Ferrara in due giorni: cosa vedere

Due giorni nella “Città del Rinascimento”, iscritta nella Lista dei Siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1995, sono sufficienti per cogliere le sue molte bellezze e per un assaggio di tutto ciò che Ferrara ha da offrire, anche dal punto di vista della sua cucina. Insomma una splendida meta per un fine settimana all’insegna dell’arte e della cultura.

In un post precedente avevo segnalato tutte le risorse utili per programmare il viaggio, oggi voglio raccontarvi tutto quello che siamo riusciti a condensare in due giornate molto intense. Noi abbiamo scelto di spostarci autonomamente, a piedi (scarpe comode, mi raccomando) e quando ci siamo seduti sul treno il contapassi segnava quasi 30 chilometri… la prossima volta il giro delle mura vogliamo provare a farlo in bicicletta.
Viste le nuove norme di sicurezza per gli accessi a musei e monumenti abbiamo prenotato quasi tutto in anticipo, sfruttando appieno il pass MyFe e il sito per le prenotazione dei musei civici e devo dire che, tranne per la visita di Palazzo Schifanoia, non abbiamo mai dovuto aspettare e gli orari previsti sono sempre stati rispettati, senza necessità di code o attese.

Due giorni non sono molti, certo, ma le distanze ridotte consentono di crearsi un percorso personale, che per noi è stato soprattutto artistico e di scoperta, da percorrere relativamente senza fretta, grazie anche all’ottima collocazione dell’appartamento che avevamo scelto come base.
Il primo giorno, ancor prima di depositare i bagagli, ci siamo diretti al Museo della Cattedrale, un autentico angolo di pace nel centro cittadino, con il suo chiostro a cui dedichiamo la prima foto.

Un piccolo gioiello, nella ex Chiesa di San Romano, in cui ammirare antifonari miniati, formelle del Duecento e arazzi, ma soprattutto le ante d’organo realizzate da Cosmè Tura che rappresentano il primo dei numerosi incontri che avremo con San Giorgio e il Drago. Siamo gli unici visitatori e l’assoluto silenzio, insieme a quella sensazione di essere davvero piccoli dinnanzi alla maestosità (e alle dimensioni) delle opere esposte, spingono alla contemplazione.
Ma non di solo spirito vive l’essere umano, quindi ci concediamo una pausa veloce per il pranzo, prima di iniziare il pomeriggio con una piacevole passeggiata che ci porta al Museo Archeologico Nazionale. In realtà il nostro programma era diverso, ma visto che il museo è attualmente visitabile nella sua interezza solo il mercoledì e il sabato – come ci ha ricordato la gentile addetta dell’Ufficio Turistico – cambiamo direzione in corsa. Ci sarà tempo domani per scoprire l’antica Via delle Volte e parte delle mura.

Il percorso di visita si snoda dall’abitato alla necropoli della città etrusca di Spina. I reperti sono molto interessanti e l’allestimento curato permette a noi visitatori (anche in questo caso unici) di passeggiare letteralmente nella storia, stupendoci ancora una volta della maestria degli artigiani e degli orafi, tra vasi decorati e raffinati monili. Non si può uscire da Palazzo Costabili senza aver ammirato la Sala del Tesoro, con il suo soffitto finemente decorato, così come la Sala delle Piroghe in cui sono conservate due imbarcazioni monossili, presumibilmente di età tardoromana (III-IV secolo d.C.), ma soprattutto senza essersi “smarriti” nel labirinto, punto di forza del bel giardino neo-rinascimentale. Geometrie e scorci romantici, quasi come in una fiaba.

L’immersione nel passato continua con Palazzo Schifanoia, il solo dove la procedura di prenotazione ha mostrato qualche falla. Nell’antica delizia estense è possibile visitare tre sale, tra cui il Salone dei Mesi, per il secondo incontro con San Giorgio, con le sue splendide pitture murali. Impossibile non restare a bocca aperta di fronte al ciclo di affreschi, opera collettiva di diversi pittori ferraresi che rappresenta trionfi di divinità pagane, figurazioni della vita quotidiana e simboli dell’astrologia, considerato uno dei capolavori del rinascimento italiano.

È arrivata anche l’ora dell’aperitivo, che decidiamo di sostituire con la visita del Castello Estense, autentico simbolo di Ferrara, con il suo fossato e le possenti torri. I mattoni rossi in cotto che si stagliano in contrasto con il cielo azzurro e con il verde degli aranci del giardino pensile, ospitato in una loggia merlata, regalano molti spunti fotografici. Purtroppo le prigioni e la Torre dei Leoni non sono attualmente visitabili, ma il percorso regala comunque splendide vedute e questa residenza della corte degli Estensi va percorsa senza mai dimenticare di alzare lo sguardo, per non perdere nessuno dei soffitti degli appartamenti affrescati (valida a questo proposito l’idea di posizionare degli specchi in alcuni ambienti, come il Salone dei Giochi, per consentire al pubblico di cogliere i minimi dettagli degli affreschi senza doversi “torcere il collo”).

I chilometri percorsi iniziano a farsi sentire e Morfeo ci aspetta a braccia aperte, dopo una buona cena all’Ostinato, prenotato con “The Fork”, per provare i famosi cappellacci di zucca violina.
L’altrettanto famosa torta alle tagliatelle ci aiuta a riprendere il passo, in un’assolata domenica mattina, verso il PAC e Palazzo dei Diamanti dove ci attendono due mostre, i Pittori fantastici nella Valle del Po e Banksy.
Una pausa con gelato sulle panchine del parco Massari e via verso la Certosa, complesso monumentale costruito attorno alla metà del Quattrocento e successivamente arricchito dalla Chiesa di San Cristoforo.
Gli appassionati di arte sacra e funeraria hanno a disposizione tre diversi percorsi tematici che noi abbiamo scelto di mescolare, lasciandoci trasportare dai passi in quella che viene definita una “emanazione della bellezza eterna della memoria”.

Per concludere il fine settimana in bellezza, e anche alla ricerca di un po’ di ombra, decidiamo di percorrere le mura cittadine, dalla Porta degli Angeli fino alla Porta Paola, fermandoci spesso a riposare e a godere della quiete, prima di ributtarci tra la gente lungo la Via delle Volte, ultima tappa prima di salutare Ferrara dai finestrini della Freccia Orobica che ci riporta a casa.

