Angoli nascosti: Sala dei Cavalieri (Brescia)

Ci sono angoli nascosti in ogni città, che nemmeno chi vi è nato e cresciuto spesso conosce, per mille diversi motivi.
A Brescia è il caso della Sala dei Cavalieri, a Palazzo Broletto, in quelle che oggi sono le soffitte del lato sud di un luogo storicamente centro del potere cittadino, sede del Podestà e del Consiglio generale.
Riscoperto quasi per caso intorno al 1945 l’imponente affresco, della lunghezza di circa 50 metri e alto approssimativamente 9 metri, decorava in origine l’antico salone dal soffitto interamente ligneo del palazzo, prima della sua trasformazione seicentesca e, soprattutto, prima che una mano di calce e gli scaffali dell’Archivio Storico Civico lo nascondessero completamente.

Salendo la scala a chiocciola in pietra ci si muove a ritroso nel tempo, per ritornare a quello che era un salone unico, luminoso grazie alle polifore e bifore che si aprivano sulle sue pareri, adornato dal più lungo affresco in Italia a tema profano risalente al 1270 – 1280.
La decorazione rappresenta uno splendido esempio della pittura infamante  o pittura d’infamia che nel Medioevo rappresentava un’autentica pena, una sorta di strumento punitivo per i “fuorilegge”, destinata a raffigurare, dileggiandolo a futura e perenne memoria, chi aveva cospirato o agito contro il Governo del Popolo.

La lettura del racconto per immagini che corre lungo due muri inizia dal lato opposto a quello della porta d’ingresso, con una processione di cavalieri ghibellini, come mostrano le insegne, incatenati e dolenti, cacciati da Brescia – simboleggiata da una delle sue porte – come traditori. I protagonisti sono ritratti, per la maggior parte, in atteggiamento dolente per l’espressione del viso, la testa inclinata poggiata sulla mano (nell’iconografia medievale da leggere come un segno espressivo del  dolore), incatenati uno all’altro. Ogni cavaliere ha dietro la testa una sorta di borsa nera in cui molti storici hanno voluto interpretare come la rappresentazione della sua colpa e del suo crimine, ossia l’attaccamento al denaro e il conseguente uso della politica per i suoi interessi. La fascia del dipinto inferiore ritrae il mondo, più scomposto, arrogante e volgare degli scudieri che accompagnano gli esponenti della nobiltà cittadina nella loro disonorevole sfilata. Restano poche tracce dell’iscrizione, inserita successivamente, che correva sopra i cavalieri, indicando i nomi dei personaggi rappresentati per garantirne la riconoscibilità, in quella che si può considerare come una trascrizione per immagini delle identità delle persone bandite, raccolte successivamente in un registro a partire dal 1280.

Sul lato in cui si apre la porta d’ingresso le pitture infamanti si interrompono, per lasciare spazio a una finalità ben diversa per la forza comunicativa delle immagini: dopo l’infamia, la celebrazione, l’esaltazione della presa del potere signorile.
Quella che inizialmente doveva essere una zona vuota, tra due cornici, è stata successivamente riempita con un l’affresco che illustra la pace di Berardo Maggi (25 marzo 1298) con cui si pose fine alle lotte tra la fazione guelfa e quella ghibellina e che segnò l’inizio della signoria del presule in città.

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Sala dei Cavalieri
Dove: Palazzo Broletto, Brescia
Quando: solo in occasione di aperture straordinarie
Letture per approfondire: https://u-pad.unimc.it/retrieve/handle/11393/41485/939/026_045_storia%20nella%20pittura.pdf, http://www.academia.edu/23233229/_Prime_pitture_d_infamia_nei_Comuni_italiani_immagini_come_documenti_immagini_come_fatti, http://www.ateneo.brescia.it/controlpanel/uploads/altre-pubblicazioni/A-I-09%20Milani.pdf

Una sera a teatro: The Black’s Tales Tour

Arrivederci all’anno prossimo!

