Mostra – Mondi paralleli, Palazzo Fava, Bologna

Nella splendida cornice di Palazzo Fava, che da solo vale una visita, per i soffitti a cassettoni e i cicli pittorici ad affreschi dei Carracci che ornano le sale del piano nobile, è ospitata una mostra che ho scoperto per caso, grazie a un Tweet.
“Mondi paralleli” – è il titolo ad avermi colpito sin dall’inizio – celebra Sergio Vacchi , maestro prima del cosiddetto ultimo naturalismo per dirla con le parole di Francesco Arcangeli, con la sua poetica della materia, poi figura chiave del Neoespressionismo e del surrealismo italiano.

Lasciando perdere le definizioni e i possibili inquadramenti in diversi movimenti e correnti, l’esposizione bolognese ci presenta, idealmente suddivisa su due piani per dar conto delle diverse tematiche delle opere esposte, una rilettura in chiave internazionale di un pittore “visionario e solitario”, precursore di molteplici espressioni figurative, capace di creare contaminazioni.

L’artista di Castenaso, nel suo percorso artistico, ha saputo far dialogare più linguaggi (cinema e letteratura in primis) e proprio l’amore per la letteratura diventa fonte di ispirazione per la serie di ritratti che creano un’autentica quadreria al secondo piano, in cui spiccano in particolare gli omaggi a Samuel Beckett, in chiave quasi satirica, e a Virginia Woolf, anzi a “Virginia”, in bianco e nero e a colori ad olio, come se la sola indicazione del nome di battesimo della scrittrice britannica fosse sufficiente ad identificarla. Senza dimenticare il rimando al capolavoro di Bulgakov con la Comunicazione urgente di Margherita al suo maestro del 2000 in cui la scimmia non suona in un’orchestra jazz ma risponde al telefono o la grande tela che ci regala un Marcel Proust nell’insolita veste di ballerino.

Tra le altre figure ricorrenti in questa mostra troviamo Leonardo. Un dipinto su cui vale la pena soffermarsi, non vede il celebre inventore-pittore come protagonista, quanto piuttosto come fonte di ispirazione con la celeberrima Ultima cena. Vacchi ci propone una tavola senza però alcun commensale, completamente vuota, quasi un cenacolo nudo dal cui centro (al posto di Gesù) spunta una mano sanguinante che punta, con l’indice, verso l’alto, forse verso il cielo. Una tela che immerge in un’atmosfera cupa, nonostante la dominanza del colore bianco, carica di angoscia e che ho voluto ritrarre in un gioco di specchi, perché chi guarda quest’opera non si trova di fronte a una verità convenzionale, quanto piuttosto a un interrogativo sul senso della vita, sul futuro.

Tra le opere che ho senz’altro amato di più quelle del ciclo delle “Porte iniziatiche” dell’inizio degli anni Ottanta, realizzate su autentiche porte in legno, che mi sono parse dense di simboli, di possibili chiavi di lettura, metafore di riti di passaggio, del trascorrere del tempo.

E con l’immagine di una porta aperta voglio chiudere questo post sperando che il futuro mi offra altre occasioni di avvicinarmi alla produzione artistica di Vacchi, per scoprirne nuove prospettive e interpretazioni.

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Dove: Bologna, Palazzo Fava
Quando: dal 28/09/2018 al 25/11/2018, dalle 10.00 alle 19 (lunedì chiuso)
Come: biglietto intero 8 euro (con audioguida)
Catalogo *; sul ciclo delle Porte iniziatiche * ;
https://genusbononiae.it/mostre/sergio-vacchi-mondi-paralleli/

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