Qualche idea in più: Noi abbiamo scelto di scoprire la città in assoluta libertà, ma ci sono diverse opzioni per chi preferisce un itinerario guidato* o un tour in bicicletta*.
Per gli amanti della street art segnaliamo il progetto “FM streetmap – Ferrara Mappa della Street Art” che comprende una mappa dei graffiti e dei murales più significativi realizzati sui muri di Ferrara, tra cui quelli in via Dosso Dossi, realizzati nel 2016 nel corso di un intervento di riqualificazione di una vecchia scuola.

Piè di pagina
Museo della Cattedrale
Aperto dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Chiuso il lunedì
Ingresso: intero 6 euro, gratuito con MyFe
Museo Archeologico Nazionale
Aperto dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 14.00 alle 17.00. Chiuso il lunedì. L’intero museo (ossia tutte le sale del pianoterra e l’esposizione al piano nobile) è attualmente visitabile solo il mercoledì e il sabato
Ingresso: intero 6 euro; Sala del Tesoro, Sala delle Monossili e Giardino 1 euro, gratuito con MyFe
Palazzo Schifanoia
Aperto dalle 10.00 alle 19.00. Chiuso il lunedì
Ingresso: intero 6 euro, gratuito con MyFe
Castello Estense
Aperto dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.30. Chiuso il martedì mattina.
Ingresso: intero 12 euro (comprensivi della visita alla mostra Tra simbolismo e futurismo. Gaetano Previati), gratuito con MyFe
Certosa
Accesso al cimitero monumentale è aperto tutti i giorni: inverno 7.00-17.00; estate 7.00-19.00.
Possibilità di seguire 3 percorsi tematici, tutti i giorni, da ottobre a marzo, dalle 8.30 alle 15.00.
Percorsi tematici: https://certosadiferrara.it/01-storie-di-ferrara; https://certosadiferrara.it/02-le-sette-arti; https://certosadiferrara.it/03-la-sacra-bellezza
Mura cittadine
https://www.ferraraterraeacqua.it/it/materiale/ferrara-e-le-sue-mura

* indirezionenoncausale partecipa a programmi affiliati. Per gli acquisti fatti tramite i link indicati potrei ricevere una piccola commissione percentuale che non incide sul prezzo pagato. Codice di riferimento su The Fork: 7AB95734.

Mostra – Un artista chiamato Banksy, Palazzo dei Diamanti, Ferrara

Questa a palazzo dei Diamanti è per indirezionenoncasuale una “mostra recuperata”. Si tratta, infatti, di quella stessa mostra che (grazie alla, o meglio a causa della fiducia mal riposta in Trenitalia) non siamo riusciti a visitare a Genova.

In qualche misura è anche una seconda puntata, un rinnovato incontro con l’opera di Banksy, un rivedere con piacere molti dei lavori già esposti a Milano con la consueta dose di polemiche, il tutto con maggiore tranquillità, senza la ressa delle sale del Mudec, i gruppi organizzati con relativa guida a costruire muri umani davanti ai lavori più noti. In generale la sensazione è quella di “maggior respiro”, quasi un controsenso visto l’obbligo di indossare la mascherina, di poter godere della slow art per dirla all’americana.
A questo proposito per evitare lunghe attese e occhiate invidiose ai fortunati che entrano senza fila è estremamente consigliato prenotare la visita.

Opere in parte già viste, dunque, ma non senza qualche novità. In particolare Lab rat, realizzato per il festival di Glastonbury nel 2000 con spray e acrilici su compensato e che la scheda informativa ci racconta essere stato ritrovato e riconosciuto per caso.

Oppure ancora una delle serigrafie su carta che più mi ha colpito per la sua forza espressiva, Nola, opera apparsa inizialmente come dipinto su muro a New Orleans, tre anni dopo le devastazioni dell’uragano Katrina.

Proprio le informazioni riportate su Lab rat e Nola richiamano l’attenzione sulla cura che gli organizzatori hanno dedicato alle schede informative. Non semplici cartellini scarni (e spesso mal illuminati e di infelice collocazione), ma vero e proprio tassello nella narrazione della figura dell’artista e della sua opera.
Così come sono interessanti (e particolari) i pannelli che corredano l’esposizione, in forma di infografica, raccontando il cammino dell’artista di Bristol.
Nel percorso espositivo, che include oltre 100 pezzi della produzione di Banksy, dai poster agli stencil su stoffa, dalle serigrafie ai dipinti, spicca anche la scultura Mickey Snake, in fibra di vetro, poliestere, resina e acrilici, creata per Dismaland, il distopico parco a tema ideato dall’artista nel 2015.

Guardando in una delle teche la maglietta commemorativa di questa installazione temporanea penso che uno dei miei reali rimpianti sia proprio quello di non essere riuscita a visitarla, ma spero che un giorno Banksy ci proporrà qualcosa di altrettanto dirompente e – è una promessa che faccio a me stessa – questa volta sarà pronta, non mi lascerò scoraggiare dalla distanza e dalle difficoltà di organizzare il viaggio. Quindi questo è solo un arrivederci.

Piè di pagina
Dove: Ferrara, Palazzo dei Diamanti, Corso Ercole d’Este 21
Quando: fino al 27 settembre 2020, tutti i giorni dalle 11.00 alle 21.00
Come: ingresso intero 10 euro (+ 1 euro per diritti di prevendita per l’acquisto del biglietto online)
Catalogo della mostra
Per approfondire: Affreschi urbani. Piero incontra un artista chiamato Banksy ; Banksy. Wall and piece; Banksy. Siete una minaccia di livello accettabile; Cercasi Banksy disperatamente, ed. 2020; La vera arte è non farsi beccare. Interviste a Banksy.
Un suggerimento in più: per scoprire tutte le bellezze di Ferrara noi abbiamo soggiornato in un appartamento nel cuore di Ferrara, a pochi minuti a piedi da Palazzo dei Diamanti, prenotato su airbnb.it*.

*In qualità di membro di Airbnb Associates, potrei ricevere una commissione per le prenotazioni tramite questo link che non incide sul prezzo pagato.

