Fondazione Palazzo Magnani e le sue “opere al telefono”: un esperimento di successo

Prendiamo True Fictions, Fotografia visionaria dagli anni ‘70 ad oggi, una delle mostre che il collettivo indirezionenoncasuale avrebbe tanto voluto visitare e che invece rimarrà chiusa fino almeno al 3 di dicembre, uniamoci la proposta alternativa e originale degli organizzatori, una telefonata per chiacchierare di arte e sull’arte e per scoprire una delle opere esposte scelta dal catalogo online, misceliamo il tutto con la competenza, la simpatia e l’evidente entusiasmo di chi “era al di là della linea” e abbiamo trovato la ricetta per trascorrere un tardo pomeriggio diverso, interessante e arricchente, stimolante e colmo di bellezza.
Non la solita galleria di foto, quindi, e neppure una voce registrata che ci guida in una visita standardizzata, ma una autentica interazione da modulare sulla base della propria curiosità.

Il progetto
Non solo fiabe al telefono, nel solco di Gianni Rodari, ma la possibilità di conversare con un esperto, per entrare, grazie alle sue parole, ma anche al suo sguardo unico – perché chi risponde alla nostra chiamata potrebbe essere un addetto ai progetti espositivi oppure, come nel nostro caso, la persona di riferimento per audience development e social media – di entrare nell’opera, soffermandosi sulle tecniche utilizzate o sulla vita degli artisti, sulle immagini e la loro storia, sull’idea da cui sono scaturite.
Il tutto, magari chiudendo un attimo gli occhi per immaginare di essere a Reggio Emilia, in un gioco in cui verità e finzione si confondono, perché, tutto sommato, stiamo parlando di true fiction.
Come vivere questa esperienza?
Ogni mercoledì, fino al 23 dicembre, dalle ore 17 .00 alle 19.00 basta sfogliare il catalogo presente sul sito, scegliere l’immagine e chiamare il numero 0522/444446.
E se la linea è sempre occupata? Nessun problema, gli organizzatori hanno pensato anche a questa eventualità ed è possibile compilare un modulo chiedendo di essere richiamati (e posso assicurarvi che il servizio funziona!).

La “mia” opera al telefono
Guardando ai post precedenti non è certo una sorpresa che una mostra dedicata alla staged photography fosse ai nostri primi posti nell’elenco degli appuntamenti da non perdere per il 2020, per rivedere alcuni artisti che amiamo e, soprattutto, per conoscerne di nuovi.
Ammettiamo la scelta dell’opera non è stata facile, quindi abbiamo deciso di viaggiare sotto tutti i punti di vista, nello spazio e nel tempo, selezionando Ann Bolyen del fotografo coreano Chan-Hyo Bae, appartenente al ciclo Existing in Costume.

Il primo aspetto che ci ha colpito è senz’altro l’estetica particolare e la cura dei dettagli, unita a una certa teatralità della messa in scena che la nostra guida, Elvira Ponzo, non ha mancato di ben sottolineare.
In questo ciclo Bae si cala, letteralmente, nei panni dei personaggi che hanno fatto la storia inglese, spesso morti tragicamente, si traveste e si trasforma nel personaggio principale delle sue opere, con un mimetismo che però, nei particolari come le mani, lascia sempre trasparire la sua reale identità.
È stato interessante scoprire come la scelta del crossdressing, del travestimento appunto, sia stata per il fotografo la risposta alla difficoltà di rapportarsi con la società inglese, londinese più precisamente, che sembrava incapace di accoglierlo al suo interno, di non farlo sentire escluso.
Questioni di genere, cultura, isolamento, stereotipi sono tutti elementi esplorati nell’intero progetto Existing in Costume, nato anche come reazione contro un pregiudizio strisciante che voleva che gli uomini orientali fossero più “femminili” rispetto ai loro omologhi occidentali.
Da qui la scelta di Bae di spingere questa idea fino alle sue estreme conseguenze, posando in una varietà di costumi storici occidentali femminili, per integrarsi, fittiziamente, in una storia e in una società da cui si sentiva emarginato.

Per concludere questa conversazione telefonica, condita da tutta una serie di riferimenti incrociati alle altre opere esposte, ci è sembrata un riuscitissimo aperitivo, che ci ha invogliato ancora di più a visitare le sale di Palazzo Magnani non appena riaprirà le porte.

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