Con The Black’s Tales Tour di Licia Lanera si chiude per me il Festival Wonderland 2018.
L’idea di riproporre, di raccontare alcune delle fiabe più note senza le componenti zuccherose e consolatorie è stata già esplorata in passato, ma in questo caso l’obiettivo era puntato su una sorta di immersione dei personaggi femminili nella vita reale, con le loro ossessioni e le loro paure, fino a che i confini tra fiaba e realtà perdessero di definizione, scomparendo tra insonnia e incubi notturni.
Queste le premesse e le promesse – onestamente secondo me non interamente mantenute – dello spettacolo andato in scena sabato scorso.

L’inizio è potente, con un’apparizione a cavallo tra lo ieratico e l’alieno, grazie a un ottimo uso delle luci, che proseguirà per l’intera rappresentazione. Non altrettanto ottimo, purtroppo, il sonoro, che a tratti copre la recitazione, facendole perdere di incisività, così come mi è parsa poco felice la scelta del costume che, accompagnato a talune pose, rischia di far scadere in una inutile volgarità, tratto saliente di quella Lady Gaga a cui alcuni commenti hanno accostato la protagonista, di cui ho invece sinceramente ammirato la capacità di occupare la scena, tanto fisicamente che emotivamente per tutta la durata dello spettacolo.

Ci sono momenti assolutamente divertenti e non ho potuto non lanciare uno sguardo a M. che alzava gli occhi al cielo alla domanda su “cosa fare con 78 paia di scarpe”, ma il ritmo nel complesso è un po’ altalenante e gli avrebbe forse giovato qualche taglio per evitare una certa ripetitività.
Fortunatamente, tra gli alti e bassi, la chiusura dello spettacolo è inaspettata, originale, sospesa tra sogno e realtà, tra conscio e inconscio, su una nota alta che invita alla riflessione e riporta alla fascinazione iniziale di questo autentico one woman show energetico e frizzante.


@xxx courtesy of Festival Wonderland / Residenza IDRA

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The Black’s Tales Tour di e con Licia Lanera
Dove: Spazio teatro IDRA, Festival Wonderland 2018
Quando: 1 dicembre 2018
http://www.wonderlandfestival.it/

Una sera a teatro: me.me.do. Meccanica del melodramma dozzinale

Penso di aver capito. Un uomo che dice a se stesso cose sensate non è più pazzo di un uomo che dice ad altri cose insensate (Rosencrantz e Guildenstern sono morti)

Amleto è probabilmente l’opera shakesperiana che ho visto più spesso a teatro, dalle rappresentazioni classiche alle ardite riletture, non sempre apprezzabili, da parte di compagnie teatrali più o meno note, mentre Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard rientra in quel ristretto elenco di opere che mi spingono a comprare il biglietto dello spettacolo quasi a prescindere da ogni altra considerazione.
me.me.do – la meccanica del melodramma tradizionale era quindi un appuntamento che aspettavo con un misto di curiosità, con grandi aspettative e, onestamente, con un fondo di timore, perché più alte sono le aspettative, più cocente è la delusione se vengono disattese.

Ottimi ingredienti e cottura perfetta per questa “insolita minestra”.