Mostra – Pittori fantastici della Valle del Po, Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara

“Negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo”

Un regalo inaspettato dalla visita a Ferrara, una passeggiata in solitaria tra le opere, potendo scoprirne i minimi particolari, senza fretta, in una ancora sonnolenta domenica mattina e a posteriori posso dire che qualche volta l’ignoranza paga. Probabilmente se avessi saputo prima che questa mostra ha visto, seppure in misura residuale, Vittorio Sgarbi tra gli organizzatori/promotori mi sarei domandata due volte se acquistare il biglietto e sì la mia antipatia per il personaggio è tale da avermi fatto saltare a piedi pari il suo scritto che apre il catalogo, ma visto che appunto ignoravo questo fatto, incuriosita innanzitutto dal titolo, ho effettuato la prenotazione. E non me ne sono pentita.
Muovendosi tra le sale, quasi seguendo il corso del fiume, visto che la mostra si articola in sezioni dalla connotazione non tanto tematica, quanto geografica, passando dal Monviso allo Scrivia, dallo Scrivia al Panaro, dal Panaro al Delta e poi fino al mare, si coglie appieno il significato della visione di Camillo Langone che ha voluto questa rassegna, quella sulle pareti è “arte del nostro tempo, del nostro spazio”, sono quadri che raccontano passato e presente (e un po’ di futuro) di un preciso territorio, suoi frutti.

Massimo Galliani, Un Po d’oro, 2018

Così come il percorso è radicato nello spazio padano, altrettanto lo sono i riferimenti musicali (solo accennati tramite qualche verso, ma non per questo meno protagonisti) che accompagnano il visitatore allo scoperta di un paesaggio reale e irreale, a tratti surreale, fantastico, così come creati dalla fantasia appaiono i personaggi che lo popolano.

Enrico Robusti, Affettazione liturgica, 2014

Visioni diverse, tecniche e stili diversi per un percorso non banale, lontano dai classici paesaggi, non meramente descrittivo, ma che apre spiragli sulla poetica dei singoli artisti – pagine del diario di un viaggio che si lasciano sfogliare a cavallo tra vedute e sogno.

E allora il catalogo della mostra diventa una sorta di guida in cui Langone narra l’esposizione procedendo dalla sorgente al delta, mescolando alla propria le voci degli artisti protagonisti in uno scritto suggestivo che propone spunti interpretativi e immagini evocative.
Una mostra a cui dedicare il giusto tempo e che credo colga appieno il legame con i luoghi da cui è nata e con la città che la ospita, chiudendo un cerchio che parte idealmente dalle ante d’organo di Cosmè Tura dedicate a San Giorgio che uccide il drago (1469), esposte al Museo della Cattedrale, al Trittico di San Giorgio e il drago (2020) di Giuliano Guatta.

Giuliano Guatta, Trittico di San Giorgio e il drago, 2020

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Dove: Ferrara, Padiglione d’Arte Contemporanea, Corso Porta Mare 5
Quando: dal 3 luglio al 27 settembre 2020, orari 10 – 13.00 e 16.00 – 19.30, chiuso il lunedì;
Come: ingresso intero 5 euro, gratuito per i possessori del pass Myfe. Prenotazioni  
Catalogo della mostra

Un fine settimana a Ferrara: fase 1 – la programmazione

La mostra di Banksy a Ferrara è lo stimolo che ci voleva per organizzare un fine settimana alla scoperta di una città dalle molte attrattive, il cui centro storico è incluso nella Lista dei Siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1995, come “Città del Rinascimento”, con la seguente motivazione “mirabile esempio di città progettata nel Rinascimento, che conserva il suo centro storico intatto e che esprime canoni di pianificazione urbana che hanno avuto una profonda influenza per lo sviluppo dell’urbanistica nei secoli seguenti”.

Per la programmazione della visita sono risultate essenziali alcune risorse:
1) il sito Airbnb per il pernottamento*
2) il portale turistico ufficiale della provincia di Ferrara
3) il sito per le prenotazione dei musei civici
4) le pagine dedicate a MyFe, la carta turistica di Ferrara

Pernottamento
In ogni luogo che visitiamo ci piace immergerci nella realtà quotidiana e soprattutto in questo periodo quando è ancora forte l’idea di “stare distanti” la scelta non poteva che cadere su una intera casa. Nella lista dei desideri soprattutto la posizione centrale e poi, ovviamente, un prezzo onesto. La scelta (felicissima) è caduta sulla proposta del superhost Federico, entro le mura, a dieci minuti a piedi tanto da Palazzo dei Diamanti che dal Castello Estense, in un palazzo d’epoca, con uno grazioso affaccio su un giardino interno. Tranquillità e buon riposo assicurato. A pochi passi una forneria che consente di provare anche qualche dolce tipico ferrarese, una gelateria con interessanti gusti stagionali, ristoranti e negozi, una farmacia. La cortesia e disponibilità di chi ci ha accolti hanno fatto il resto.
I plus: biciclette a disposizione degli ospiti e tantissimi materiali da consultare per godere appieno dell’offerta turistica della città.

“Giri in giro”
Per pianificare al meglio due giorni molto intensi abbiamo sfruttato al massimo il portale turistico, da cui è possibile scaricare anche molti materiali utili, come la cartina che accompagna nella passeggiata lungo i 9 chilometri delle mura cittadine o la guida per chi vuole spostarsi in bicicletta . Un portale fondamentale per conoscere le bellezze di Ferrara e costruire l’itinerario perfetto, su misura.
In realtà proprio questo percorso lungo le mura ci ha permesso di vivere una domenica pomeriggio nel verde, tra le piante, spesso in assoluta solitudine, muovendoci con lentezza, assaporando l’atmosfera rilassata, uno di quei magici momenti in cui l’unica cosa importante senza quella di mettere un piede davanti all’altro, lasciandosi trasportare.

Arte e cultura
Palazzi rinascimentali e musei, chiese e giardini, affreschi e collezioni di reperti archeologici, Ferrara ha davvero tutte le carte in regola per soddisfare gli amanti della storia e dell’arte.
Certo, dopo la quarantena, uno dei punti critici è sicuramente quello di capire quali monumenti e strutture siano aperti, in che orari e con quali modalità e ancora una volta ci affidiamo al portale turistico che propone un elenco in costante aggiornamento, con tutte le informazioni utili per evitare delusioni (ad esempio ad oggi la Torre dei Leoni e le prigioni nel Castello Estense sono ancora chiuse al pubblico, così come il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea) e spostamenti inutili.

