso modo l’arte è un processo creativo che necessita di una discesa dentro se stessi prima della salita.
Parafrasando Schopenauer l’essenziale è in noi stessi, tutto ciò che viene dall’esterno è un flusso mediato.
In quest’ottica credo che l’arte sia si una necessità: una sorta di cerimonia di purificazione che diventa rituale. Prigionieri di un mondo da noi stessi creato che ci consuma l’anima, l’arte ci ricorda che ne abbiamo una.

D. Visitando il tuo studio e sfogliando il catalogo della mostra si nota immediatamente un lavoro per cicli, per serie concettuali aperte su cui torni a più riprese, seppure in nuove forme, a cui rimandi e rispondi all’interno della tua produzione artistica. Ci puoi raccontare come nascono questi cicli e i loro titoli?

Così come nella mia tavolozza ci sono delle cromie dominanti e ricorrenti così pure i miei lavori ruotano attorno a dinamiche che assumono la connotazione seriale.
Sono molto affascinato dalla psiche umana e da quel lato oscuro non riconducibile ad uno schema razionale e che può metterci in contatto con noi stessi. Oppure aspetti della vita che mi fanno riflettere e su cui decido di indagare. Inconscio collettivo, dogma sociale e religioso, indottrinamento e forme di controllo. L’uomo si trova nella difficile situazione in cui si configura una lotta più che una sfida, per riuscire a mantenere salda l’immagine della propria identità.
In che modo è possibile? Come riuscire a mantenere saldo il senso di sé quando la velocità genera soltanto dubbi e il caos confusione? Questi sono gli interrogativi alla base del mio lavoro il cui denominatore comune è la conoscenza di sé, la coscienza.
Nella serie Irin ho indagato sulla destrutturazione come possibilità per una nuova vita e come l’unione con “l’altro” possa diventare nuova energia perché essere è diversità.
Nella serie Sindone la traccia, simbolo dell’individuo, necessita di essere vista per esistere, la memoria ed il ricordo diventano fondamenta identitaria.
Gli Archetipi sono trasfigurazioni della irrazionalità, immagini zoomorfe che rimandano a qualcosa di atavico, un mondo dominato da forze misteriose ed incontrollabili che prendono l’aspetto di mostri oppure di figure multiformi come nella serie Polimorphia, in cui le immagini sono rivelazione della condizione umana. Dove le innumerevoli e potenziali forme che l’uomo può assumere lo possono portare a trovare la propria identità oppure a perdersi nel caos dei ruoli diventando creatura enigmatica, alienata e consumata dal suo stesso vivere.

D. In una panoramica della tua evoluzione stilistica, di lavoro sulla materia, come mezzo espressivo, ti abbiamo visto muoverti dagli olii su tela di grande formato per approdare alla tecnica mista su carta di medio formato e ai pastelli e carbone, sempre su carta, anche in piccolo formato. E siamo rimasti molto colpiti dal processo con cui stai creando le tue ultime opere, che introduce un elemento di casualità, di imprevedibilità, che sembra contraddire la serialità del soggetto. Puoi spiegarci come sei arrivato a questo punto? E quale tecnica, quale materiale corrisponde meglio al tuo “qui e adesso”?

Il mio essere autodidatta mi ha portato necessariamente alla sperimentazione attraverso varie tecniche e materiali. Anche lo scambio culturale con altri artisti ha contaminato il mio lavoro: qualche anno fa ho avuto il piacere di conoscere Camilla Rossi e la sua passione per l’astratto e la carta.
Ho trovato questo materiale molto interessante ed ho deciso di utilizzarlo come nuova base per i miei lavori a tecnica mista in cui un importante elemento è la presenza della macchia. È un elemento irrazionale che suscita nello spettatore reazioni diverse, credo dipenda dal proprio background, come nel caso delle macchie di Rorschach.
Il protagonista della scena resta l’uomo ed il mistero ma cambia il modo di percepirlo: credo di muovermi verso una forma di astrattismo frutto di una lotta incessante tra caos e ragione, tra caso e giudizio critico.
Gli inchiostri e le macchie simboleggiano l’inconscio, o forse ne sono il frutto, la carta come pelle rappresenta la coscienza, la consapevolezza di sé.
Il caso a volte può dare un segno più simile all’immagine mentale anche se è poi il senso critico a decifrare l’enigma.

