Festival della Fotografia Etica 2020 – Circuito OFF

Aprire le porte, spalancare i portoni, per andare oltre…

Sulle pagine del blog abbiamo già visitato il Festival della Fotografia Etica, ora è arrivato il momento di passare al Circuito OFF che nelle altre edizioni avevo trascurato. Per raccontarlo ho scelto ancora una volta di stilare una classifica delle mostre che mi hanno più colpito.
Stili diversi per temi diversi, ma un sottile fil rouge a legare tutti i lavori, la capacità di portarmi direttamente in paesi lontani, di farmi uscire per un attimo dai confini nazionali che, forse in maniera irrazionale, iniziano a stare un po’ stretti.

Il progetto fotografico di Valter Darbe, I was my husband, trasporta i visitatori in un’India diversa da quella così colorata che tutti siamo abituati a vedere.
Gli scatti in bianco e nero, ospitati nello Spazio Castellotti, raccontano la storia delle vedove indiane, della loro identità perduta alla morte del coniuge, come se la loro intera vita perdesse di rilevanza, come se davvero l’esistenza di ciascuna di loro dovesse esaurirsi in un lutto interminabile. “Ero mio marito”, senza possibilità di essere nulla di diverso, nulla di più, nulla prima o dopo.
L’occhio del fotografo, sempre rispettoso, porta in primo piano la condizione di queste donne che hanno perso praticamente tutto, che sono spinte ai margini della società, reiterando un fenomeno di cui ho sentito spesso parlare anche durante la mia scoperta del subcontinente indiano, ma che onestamente non riesco a comprendere.
Nei ritratti gli occhi parlano chiamando ciascuno dei visitatori a riflettere sul proprio posto nel mondo, tristezza e rassegnazione sembrano quasi trasudare dalla carta stampata, vulnerabilità, solitudine ovunque, anche nelle scene corali, infatti, ogni donna è come se restasse comunque sola.

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Altro paese che ho amato moltissimo, il Guatemala, è il protagonista del reportage di Andrea Maini. Qui ci si immerge nei colori, nelle sensazioni della festa dei morti, il dia de los muertos, in cui in realtà si celebra la vita.
Le fotografie esposte sulle pareti bianche del Teatro alle Vigne, così da far risaltare ancora di più tutte le sfumature dei verdi e dei gialli, dei blu e dei rosa, così saturi da sembrare irreali eppure così reali per chi ha avuto la fortuna di partecipare a una festa improvvisata, magari sulle rive del lago Atitlan, sono un omaggio alla tradizione e a un popolo intero, che sceglie di ricordare i propri cari facendo volare aquiloni, adornando le tombe dei defunti, ma anche semplicemente trascorrendo la giornata al cimitero, per sentirsi più vicini a coloro che se ne sono andati e che, si crede, tornino proprio in quel giorno per “controllare come vanno le cose sulla terra”.

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Un altro viaggio, questa volta verso l’Etiopia, alla scoperta delle pitture corporee del gruppo etnico dei Surma.
Le fotografie di Enrico Madini che compongono la serie Surma Bodypainting trovano una collocazione ideale tra i volumi della libreria Libraccio, coinvolgendo il pubblico in una sorta di caccia al tesoro tra i diversi scaffali per scovare tutte le opere.
Ancora una volta sono i colori ad essere protagonisti, dimostrando come questa le decorazioni pittoriche sui corpi siano davvero una delle prime – e probabilmente più autentiche, grazie anche alle materie prime “povere” da cui nascono – forme di espressione artistica dell’umanità.

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Dove: Lodi, sedi varie
Quando: ogni sabato e domenica dal 26 settembre al 25 ottobre, dalle 9.30 alle 20
Come: le mostre del circuito OFF sono visitabili gratuitamente nei giorni del Festival e negli spazi ed esercizi aperti al pubblico durante la settimana secondo il rispettivo orario di apertura.
https://www.festivaldellafotografiaetica.it/

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