Selezionati i luoghi del cuore e le esperienze da non perdere, nell’ottica delle nuove norme che regolano il contingentamento degli ingressi, abbiamo deciso di sacrificare un po’ di spontaneità e prenotare direttamente le diverse visite grazie al servizio gratuito offerto dai civici musei. Questa prenotazione serve esclusivamente per riservare il proprio posto nella data e all’ora prescelta, mentre il pagamento avviene direttamente alla cassa delle varie strutture (nota: il sistema non include il Museo Archeologico, a gestione statale).
Per coloro che intendono scoprire il mondo degli Estensi e molto altro di ciò la Città del Rinascimento ha da offrire a un prezzo vantaggioso è possibile acquistare, anche online, MyFe, un pass che include i principali musei e monumenti. Noi l’abbiamo provato e vi racconteremo a breve la nostra esperienza.
Sempre a proposito del panorama museale e artistico, vale la pena ricordare che dal 1° luglio al 31 ottobre 2020, nell’ambito della campagna “Ferrara rinasce”, è prevista una riduzione del 30% della tariffa intera per l’ingresso ai Musei Civici, consegnando alle biglietterie il coupon rilasciato dall’Ufficio Informazioni Turistiche della città a fronte della presentazione di uno scontrino o ricevuta delle realtà economiche della città, di importo pari o superiore a 10 euro.

Piè di pagina:
*In qualità di membro di Airbnb Associates, guadagno quando prenoti tramite questo link.
Per approfondire la visita della città: Saper vedere la città: Ferrara di Biagio Rossetti in formato Kindle; Per le vie di Ferrara. Edicole devozionali mariane e simboli religiosi; Ferrara. Città d’arte in formato Kindle.

Mostra – Piccoli oltraggi a grandi opere, Eros Mauroner, Brescia

La visita alla nuova rassegna al Ma.co.f. a Brescia ha rappresentato la prima reale uscita dopo la quarantena, quindi ha segnato una sorta di punto di svolta.
Devo però ammettere che non ero partita con un grande entusiasmo, forse perché la locandina non mi aveva catturato particolarmente, forse perché ero convinta che l’altra mostra in programma (di cui scriverò a breve) mi avrebbe affascinato maggiormente. A posteriori, posso dire di essere entrata nella vecchia sede del tribunale bresciano con un’idea e di esserne uscita con un’altra, opposta.

Tutto è iniziato da una melagrana – ci ha raccontato Eros Mauroner, prestatosi gentilmente a condurre i visitatori tra le diverse sale – e da quel particolare, contemporaneamente centrale e marginale di un dipinto, è nata l’ispirazione per un progetto articolato che “cerca di stabilire un nesso di continuità tra l’osservatore e l’opera d’arte, attraverso la dissacrazione e la provocazione”, da qui quel concetto di oltraggio, anche se credo si possa parlare altrettanto correttamente di o-m/ltr-aggio.
L’idea di fondo è quella di estrapolare un dettaglio, un singolo elemento (spesso neppure il principale) di un quadro ben noto e di rileggerlo attraverso la lente della macchina fotografica, mettendone in luce – o caricandolo – di una valenza simbolica, ponendolo all’interno di un intero sistema interpretativo, di una diversa “grammatica” visiva.

La mostra è costruita per accostamenti dittici, a cavallo tra parallelismo e contrapposizione, proponendo una lettura laterale, senza retorica, dell’opera d’arte, che parte dall’originale, evidenzia il particolare da interpretare e lo accosta, fisicamente, alla sua rielaborazione fotografica, in una sequenza in cui è forte un elemento di rottura, che spinge l’osservatore a interrogarsi, a reagire, ad abbandonare l’atteggiamento passivo del mero spettatore sotto i cui occhi scorrono i quadri di un’esposizione, o, come scrive il fotografo, “a scandagliare l’opera, senza trascurare gli elementi compositivi e le possibili variazioni che mentalmente possiamo produrre”.

I dettagli assumono dunque la funzione di caratterizzazione del significato, sembrano prendersi la rivincita dopo essere stati trascurati troppo a lungo, catturano lo sguardo e conquistano un ruolo da protagonisti, si svelano nella loro unicità, acquistando nuova definizione.

Anche se, per acquistare questa nuova definizione, per riappropriarsi della scena, devono sacrificare la propria integrità fisica, devono essere distrutti, come se questo fosse il primo passo inevitabile di un processo di rinascita dinnanzi al pubblico. La materia che cambia forma per consentire una nuova percezione.

In un’ottica in cui non vi è pretesa di riprodurre, ma semmai di richiamare, l’oltraggio diventa un espediente per cambiare prospettiva, sempre, comunque, alla ricerca della bellezza…

Piè di pagina
Dove: Brescia, Ma.co.f – Centro della Fotografia Italiana, Via Moretto 78, Brescia
www.macof.it/piccoli-oltraggi-grandi-opere/
Quando: fino al 2 agosto 2020, venerdì, sabato e domenica dalle 15 alle 19
Come: ingresso libero

Mostra – MAX BI. Urban Animals, Colossi Space Lab

In quest’ultimo periodo così incerto credo che per molte persone, e sicuramente per chi sta scrivendo, l’arte abbia rappresentato un’ancora o meglio un faro verso cui puntare. Si sono contati innumerevoli tentativi, da parte di istituzioni museali e gallerie e di diversi addetti ai lavori di rafforzare il legame con il pubblico, ma non tutti hanno avuto successo, forse perché spesso non erano probabilmente sostenuti da un reale progetto, da una visione che andasse al di là di una mera galleria statica di immagini delle opere per offrire a quello stesso pubblico almeno l’impressione di un contatto più ravvicinato con le opere e non solo di sfogliare online le pagine di un catalogo.
Per questo quando ho casualmente scoperto la mostra virtuale organizzata da Colossi Arte Contemporanea – una galleria nel cuore di Brescia di cui ammiro ogni volta le vetrine – non mi sono lasciata prendere dall’entusiasmo. Ero, francamente, più preparata all’ennesimo “meh” che all’effetto “wow”. Invece mi sono dovuta ricredere, perché l’esperienza all’interno di Colossi Space Lab ricorda quella in galleria, dal vivo, consentendo realmente di spostarsi tra i quadri esposti, di ingrandirli per ammirare i diversi particolari, di leggere i cartellini e persino di seguire una sorta di visita guidata in un ambiente 3D.