D. Tornando alle opere esposte, ma anche alle tue Happy Face, non possiamo non interrogarci sulla scelta di “ridurre” l’essere umano al solo volto.

Non credo si tratti di una riduzione quanto piuttosto di una sorta di enfleurage.
Esiste un mondo sotterraneo che convive con la parte chiara della nostra mente, un’entità autonoma che vive, pensa, ricorda. Il volto diventa un medium fra reale ed incognito, una rappresentazione dell’Io, uno strumento attraverso il quale la natura di ciascuno si rivela o si nasconde.
Volto sta per rivolto, girato: la rappresentazione del volto è così l’arte di svelare ciò che è girato, voltato, e che al tempo stesso svanisce perché fugace, effimero, inafferrabile.
“Si può quindi dire che il volto non è visto: è ciò che non può diventare un contenuto afferrabile dal pensiero. Il volto significa l’Infinito” (Emmanuel Lévinas).
Nelle Happy Face ho scelto il piccolo formato per creare un rapporto più semplice ed intimo con il fruitore, forse meno appariscente ed immediato, ma ugualmente introspettivo. Con una vena di ironia e di provocazione che non guasta mai.

D. Per finire, un’ultima domanda. “Ho cercato me stesso. Non si cerca che questo” hai detto a Silvia Casagrande che ha curato il testo critico a corredo della mostra. Ti sei trovato? E ciò che hai trovato dove porterà la tua ricerca artistica?

Trovarsi potrebbe essere pericoloso: potrebbe significare definirsi, fermarsi.
Preferisco pensare alla vita come ad un cammino dove il cambiamento sia protagonista.
Posso dire che la consapevolezza dell’esistenza di una natura sotterranea mi ha reso più “allineato” e non sento più di dover lottare per dare un significato alla mia arte.
Sabato 20 novembre inaugurerò la mia personale “Es” che corrisponde a dove e adesso. Per il futuro si vedrà, mi piacerebbe riprendere in mano la macchina fotografica e provare nuove sperimentazioni.

Es. Dal 20 novembre al 5 dicembre 2021, San Zenone all’Arco, Brescia.

Vivere Brescia #27

L’edizione di questa settimana è dedicata quasi interamente al Festival della Pace che apre proprio oggi. Giunto alla sua quarta edizione, fino al 28 novembre, il festival affronterà diverse tematiche, attraverso molteplici linguaggi e stili espressivi, con particolare attenzione al tema del riconoscimento e del dialogo tra le identità come pratica necessaria alla costruzione della pace.
Dal Museo di Santa Giulia al MO.CA fino al Bunkervik (giusto per citare alcuni dei nostri luoghi del cuore), la città sarà animata da azioni e riflessioni, eventi e protagonisti per sottolineare, come ricordano gli organizzatori e il sindaco, che “il mondo ha bisogno di pace e la pace, per essere realizzata, ha bisogno dell’azione consapevole e responsabile di
ognuno di noi”.

Dal 12/11/2021 al 18/11/2021

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1) La Cina non è vicina. Badiucao – Opere di un artista dissidente
La prima personale in Italia di Badiucao ha già creato sensazione e polemiche, con la richiesta del governo cinese di cancellarla. L’artista – attivista espone le proprie opere di protesta, contro ogni forma di controllo ideologico o morale da parte del potere politico e contro ogni forma di censura.
A noi interessa perché il percorso espositivo ripercorre l’attività artistica di Badiucao, dagli esordi alle opere più recenti, alcune nate in risposta alla recente crisi sanitaria, altre realizzate con un “linguaggio visivo che evoca ironicamente lo spirito pop della propaganda comunista, ricalcandone lo stile grafico, i colori e i toni”.