Il Festival Wonderland 2018 si conferma un calderone di progetti interessanti.
Il libero studio dall’opera di Stoppard proposto dal Collettivo Andrico/Apostoli/Palazzo/Strada/Turra, gruppo di artisti bresciani riunitosi per la prima volta in occasione del Festival Wonderland 2018 è uno spettacolo pienamente riuscito, divertente senza mai essere sguaiato. Uno “Stoppard che non è Stoppard”, ma in cui si respira sotto sotto quella stessa aria di straniamento che accompagna nell’originale le vicende dei due gentiluomini, che furono relegati dal Bardo a un ruolo di mere comparse e poi promossi, finalmente, protagonisti restando tuttavia alla mercé del caso e all’oscuro dei disegni altrui.
Sono passati molti anni dalla sua data di pubblicazione, ma il testo, nella rilettura del collettivo, mantiene tutta la sua freschezza, la capacità di sorprendere e far riflettere su una condizione umana eterna e immutabile con una buona dose di levità. E proprio questa levità è accentuata dal collettivo, con i toni e i cambi repentini di registro e, soprattutto, con il sapiente ricorso al cambio degli occhiali per dar vita agli altri personaggi da parte di Antonio Palazzo, proponendo una chiave di lettura interessante. Uno studio quello che si sviluppa sotto gli occhi degli spettatori che diventa a tratti pop, in cui è la lingua stessa a essere svecchiata oltre ai costumi, ancora una volta con mano leggera.
I tempi comici, la capacità di leggere la posizione degli altri attori nello spazio e di sostenere un ritmo collettivo più che individuale – fino al finale in puro stile british – rispecchiano il grande lavoro di preparazione, del dietro le quinte che ha preceduto questa prima (replica) nazionale.
I calorosi applausi del pubblico sono quindi ampiamente meritati, per la messa in scena e, direi, anche per il coraggio di avere osato una rilettura che non cade in quei meccanismi per strappare una risata ormai abusati, dal sapore stantio che sembrano spesso connotare le “opere ispirate a”. Si esce dalla sala con il sorriso e certo con la voglia di vedere dove ci porterà ancora il collettivo.


@xxx courtesy of Festival Wonderland / Residenza IDRA

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me.me.do. Meccanica del melodramma dozzinale. Libero studio da Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard
Collettivo Andrico/Apostoli/Palazzo/Strada/Turra
in collaborazione con Residenza IDRA (Brescia)
Dove: Spazio teatro IDRA, Festival Wonderland 2018
Quando: 30 novembre 2018
http://www.wonderlandfestival.it/

Vivere Brescia #2

Cogliere tutta la bellezza che ci circonda, questo è l’obiettivo dichiarato del blog ed anche un modo di intendere la vita che consenta di godere appieno delle piccole come delle grandi cose, dei viaggi in terre lontane e delle gite fuoriporta o, talvolta, di una semplice passeggiata all’interno delle mura stesse della propria città.

Dal 1/12/2018 al 15/12/2018

Fotografare l’arte
Una riflessione sulle molteplici figure dell’artista, viste attraverso le lenti di fotografi che diventano testimoni di un’epoca e delle stesse espressioni artistiche che costituiscono l’oggetto delle loro fotografie.
Come scrivono i curatori l’esposizione si pone e propone come una “una proposta di lettura, costruita su esempi e suggestioni, di diversi momenti di incontro e di dialogo tra la fotografia italiana e il mondo dell’arte, e delle riflessioni sui propri rispettivi linguaggi che ne sono scaturite”.

Categoria: Fotografia
Dove: Macof – Centro della fotografia italiana, Via Moretto 78
Quando: dal 10 novembre 2018 al 13 gennaio 2019, da martedì a domenica 15:00 – 19:00
Cosa: Mostra temporanea
http://www.macof.it/fotografare-larte/
Ingresso libero negli orari di apertura del centro

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Give Photography a Chance
Nel contesto del progetto Young Challenge, per il quale il Macof – Centro della Fotografia Italiana di Brescia si impegna, unitamente ad altre realtà culturali della città, a coinvolgere giovani tra i 16 e i 26 anni appassionati d’arte e cultura, viene proposta una particolare esperienza espositiva: Give Photography a Chance. Un’occasione per scoprire nuovi talenti e uno sguardo fresco, perché la fotografia possa sempre essere lo specchio di un’epoca.

Categoria: Fotografia
Dove: Macof – Centro della fotografia italiana, Via Moretto 78
Quando: dal 29 novembre 2018 al 13 dicembre 2018
Cosa: Mostra temporanea
http://www.macof.it/give-photography-chance-2/
Ingresso libero negli orari di apertura del centro.

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b X h – Area Performing Arts
Danza e performance ritornano a C.AR.M.E.
La seconda edizione di b X h area performing arts prende avvio: una nuova immersione nel mondo e nel linguaggio delle arti sceniche performative, dove il pubblico verrà accompagnato in un viaggio pieno di sorprese e di nuove collaborazioni.