“Welcome to the (urban) jungle” questo potrebbe essere il sottotitolo della mostra Urban Animals – una giungla coloratissima, pop, surreale e giocosa, mai banale, quella immaginata e realizzata da Max Bi, quasi una serie di graffiti su tela di grandi dimensioni che potrebbe tranquillamente trovare spazio sui muri della nostra città, in tutte quelle aree dismesse, post-industriali in cui, come in questa rassegna, il grande assente è proprio il cosiddetto animale culturale, l’uomo, tutt’al più ridotto a una sagoma, a figurina di contorno, a immagine di sé stesso, talvolta a teschio su un cartello.

L’assenza è però solo dell’uomo, non già del genere umano che pur passato in secondo piano ha lasciato forti tracce di sé nell’ambiente che ha modellato e in cui sono inseriti gli animali che diventano appunto “urbani”. Macchine e grattacieli, negozi, semafori, strade e autostrade, ma soprattutto tante, tantissime porte e finestre e sbarre a queste finestre, forse non più per tenere fuori l’altro, quanto per tenere dentro noi stessi. Prigioni e gabbie, ma chi le abita davvero?

Courtesy of Colossi Arte Contemporanea

Una domanda che l’artista lascia aperta, anche se, tra i ricorrenti segnali di pericolo, sembra essere la natura a emergere vittoriosa, a riappropriarsi dei propri spazi in un futuro post-pandemico.
Dallo sfondo, da quell’ambiente urbano di cui si diceva in precedenza emergono, infatti, i protagonisti indiscussi, gli animali, esotici o più comuni, tutti rivisitati a tinte forti, sovente rendendoli simili a fumetti, a tratti dotandoli di caratteristiche antropomorfe.

Courtesy of Colossi Arte Contemporanea

Nel complesso una mostra davvero interessante soprattutto perché ancora una volta l’arte riesce al contempo a essere un portale verso altri mondi, una via di fuga dalla realtà e dal quotidiano e una finestra sul qui, sull’adesso, sul mondo che abitiamo.
Guardando al di là del tripudio di colori sgargianti, di una solo apparente spensieratezza, Max Bi ci offre spunti di riflessione sul futuro, sulla realtà che ci circonda, sul suo percorso artistico e sulla nostra impronta su questo pianeta.

Piè di pagina
Dove: Colossi Space Lab
www.colossiarte.it
Quando: dal 7 maggio al 30 giugno 2020
Come: ingresso gratuito, visita nello spazio virtuale 3D

Vivere Brescia #5

Brescia torna ad animarsi con diverse proposte culturali interessanti che si aggiungono alla riapertura dei Civici Musei e alla personale di Lori Nix negli spazi di Paci contemporary.
Una delle mostre abbiamo già potuto “visitarla” e ne parleremo qui a breve sul blog, mentre per le altre il sipario si alzerà il 13 giugno.

Dal 8/06/2020 al 14/06/2020

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MAX BI Urban Animals

Dopo la sede di Brescia e quella di Iseo Colossi Arte Contemporanea inaugura la sua galleria virtuale – Colossi Space Lab – con la mostra “Urban Animals” che raccoglie un’ampia selezione dell’omonima serie realizzata da Max Bi. Un’esperienza di visita interattiva davvero piacevole che unisce alla sensazione di muoversi realmente tra le sale, liberamente o seguendo una visita guidata, la possibilità di ingrandire le tele esposte per ammirarle in ogni dettaglio e non manca neppure una nota del curatore

Categoria: Arte
Dove: Colossi Space Lab
Quando: dal 7 maggio al 30 giugno 2020
Cosa: Mostra temporanea
www.colossiarte.it
Ingresso libero

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Ma.Co.f – Centro della fotografia italiana
Christopher Broadbent, “Il grande incanto”
Eros Mauroner, “Piccoli oltraggi a grandi opere”

Il Macof riprende l’attività con due mostre temporanee che si affiancano alla collezione permanente che racconta i percorsi della fotografia italiana nel secondo Novecento.
La prima rassegna, “Il Grande Incanto”, porta i visitatori alla scoperta dell’opera fotografica still life di Christopher Broadbent.
Nella serie Quello che resta. Storie di retrocucina l’artista, con particolare attenzione ai piani prospettici, accosta elementi naturali e inanimati inserendosi nella tradizione della natura morta.

Rientra invece nel programma più ampio di valorizzazione della fotografia bresciana la seconda mostra Piccoli oltraggi a grandi opere che vede protagonista Eros Mauroner, un fotografo che spesso ha fatto proprio dell’architettura cittadina una delle protagoniste dei suoi ritratti.

Categoria: Fotografia
Dove: Ma.Co.f, Via Moretto 78
Quando: dal 13 giugno al 2 agosto 2020 solo venerdì, sabato e domenica, dalle 15 alle 19
Cosa: mostra temporanea
christopher-broadbent-grande-incanto
piccoli-oltraggi-grandi-opere/
Ingresso libero e contingentato

Vivere Brescia #4

Voglia di riappropriarsi degli spazi cittadini e della provincia, voglia di riempire mente e occhi di nuove suggestioni anche con la riapertura di musei e gallerie d’arte. In questo periodo così incerto qualche proposta per (ri)scoprire il patrimonio bresciano sempre all’insegna di “tutta la bellezza che c’è” nel miglior stile di #indirezionenoncasuale

Dal 1/06/2020 al 7/06/2020

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Lori Nix: “Il potere della natura”

Paci contemporary si dimostra ancora una volta il punto di riferimento (ben oltre i confini cittadini) per tutti gli amanti della staged photography. Una visita alla galleria offre una panoramica dell’intero percorso artistico dell’artista americana che si muove a cavallo tra fotografia e installazione, realizzando complicati microcosmi da cui l’essere umano è scomparso, lasciando però tracce ben visibili del proprio passaggio. In mostra anche alcuni lavori della serie “The City”, tuttora in corso d’opera. Un appuntamento da non perdere per chi ha sempre avuto una passione per le case di bambola, i diorami e le miniature e per chi immagina i diversi scenari di un (lontano) futuro post-apocalittico.