Categoria: Arte contemporanea
Dove: Museo di Santa Giulia, via Musei 81/b
Cosa: mostra temporanea
Quando: fino al 13 febbraio, martedì – domenica dalle ore 10.00 alle 18.00
Come: ingresso libero per l’intera durata del festival della Pace, successivamente ingresso a pagamento. Tutte le informazioni su https://www.bresciamusei.co

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2) At Work!
Artisti di diverse generazioni e provenienze geografiche in una collettiva incentrata sui temi del lavoro e dei materiali, della trasformazione e del cambiamento.
A noi interessa per la presenza di alcuni artisti di fama internazionale chiamati a realizzare opere e installazioni site-specific di grandi dimensioni che dialogano con gli spazi espositivi, all’insegna di contaminazioni e relazioni tra antico e contemporaneo, linguaggi classici e materiali industriali e di riuso.

Categoria: Arte contemporanea
Dove: MO.CA, Sale Scacchi, Via Moretto 78
Quando: fino al 6 gennaio, martedì – domenica dalle ore 15.00 alle 19.00
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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3) Senza Acqua. Suggestioni e suoni dell’acqua perduta
Come sarebbe il mondo senza più acqua?
La mostra prova a rispondere a questo quesito attraverso le fotografie di Giorgio Busignani e l’installazione sonora di Claudio Ballestracci.
A noi interessa perché è una riflessione per immagini, e non solo, su un futuro possibile, terribile.

Categoria: Fotografia/installazione
Dove: Bunkervik, Via federico Odorici 6
Quando: dal 14 al 17 novembre, dalle ore 15.30 alle 21.30
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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4) Untold stories
Arrivano a Brescia le immagini di Muhammed Muheisen, due volte vincitore del premio Pulitzer e fotografo del National Geographic, che ci raccontano storie di uomini e donne in situazioni di conflitto, in diversi luoghi del mondo.
A noi interessa perché gli scatti di Muheisen sono forti, scavano oltre le apparenze e mostrano, ancora una volta, tutta la tragedia delle guerre.

Categoria: Fotografia
Dove: Image Academy Brescia, Corso Giuseppe Garibaldi 16
Quando: fino al 26 novembre, lunedì, martedì, mercoledì ore 10.00 – 22.00; giovedì, venerdì, sabato, domenica ore 10.00 – 18.00
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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5) In.Pulso
Il nuovissimo progetto APP.ARTA.MENTO, all’insegna del concetto di arte temporanea, apre letteralmente le porte con la collettiva di Valentina Regola, Cecilia Magri, Lorenzo Tentori e Cecilia Galli.
A noi incuriosisce perché si tratta di quattro giovanissimi artisti chiamati a popolare uno spazio, a renderlo vivo con le loro opere, quasi uno specchio dei rispettivi mondi interiori.

Categoria: Arte contemporanea
Dove: app.arta.mento, corso Giacomo Matteotti 38
Quando: il 13 novembre dalle 16:00 alle 20:00; il 14, 19, 20 e 21 novembre dalle 15 alle 19 su prenotazione anche via Whatsapp al numero 389 219 50 81.
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

Vivere Brescia #26

Una settimana con tante proposte per scoprire la città e la sua scena artistica, alcune in corso ormai da tempo, ma di cui fa sempre piacere tornare a parlare, altre di recente apertura. In più un bonus, un appuntamento domenicale per sognare di essere altrove restando in città.

Dal 6/11/2021 al 11/11/2021

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1) Palcoscenici archeologici. Interventi curatoriali di Francesco Vezzoli
Un inedito progetto espositivo site-specific che ha partecipato e vinto il bando dell’Italian Council (Edizione, 2019), programma di promozione di arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Otto sculture da ammirare partendo dal Parco Archeologico fino a Santa Giulia, tra richiami e rimandi che ogni visitatore sarà chiamato a decifrare.