Categoria: Arti sceniche performative
Dove: Carme – Centro Arti Multiculturali Etnosociali, Via delle Battaglie 61
Quando: dal 7 dicembre 2018 al 16 dicembre 2018
Cosa: proiezioni, performance, spettacoli, workshop, mostre e allestimenti
http://www.carmebrescia.it/bxh-2018
Programma completo
Ingresso gratuito per proiezioni videodanza
Ingresso responsabile (5 euro a pers.) per varie performance
Ingresso 5 euro a pers. per spettacolo 12 e 13 dicembre
Iscrizione 40 euro a pers. per workshop 9 dicembre
Iscrizione 35 euro a pers. per workshop 15 dicembre

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2512X
Arriva a Brescia 2512X: l’offerta di Natale per condividere la città in festa con musica, spettacoli, teatro di strada, eventi per bambini, letture, flash mob e mercatini artigianali.
Perché 2512X? 2512 è il numero che suggerisce subito la data del Natale, ma anche il CAP della città, un’unione unica e originale tra Brescia e la festa più amata dell’anno.

Categoria: Eventi
Dove: varie sedi
Quando: dal 24 novembre 2018 al 6 gennaio 2019, da martedì a domenica 15:00 – 19:00
Cosa: Esibizioni, narrazioni, musica, mostra-mercato, visite guidate
Programma completo

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Premio Brescia
Mostra dedicata al 45esimo concorso fotografico “Premio Brescia”.

Categoria: Fotografia
Dove: Museo nazionale della fotografia Cinefotoclub, Contrada del Carmine 2F
Quando: dal 27 novembre 2018 al 5 dicembre 2018, dal martedì al giovedì dalle 9 alle 12, sabato, domenica e festivi dalle 16 alle 19
Cosa: Mostra temporanea
http://www.museobrescia.net

Treno storico – Mercatini di Natale a Trento

Il treno, con i suoi agi di tempo e i suoi disagi di spazio, rimette addosso la disusata curiosità per i particolari, affina l’attenzione per quel che si ha attorno, per quel che scorre fuori del finestrino.
(Tiziano Terzani)

Un viaggio a ritroso nel tempo.

Mi è sempre piaciuto viaggiare in treno, è probabilmente il mio mezzo di trasporto preferito (sì, lo so i treni sono spesso in ritardo, le linee regionali sono trascurate, ma non è questo il punto) e quindi non potevo perdere la possibilità di raggiungere i mercatini di Natale di Trento a bordo di un convoglio d’epoca elettrico, per di più in prima classe.

Viaggio da Brescia a Trento, senza fermate intermedie, per meno di due ore, comodamente seduta in una poltrona di velluto rosso di uno scompartimento a sei posti in una carrozza della serie “UIC-X” realizzata a partire dai primi anni ’60 sulla base di un progetto standard europeo.
In quegli anni si trattava del modello più moderno del parco FS, destinato a servizi di media e lunga percorrenza, capace di raggiungere fino a 200 km/h nella ultime versioni.
All’andata mi trovo nella prima carrozza dopo la locomotiva, una “serie E656” elettrica in corrente continua di cui sono stati prodotti 461 esemplari a partire dal 1975. Una volta i 12 motori, su tre carrelli a due assi, che consentivano una velocità di 150 km/h erano il top della gamma per un modello che ricevette il nomignolo di “Caimano”.
Curiosità tecniche a parte, il viaggio è stato davvero un salto nel passato, perché proprio su queste carrozze (ovviamente in seconda classe e sovente in piedi o su uno dei non proprio morbidi strapuntini in corridoio), e in parte su questo stesso tragitto fino a Verona, ho preparato innumerevoli esami universitari, come, lo scoprirò dai loro racconti, è successo anche ai miei compagni di viaggio.
Il treno macina i chilometri e anche se viene superato a più riprese dai nuovi Frecciarossa, sicuramente più veloci e dalle linee moderne, non perde un grammo del suo fascino, anzi si inserisce perfettamente in quell’atmosfera vagamente retrò che caratterizza il primo binario della stazione di Trento.

