Mostra – Il potere della natura, Paci contemporary, Brescia

I don’t really have a death wish, it just seems that way. (L. Nix)

Tornare dopo un lungo periodo ad “andar per mostre” rappresenta un nuovo passo verso quella cosiddetta normalità che è stata stravolta dall’emergenza sanitaria.
Questi mesi, al netto di una pletora di slogan vuoti e falsamente consolatori, hanno mostrato quanto il genere umano in senso lato, con la sua arroganza e incapacità di imparare dagli errori, propri e altrui, sia fragile, transitorio, forse destinato a scomparire.
E proprio questa assenza dell’uomo è al centro della ricerca artistica di Lori Nix in mostra negli spazi bresciani di Paci contemporary.
La galleria torna a ospitare una personale dell’artista americana, esponente della staged photography, dopo “Another World” (2012), un altro tassello di quell’altro mondo, o meglio di quel mondo alla fine del mondo (umano) che la Nix racconta per immagini da ormai oltre vent’anni.
Sulle pareti possiamo ripercorrere il percorso della fotografa, dal 1998 con i lavori dedicati a ciò che conosceva meglio, il Kansas rurale in cui in cui era cresciuta, rivisitato come una moderna Dorothy che alle scarpette ha sostituito la macchina fotografica,

Snow storm, 1998, dalla serie Accidentally Kansas, courtesy Paci contemporary

agli insetti della serie Insecta magnifica, che onestamente è quella che mi coinvolge di meno, fino alle suggestioni, ai silenzi quasi parlanti delle serie Some other places (2000-2002) e Lost (2002-2004),

Bounty, 2004, dalla serie Lost, courtesy Paci contemporary

per arrivare alla rappresentazione del “dopo”, di una realtà post apocalittica in cui in un ambiente ormai urbano, il risultato dell’attività dell’uomo si sgretola sotto gli occhi degli spettatori, liberando spazi che, in alcuni casi, vengono progressivamente riconquistati dalla natura con la serie The City, tuttora in corso. In questo ultimo filone della produzione di Lori Nix emergono i temi cardine della sua poetica, dalla scelta di muoversi lungo una linea sottile che separa l’installazione dalla fotografia, a una componente surreale che permette di identificare che quelli ritratti non sono luoghi reali, non sono il risultato di eventi realmente accaduti, sono piuttosto simboli. L’idea non è riprodurre il vero, quanto per dirla con le stesse parole dell’artista “rappresentare figure del (mio) mondo interiore, non del mondo che esiste là fuori”. Verità o finzione o ancora qualcosa di diverso, con la fotografia che fissa un microcosmo che è al contempo reale e fittizio.

Museum of Art, 2005, dalla serie The City, courtesy Paci contemporary
Control room, 2010, dalla serie The City, courtesy Paci contemporary

Probabilmente è per questo che osservando Museum of Art, in cui il trionfo della natura è tutto in quelle piante che crescono infiltrandosi tra i muri, negli interstizi, o ancora Control room, in cui domina un senso di decadenza, la sensazione è ben diversa da quella che si prova guardando soggetti analoghi, o molto simili fotografati in tutta la loro terribile realtà da Gerd Ludwig. Non prevale quindi l’angoscia e il senso di desolazione non è opprimente, spesso rotto da singoli dettagli colorati, il vuoto, l’assenza paiono forieri di cambiamento, questa sorta di mancanza può essere letta come fonte di possibilità. Certo è vero, la civilizzazione è in rovina, l’uomo è scomparso, ma non così le sue tracce, non solo sotto forma di meri oggetti di consumo, ma anche dei frutti, ben più duraturi, del suo ingegno, del suo talento.
Resta in ogni caso, credo, una domanda in sottofondo, ossia se questo sia davvero il futuro che ci attende o se messe di fronte a queste visioni post-catastrofiche le persone sapranno scegliere un’altra via. Le singole fotografie diventano così, nell’intenzione dell’artista, “spazi sicuri” per riflettere, in particolare sulle sempre più pressanti sfide ambientali .

Una menzione speciale merita la cura dell’allestimento in galleria in cui non sono solo le opere a essere protagoniste, ma l’intero processo creativo di Lori Nix grazie alla presenza di alcune miniature create appositamente – utilizzando materiali comuni – per comporre i minuziosi e complessi diorami che verranno poi fotografati in pellicola con una macchina di grande formato, senza ulteriori interventi o manipolazioni dell’immagine finale.

Anatomy classroom, 2012, dalla serie The City, courtesy Paci contemporary

Non posso che chiudere con la fotografia che sceglierei se dovessi “condensare” Lori Nix in una ipotetica raccolta di singole opere al capitolo staged photography e raccomandare la visita di questa mostra – a ritmo lento, magari tornando sui propri passi più volte per cogliere sfumature e dettagli.

Circulation Desk, 2012, dalla serie The City, courtesy Paci contemporary

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Dove: Brescia, Paci contemporary, Via Borgo Pietro Wuhrer 53.
http://www.pacicontemporary.com
Quando: dal 19 maggio 2020 negli orari di apertura della galleria
Come: ingresso libero. Consigliata la prenotazione della visita.
Per approfondire: Lori Nix. Another world, VanillaEdizioni (testi in italiano e inglese) in vendita in galleria, Lori Nix: The City, 2013 in lingua inglese

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