A noi è piaciuta perché, come abbiamo raccontato qui, il dialogo tra antico e contemporaneo creato da Vezzoli è sempre interessante, si inserisce in un contesto altrettanto interessante e in un allestimento che esalta tanto le sculture dell’artista quanto ciò che le circonda..

Categoria: Scultura/Installazione
Dove: Brixia. Parco archeologico di Brescia romana, via Musei, 57
Museo di Santa Giulia, via Musei 81/b
Cosa: mostra temporanea
Quando: fino al 9 gennaio 2022, negli orari di apertura del polo museale
Come: ingresso a pagamento. È previsto un biglietto congiunto, ma è anche possibile acquistare gli ingressi per le singole sedi separatamente. Tutte le informazioni su https://www.bresciamusei.com

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2) Max Bi in mostra.
Max Bi torna in mostra da Colossi Arte Contemporanea con il suo coloratissimo “zoo” antropomorfo, con i suoi paesaggi urbani pop e la sua ironia. Un’occasione da non perdere, anche per chi aveva ammirato le sue opere nella precedente esposizione solo virtuale.
A noi è piaciuta perché, non è un mistero, troviamo che i lavori di Max Bi di questa specifica fase artistica, la sua urban jungle, meritino di essere scoperti e analizzati senza fretta, cercando di cogliere, come abbiamo provato a raccontare qui sul blog, tutti gli strati di significati più o meno nascosti dietro un’esplosione di colori.

Categoria: Arte
Dove: Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero 12/13
Quando: fino al 13 novembre, negli orari di apertura della galleria
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

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3) “COMUNISTI! Simboli e volti di un’appartenenza”
La mostra, a cura di René Capovin, Renato Corsini e Marcello Zane, è ricca di documenti originali, immagini d’epoca e fotografie più recenti, manifesti, tessere e giornali racconta non solo un partito e la sua storia, ma anche i suoi simboli, il suo rapporto con l’arte.
A noi è piaciuta perché è un viaggio in un’epoca e nei suoi costumi, anche in chiave squisitamente bresciana.

Categoria: Fotografia
Dove: Spazio Contemporanea, Corsetto Sant’Agata 22
Quando: fino al 21 novembre 2021, negli orari di apertura della galleria
Cosa: mostra temporanea
Come: Ingresso libero

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4) “Ceci n’est pas Paris”
Una domenica sicuramente diversa quella che si appresta a vivere via Porta Pile, con piccole incursioni artistiche, una mostra fotografica, un mercatino bric-à-brac e una collettiva – Pain au chocolat – di Caminòm Project.
A noi interessa perché non vogliamo perderci “un pomeriggio al Carmine in perfetto stile Montmartre”.

Categoria: Evento
Dove: via Porta Pile
Quando: domenica 7 novembre dalle 15 alle 19

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5) Photoanalogie
La nuova tappa della rassegna “Fotografia bresciana”, il progetto, nato per raccontare al pubblico le radici della fotografia della città e per offrire ai giovani artisti nuove possibilità espositive, propone “Photoanalogie” di Gigi Bellometti.
Il fotografo prova a rispondere alla domanda su cosa abbiano in comune scene e soggetti ritratti nei luoghi, fra loro, più lontani e disparati in un’esposizione che si snoda tra assonanze, correlazioni, collegamenti.
Il risultato non ci ha interamente convinto perché la realizzazione pratica non rende completamente giustizia all’idea di partenza decisamente intrigante; alcuni accostamenti risultano forzati, alcuni soggetti alquanto banali e la qualità complessiva degli scatti non è sempre eccellente.