Categoria: Fotografia
Dove: Paci contemporary gallery, Via Borgo Pietro Wuhrer 53 – Borgo Wuhrer
Quando: dal 19 maggio 2020
Cosa: Mostra temporanea
https://www.pacicontemporary.com/mostra/brescia/
Ingresso libero negli orari di apertura della galleria. Prenotazione consigliata.

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Civici musei di Brescia

Riaprono con nuove modalità di fruizione la Pinacoteca Tosio Martinengo e il Museo di Santa Giulia.
Le visite saranno accompagnate dagli operatori museali che guideranno gli ospiti attraverso il patrimonio bresciano e la stratificazione di secoli di storia. Un’occasione per ammirare, ad esempio, la scuola pittorica bresciana del ‘500 nelle sale della Pinacoteca oppure per compiere – in pochi passi – un “viaggio attraverso la storia, l’arte e la spiritualità di Brescia dall’età preistorica ad oggi”.

Categoria: Eventi
Dove: varie sedi
Cosa: visite guidate
Su bresciamusei.com è stata creata un’interfaccia utente immediata che indica giorno per giorno la disponibilità per gli ingressi nei diversi siti.

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Fondazione Paolo e Carolina Zani

La villa di famiglia, ora trasformata in casa-museo, ospita la collezione di dipinti, sculture, arredi e oggetti d’arte applicata, raccolti in oltre trent’anni da Paolo Zani che raccontava di aver collezionato per esprimere il proprio gusto, per appagare la propria curiosità e per abitare il bello attraverso l’arte. In quest’ottica la nuova vocazione degli spazi non ha voluto cancellare la sensazione di entrare in una dimora privata.
Per completare la visita non può mancare una passeggiata nel giardino e lungo i loggiati che creano un percorso in cui l’opera dell’uomo (sculture, fontane, elementi architettonici) dialoga con la natura.

Categoria: Casa Museo
Dove: Via Fantasina 8, 25060 Cellatica – Brescia
Cosa: visite guidate
Ingresso a pagamento, solo visite guidate su prenotazione
https://www.fondazionezani.com/casa-museo/

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Beatles day 2020

La trentunesima edizione del Beatles Day a Brescia celebra un compleanno importante, i 50 anni di “Let it be”, in una versione inedita, interamente online.
Sul palco virtuale si alterneranno numerosi gruppi e artisti e ci giungono voci di ospiti davvero speciali che arricchiranno l’intera giornata di domenica e anche l’anticipazione in musica di sabato pomeriggio.

Categoria: Eventi
Dove: online, diretta Facebook e Instagram
Quando: 6 e 7 giugno 2020
Cosa: Esibizioni, musica, racconti, interviste
Maggiori informazioni su http://www.beatlesiani.com/home/news-ed-eventi/387-il-beatles-day-2020-il-7-giugno-a-brescia.html

Mostra – Il potere della natura, Paci contemporary, Brescia

I don’t really have a death wish, it just seems that way. (L. Nix)

Tornare dopo un lungo periodo ad “andar per mostre” rappresenta un nuovo passo verso quella cosiddetta normalità che è stata stravolta dall’emergenza sanitaria.
Questi mesi, al netto di una pletora di slogan vuoti e falsamente consolatori, hanno mostrato quanto il genere umano in senso lato, con la sua arroganza e incapacità di imparare dagli errori, propri e altrui, sia fragile, transitorio, forse destinato a scomparire.
E proprio questa assenza dell’uomo è al centro della ricerca artistica di Lori Nix in mostra negli spazi bresciani di Paci contemporary.
La galleria torna a ospitare una personale dell’artista americana, esponente della staged photography, dopo “Another World” (2012), un altro tassello di quell’altro mondo, o meglio di quel mondo alla fine del mondo (umano) che la Nix racconta per immagini da ormai oltre vent’anni.
Sulle pareti possiamo ripercorrere il percorso della fotografa, dal 1998 con i lavori dedicati a ciò che conosceva meglio, il Kansas rurale in cui in cui era cresciuta, rivisitato come una moderna Dorothy che alle scarpette ha sostituito la macchina fotografica,

Snow storm, 1998, dalla serie Accidentally Kansas, courtesy Paci contemporary

agli insetti della serie Insecta magnifica, che onestamente è quella che mi coinvolge di meno, fino alle suggestioni, ai silenzi quasi parlanti delle serie Some other places (2000-2002) e Lost (2002-2004),

Bounty, 2004, dalla serie Lost, courtesy Paci contemporary

per arrivare alla rappresentazione del “dopo”, di una realtà post apocalittica in cui in un ambiente ormai urbano, il risultato dell’attività dell’uomo si sgretola sotto gli occhi degli spettatori, liberando spazi che, in alcuni casi, vengono progressivamente riconquistati dalla natura con la serie The City, tuttora in corso. In questo ultimo filone della produzione di Lori Nix emergono i temi cardine della sua poetica, dalla scelta di muoversi lungo una linea sottile che separa l’installazione dalla fotografia, a una componente surreale che permette di identificare che quelli ritratti non sono luoghi reali, non sono il risultato di eventi realmente accaduti, sono piuttosto simboli. L’idea non è riprodurre il vero, quanto per dirla con le stesse parole dell’artista “rappresentare figure del (mio) mondo interiore, non del mondo che esiste là fuori”. Verità o finzione o ancora qualcosa di diverso, con la fotografia che fissa un microcosmo che è al contempo reale e fittizio.