Ed eccoci arrivati a destinazione, pronti a scoprire il centro cittadino e i suoi mercatini natalizi che, tranne per alcune bancarelle in Piazza Fiera, si rivelano piuttosto deludenti. L’aspetto più piacevole, complice anche una giornata non eccessivamente fredda e un cielo relativamente sereno, è passeggiare per le vie che circondano il Duomo, ammirando le facciate dei palazzi nobiliari e i balconi decorati, i negozi di specialità alimentari e le botteghe più caratteristiche. Ma è giunto il momento di avvicinarci alla nostra vera destinazione, il Castello del Buonconsiglio e, con un po’ di fortuna, la visita della Torre Aquila…

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Per le informazioni tecniche sul convoglio si ringrazia l’Associazione F.T.I. – Ferrovie Turistiche Italiane
Per scoprire le proposte del 2019: https://media-ferrovieturistiche-2.s3.amazonaws.com/allegati/CALENDARIO_PROVV._TRENOBLU_2019.pdf

Una sera a teatro: Dove tutto è stato preso

Ogni anno aspetto con curiosità di vedere le proposte del Festival Wonderland, una rassegna che per due fine settimana consecutivi trasforma Brescia in una delle capitali del teatro contemporaneo. Dalla scoperta del cartellone – come sempre complimenti a chi lo ha ideato, perché anche per questa edizione ha fatto assolutamente centro – alla scelta degli spettacoli, l’intero processo è ormai diventato quasi un rito autunnale.

Vi è mai capitato di pensare che uno spettacolo sia fatto proprio per voi, che racconti non una storia, in cui in qualche misura potete riconoscervi, ma proprio una parte della vostra storia? Beh, a M. e a me è successo con Dove tutto è stato preso, progetto vincitore del Bando Progetto CURA 2017.
Il casale di cui discutono i protagonisti senza nome, quasi a volerli rendere universali, davanti a una delle tante cene improvvisate di chi ha sempre meno tempo a disposizione per tutto ciò che non è lavoro, lo avevamo trovato davvero, lo abbiamo persino vissuto per un breve periodo, prima che decisioni altrui ci obbligassero a lasciarlo. E con il casale avevamo ritrovato la voglia di fare, anzi di essere comunità, un po’ a modo nostro certo, ma con tanti sogni, con tutti quei conti “al metro quadro”, la ricerca dei possibili compagni d’avventura e con tanti semi raccolti e conservati, per piantarli in quello che sarebbe stato il nostro orto futuro.
E sì, è vero che i nostri sogni avevano i tarli, e proprio come la casa abitata da Bartolini e Baronio anche il nostro casale aveva i tarli, tanti, famelici, costantemente all’opera.
Insomma, sulla scena ho rivisto una piccola porzione del mio vissuto, ma con occhi nuovi, seguendo i fili, anche luminosi e sonori, ben tessuti dai due attori che riescono a mantenersi in equilibrio tra il troppo e il troppo poco, l’urlato e il sussurrato, il non detto e quell’approccio eccessivamente didascalico, dove tutto deve essere spiegato, dove pare necessario prendere il pubblico per mano e condurlo verso un punto preciso, verso una convinzione, un credo, una qualche forma di verità.
Qui non si narrano storie epiche né si propongono soluzioni magiche, al pubblico si presentano piuttosto spunti di riflessione, sull’oggi e sul futuro, su un’emigrazione (o immigrazione) probabilmente da ripensare fin dalle sue fondamenta, con richiami forti all’elemento sociale.
La narrazione è sorretta dal gioco di luci, dall’uso sapiente dei pochi elementi scenici che concorrono a creare un’atmosfera rarefatta, dove davvero “tutto è stato preso”, anzi forse non proprio tutto, perché resta sempre la possibilità di una rinascita, di veder crescere quei semi che si sono anche inconsapevolmente gettati.
L’unico aspetto che non mi ha interamente convinto è il finale, che ho trovato poco organico rispetto al resto dello spettacolo, con l’inserimento dell’elemento video lievemente forzato, così come il tono e il registro delle ultime battute, ma nel complesso sono contenta di poter ripetere anche quest’anno che il Festival Wonderland si è per me aperto in positivo e che aspetto il prossimo fine settimana per scoprire nuove compagnie, vivere nuove emozioni, seguendo un teatro che, come scrivono gli organizzatori, “sembra continuamente sul punto di morire, salvo poi rigenerarsi in forme sempre nuove e creative in quanto accetta la sfida dei nostri tempi e i cambiamenti che ne conseguono”.