Categoria: Fotografia
Dove: Ma.Co.f., Via Moretto 78
Quando: fino al 14 novembre 2021, dal martedì alla domenica dalle 15.00 alle 19.00
Cosa: mostra temporanea
Come: ingresso libero

Mostra – MAX BI e la sua giungla tornano in mostra da Colossi Arte Contemporanea

“Welcome to the (urban) jungle” questo potrebbe essere il sottotitolo della mostra Urban Animals – una giungla coloratissima, pop, surreale e giocosa, mai banale, quella immaginata e realizzata da Max Bi, quasi una serie di graffiti su tela di grandi dimensioni che potrebbe tranquillamente trovare spazio sui muri della nostra città…”

Così scrivevo sul blog il 12 giugno 2020 in occasione della personale di Max Bi ospitata nello spazio virtuale della galleria Colossi, oggi quindi potrei esordire dicendo “Welcome again to the (urban) jungle”.

Nobless a cat (2020)

Ancora una volta, nelle opere esposte, che si inseriscono in una fase del suo percorso che l’artista definisce post-street, il grande assente è l’essere umano, sostituito da animali che si sono urbanizzati e a tratti umanizzati, restando però capaci (forse proprio perché sono spariti uomini e donne) di convivere nei medesimi spazi, di condividere i medesimi luoghi superando i classici stereotipi del “gatto che caccia il topo”.
I piani di lettura sono diversi, molteplici, complessi, tanto quanto sono articolati lo sguardo dell’artista sulla società e le modalità con cui coniuga i suoi linguaggi espressivi.

Prevalgono, anche nelle opere di dimensioni più contenute rispetto a quelle a cui ci ha recentemente abituato, i colori accesi, le pennellate decise, la stratificazione dei segni, le atmosfere pop e una sottile ironia, spesso tutta da decifrare, con cui Max Bi risponde agli stimoli del mondo che lo circonda, incorporandoli nei suoi quadri.
Così come restano da decifrare le diverse scritte, solo all’apparenza casuali e insignificanti che compaiono a più riprese e che sono espressione in lettere delle sensazioni dell’artista, non immediatamente intelligibili, anzi spesso criptiche perché non si conosce il diagramma, la chiave per decifrarle. Un’evoluzione, insomma, delle crittografie con cui Max Bi si è a lungo cimentato.

Giraffe’s Mumy (2019)

Dicevamo dell’esplosione di colori, sicuramente il primo aspetto che colpisce il pubblico e che rende le opere di Max Bi decisamente riconoscibili, ma guardando più attentamente potremo riconoscere alcuni altri elementi ricorrenti, da un lato le sbarre e dall’altro palme, macchinine e pesciolini.
Le prime, per cui mi sono spesso chiesta se servano più a trattenere all’interno che a tenere fuori, rappresentano una sorta di prosecuzione del percorso artistico di Max Bi, dalle grate che imprigionavano i suoi personaggi dei fumetti, relegandoli in secondo piano, nel ciclo di tele realizzate nel biennio 2017-2018, alla loro evoluzione in 3D, le sbarre ritorte, create con un processo di piegatura a caldo del ferro.
I secondi sono un tocco altrettanto personale, ma forse più intimo, perché rimandano direttamente all’infanzia dell’artista, ai suoi primi disegni, a quei soggetti che ritornavano, più e più volte, sui fogli di carta, proprio come oggi ritornano più e più volte, quasi come una firma, nei suoi quadri.

Una mostra quella in Corsia del Gambero ricca di suggestioni da cui si esce con gli occhi colmi di meraviglia e, mi raccomando, se avrete il piacere di incontrare Max Bi (e non solo il suo autoritratto) chiedetegli di spiegarvi il significato delle tre capre “francesi”. Vi conquisterà, da grande narratore qual è, non solo con il pennello.

Autoritratto (2019)

Piè di pagina
Dove: Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero 12/13
Quando: fino al 13 novembre, negli orari di apertura della galleria
Come: ingresso libero