Museum of Art, 2005, dalla serie The City, courtesy Paci contemporary
Control room, 2010, dalla serie The City, courtesy Paci contemporary

Probabilmente è per questo che osservando Museum of Art, in cui il trionfo della natura è tutto in quelle piante che crescono infiltrandosi tra i muri, negli interstizi, o ancora Control room, in cui domina un senso di decadenza, la sensazione è ben diversa da quella che si prova guardando soggetti analoghi, o molto simili fotografati in tutta la loro terribile realtà da Gerd Ludwig. Non prevale quindi l’angoscia e il senso di desolazione non è opprimente, spesso rotto da singoli dettagli colorati, il vuoto, l’assenza paiono forieri di cambiamento, questa sorta di mancanza può essere letta come fonte di possibilità. Certo è vero, la civilizzazione è in rovina, l’uomo è scomparso, ma non così le sue tracce, non solo sotto forma di meri oggetti di consumo, ma anche dei frutti, ben più duraturi, del suo ingegno, del suo talento.
Resta in ogni caso, credo, una domanda in sottofondo, ossia se questo sia davvero il futuro che ci attende o se messe di fronte a queste visioni post-catastrofiche le persone sapranno scegliere un’altra via. Le singole fotografie diventano così, nell’intenzione dell’artista, “spazi sicuri” per riflettere, in particolare sulle sempre più pressanti sfide ambientali .

Una menzione speciale merita la cura dell’allestimento in galleria in cui non sono solo le opere a essere protagoniste, ma l’intero processo creativo di Lori Nix grazie alla presenza di alcune miniature create appositamente – utilizzando materiali comuni – per comporre i minuziosi e complessi diorami che verranno poi fotografati in pellicola con una macchina di grande formato, senza ulteriori interventi o manipolazioni dell’immagine finale.

Anatomy classroom, 2012, dalla serie The City, courtesy Paci contemporary

Non posso che chiudere con la fotografia che sceglierei se dovessi “condensare” Lori Nix in una ipotetica raccolta di singole opere al capitolo staged photography e raccomandare la visita di questa mostra – a ritmo lento, magari tornando sui propri passi più volte per cogliere sfumature e dettagli.

Circulation Desk, 2012, dalla serie The City, courtesy Paci contemporary

Piè di pagina
Dove: Brescia, Paci contemporary, Via Borgo Pietro Wuhrer 53.
http://www.pacicontemporary.com
Quando: dal 19 maggio 2020 negli orari di apertura della galleria
Come: ingresso libero. Consigliata la prenotazione della visita.
Per approfondire: Lori Nix. Another world, VanillaEdizioni (testi in italiano e inglese) in vendita in galleria, Lori Nix: The City, 2013 in lingua inglese

Riflessioni – Il turismo responsabile: RAM Viaggi (parte II)

Per marcare un momento molto particolare, non un “libera tutti” ma un primo tentativo di ritornare a una vita sociale, di relazione, che per il collettivo indirezionenoncausale vuol dire anche, soprattutto, ricominciare a progettare viaggi futuri, riprendiamo il filo del discorso legato al turismo responsabile, con la seconda parte dell’intervista a Renzo Garrone di RAM Viaggi, in cui si parlava di progetti per il 2020, prima che la pandemia cambiasse il nostro orizzonte quotidiano e, probabilmente, di medio periodo.

Dopo aver scoperto chi è RAM Viaggi ci immergiamo nel cuore di questa riflessione sul turismo responsabile.

D. Il dibattito sul fenomeno del turismo globale, con i turisti accusati di essere più colonizzatori che viaggiatori, sulla prevalenza della condivisione delle immagini sui social rispetto al piacere della scoperta e della conoscenza, si ripropone (banalmente) ogni estate. Ma si tratta per lo più di articoli dai titoli urlati, zeppi di luoghi comuni. Manca una reale volontà di confrontarsi seriamente sul tema dell’iperturismo a livello mondiale, mentre tra il pubblico pare essersi persa l’idea, per dirla con Claudio Magris, che “viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra”(1).
Dal tuo punto di vista privilegiato di viaggiatore consapevole ritieni che l’overtourism sia un problema reale, soprattutto nei paesi del cosiddetto sud del mondo, e pensi che in qualche misura il turismo responsabile possa essere contemporaneamente utile a lottare contro questa minaccia e cancellare vecchi (e nuovi) stereotipi?

R. Mi piace intanto l’espressione iperturismo, secondo me assai più azzeccata che overtourism. Quel che dite è tutto vero. Ed il fenomeno rappresenta un problema anche nel sud del mondo. Alcuni luoghi sono stati talmente inflazionati in questi ultimi anni, tanto che registrano gli stessi identici problemi: sovraffollamento, traffico, aumento prezzi del posto, espulsione dei residenti, banalizzazione culturale, e la triste, spintissima, mercificazione dell’offerta. Ovviamente se più persone, più operatori, più gruppi bene assortiti, più viaggiatori indipendenti, praticassero davvero del buon turismo responsabile, questo sarebbe uno strumento efficace per il cambiamento. Il punto è però che si parla di turismo responsabile, a volte fino alla nausea, ma non lo si pratica realmente – e in questa critica metto un po’ tutti, qualche volta anche noi stessi, anche me stesso. C’è modo e modo di fare le cose, perché le differenze esistono e se messe in atto generano ulteriori differenze, nel bene e nel male.
Da una parte si è verificata – senza quasi ce ne accorgessimo – una sorta di mutazione antropologica (il copyright di questa definizione non è mio, ma di Paolo Grigolli, direttore TSM, Trento), e il turismo in eccesso (agito da persone non consapevoli del fenomeno di cui sono parte, e che contribuiscono a creare) ne è lo specchio. Oggi pare che tutti possano fare tutto, viaggiare di punto in bianco a 10.000 km di distanza senza alcuna preparazione pregressa. Non ci sono limiti se non le paure, largamente indotte dalla propaganda, per le quali ad esempio l’Iran significa oscurantismo e magari belle moschee, ma nient’altro; la paura della guerra, e allora non ci si va. Ma poi c’è la banalità della mercificazione totale in agguato, c’è l’universo articolato dei luoghi comuni, per i quali Bali è giusto spiagge e divertimentifici, e da lì non si esce. Rari coloro che approfondiscono per conseguire un’immagine più articolata dei luoghi (questo introdurrebbe il tema del tornare nei luoghi, ma sarebbe un altro capitolo, che per me è azione comunque necessaria per capire meglio). Ci si domanda, a vote increduli: ma è possibile che poi in viaggio ai più basti la conferma di questi stereotipi? Eppure per la maggior parte dei turisti, oggi, schiavi di un tempo libero assai limitato, sembra vada bene così.
Per me quale essere umano è quasi umiliante – cerco di fregarmene ma mi fa spesso anche rabbia – notare il trionfo “della prevalenza della condivisione delle immagini sui social rispetto al piacere della scoperta e della conoscenza”. Quello che trionfa è la superficialità, che sarebbe un ingrediente da bandire, tipo lo zucchero bianco. Ma che spunta inevitabile se, nel viaggio, non c’è tempo abbastanza e se non c’è la motivazione né l’abitudine ad approfondire. Questi due, se praticati sul serio, sono due degli ingredienti-chiave del Turismo Responsabile. I più eretici, quelli intorno a cui è nata però – a partire dagli anni ’90 – la nostra (fragilissima, misconosciuta, ma viva) “scuola italiana”.
Moltissimi utenti non hanno questa spinta, quindi c’è un problema di psicologia, a monte. A valle invece è una questione di tecnica turistica, se posso permettermi, che è però anche scelta politica, che deriva dalle pastoie commerciali dell’offerta locale e degli operatori professionali. Per esempio in un bel luogo archeologico, mettiamo il comprensorio di Angkor in Cambogia, o Pagan in Birmania, si può sempre aggiungere una giornata per vedere anche luoghi meno celebri nella stessa zona, sennò davvero, come dicevi tu all’inizio, si è venuti solo per piantare delle bandierine? (che per il turista significa, smarco, fatto anche questo). È necessario che la gente acquisisca maggiore consapevolezza: anche in una Venezia o in una Firenze, se ti allontani di 500 metri dai luoghi dell’iperturismo, la maggior parte dei posti tornano ad essere vivibili più normalmente. Che significa visitabili semplicemente. Ecco, per fare del buon turismo, e incidentalmente anche per decongestionare, si può partire dalla propria iniziativa, voglia, curiosità – staccandosi dal gregge. Spesso la qualità dipende da cosa fai e dal come lo fai, non dal dove vai in senso stretto. In una certa località puoi vedere un grande tempio famoso, pieno di gente, e magari affollato spesso di troppi turisti – perché oggi va così – ma successivamente puoi allontanarti, incontrare qualcuno del posto, certo può funzionare bene se si tratta di qualcosa di organizzato prima. Puoi anche chiedere alla tua guida, per esempio, di uscire dagli schemi. Gli interlocutori potrebbero poi essere amici ma anche, per esempio, di organismo di sviluppo sociale. Si può andare a casa delle persone, dove si capisca meglio come si vive, si può mangiare con loro, la condivisione è un ottimo sistema per colmare il gap tra culture…
Può cambiare insomma la prospettiva, lo stesso luogo può essere declinato in molti modi. Alcune di queste modalità meno convenzionali di viaggio restituiscono profondità, e quel che accade te lo ricorderai per sempre. Di altre visite, specie quelle prive di incontri significativi, probabilmente resterà molto meno. Un’immagine più superficiale.
Questo non significa che l’incontro vada considerato come obbligatorio per legge, non siamo talebani. Certa arte e certa natura possono essere fruite, e magari anche meglio, senza l’interferenza di altri esseri umani. Ma in generale, credo che l’incontro sia un ingrediente-chiave del turismo responsabile.

D. Torniamo a parlare specificamente di viaggi. Per noi, che ben conosciamo il catalogo delle proposte di RAM Viaggi sarebbe difficilissimo rispondere a questa domanda, ma magari per te è più semplice… qual è il viaggio che più vi rappresenta e perché? E quello a cui sei più legato sentimentalmente e quello che invece non riesci (quasi) mai a far partire?
R. Difficilissimo anche per me. Questi viaggi sono almeno dieci! Dico India del sud, per il livello di contatto umano che si rende possibile attraverso una permanenza di diversi giorni consecutivi in homestay, con alloggio e ristorazione in famiglia. Ma dico anche Nepal, Valle di Kathmandu, per la incredibile quantità di relazioni amicali che RAM ha sviluppato sul territorio, tra l’altro in un un’area circoscritta, che consentono davvero di fare un viaggio diverso da qualsiasi altro. E dico necessariamente Iran, un paese dove il nostro turismo ha un significato profondo, dove la gente ti cerca per dimostrare che esiste, che non sono terroristi. Un paese poi, al di là di questo, davvero bellissimo. Ma dovrei dire anche Indonesia, perché si tratta un luogo dove la dolcezza delle persone mi ha sempre incantato. E con queste quattro citazioni faccio un torto alla bontà di altre destinazioni.

D. Progetti futuri. Il viaggio che ancora non sei riuscito a organizzare, ma che speri di riuscire a proporre prossimamente (se vuoi abbiamo qualche suggerimento) e la meta che da viaggiatore vorresti tanto riuscire ad esplorare.
R. Prossimamente RAM apre il Giappone, a primavera 2020. Vado in Giappone a costruire il viaggio tra novembre e dicembre del 2019, in pratica sto partendo! Vorrei aggiungere poi tanti altri viaggi con molto tempo in natura, con trekking che siano belli ma anche facili, non estremi (anche perché non me lo posso più permettere, non solo perché non lo vogliono i nostri clienti).
Mi piacerebbe ripartire e ampliare la nostra offerta in Turchia, attualmente sospesa del tutto, ma con questo regime davvero non ce la sentiamo. Ma passerà anche Erdogan…
Mi piacerebbe inoltre aggiungere parecchio Medio Oriente, ma c’è sempre qualche guerra e si tratta quindi, per noi piccolissimi, di investimenti rischiosi.
Aggiungeremo di sicuro nuove mete in Indonesia. Le isole sono 17.000…
E aggiungeremo viaggi con gli esperti, che alzino il livello culturale del singolo viaggio: costeranno di più ma ne varrà la pena.

Per ora ci fermiamo qui, ma torneremo presto a parlare di turismo responsabile, di nuovi paradigmi per viaggiare e di iperturismo. Nel frattempo non smetteremo di esplorare.

(1) Claudio Magris, L’infinito viaggiare

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Fotografie di Renzo Garrone
Per approfondire: per Kindle in lingua inglese Overtourism: Tourism Management and Solutions*; per Kindle in lingua inglese Overtourism: Excesses, Discontents and Measures in Travel and Tourism*; https://officinadeisaperi.it/tag/iperturismo e tutti i libri di Renzo Garrone acquistabili su https://renzogarrone.com/index.php/libri