@Chiara Gavuzzi courtesy of  Residenza IDRA / Festival Wonderland

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Dove tutto è stato preso di e con Tamara Bartolini/Michele Baronio
produzione Bartolini/Baronio | 369gradi
coproduzione Teatri di Vetro Festival/Triangolo Scaleno Teatro
con il supporto di Residenza IDRA (Brescia) e Armunia (Castiglioncello) nell’ambito del progetto CURA 2017
Dove: Spazio teatro IDRA, Festival Wonderland 2018
Quando: 24 novembre 2018
http://www.wonderlandfestival.it/
Per prenotare i biglietti dei prossimi spettacoli: http://www.wonderlandfestival.it/prenotazioni/ oppure www.vivaticket.it

Wildlife Photographer of the Year – Milano (2018)

Anche quest’anno l’Associazione culturale Radicediunopercento porta a Milano, negli spazi della Fondazione Luciana Matalon, le immagini finaliste e vincitrici nelle diverse categorie del concorso fotografico indetto dal Natural Hystory Museum di Londra, giunto ormai alla 53esima edizione e che ha visto confrontarsi fotografi da ben 92 paesi.
Per il 2017 l’obiettivo, è proprio il caso di dirlo, è stato puntato sulla salvaguardia del pianeta.

Una galleria intensa e interessante, che lascia la voglia di commentare e discutere, di confrontarsi sui temi e, soprattutto, sui premi assegnati.

Per queste mie personalissime impressioni ho scelto quattro opere, non sulla base dei criteri che dichiaratamente guidano la giuria nell’assegnazione dei riconoscimenti ufficiali, ossia valore artistico (sempre opinabile), complessità tecnica (che non sono in grado di giudicare) e creatività (che a mio avviso in questo tipo di immagini spesso è frutto di una imprevedibile combinazione di pazienza e fortuna), quanto piuttosto sulle emozioni che hanno saputo suscitare. Si tratta, in qualche misura e con una sola eccezione, di quelle fotografie che vorrei poter esporre sulle pareti di casa mia.

Sewage surferIsola Sumbawa, IndonesiaUn cavalluccio marino trasporta un cotton fiocCategoria Immagine singola© Justin Hofman – Wildlife Photographer of the Year

Iniziamo dalla foto che vorrei non fosse mai stato possibile scattare, testimonianza dell’incuria dell’uomo, dell’effetto devastante delle nostre azioni sul pianeta che neppure i colori pastello riescono a mitigare.
Un pugno nello stomaco che fissa sulla carta la fragilità del mondo in cui viviamo.

Si arriva poi alla foto che vorrei tanto poter un giorno scattare anche io. L’incontro nei boschi innevati con il lupo parla alla parte più profonda di me.

E in ultimo, tra tutte, due fotografie che mi hanno affascinato, per come riescono a catturare un momento, un’emozione, a raccontare una storia con una sola immagine e che dimostrano come il bianco e nero sia una cifra stilistica che riesce a raggiungere corde più nascoste rispetto al colore.

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Dove: Milano, Fondazione Luciana Matalon, Foro Buonaparte 67
Quando: dal 5 ottobre al 9 dicembre 2018, dalle 10.30 alle 19.00 (venerdì dalle 10.00 alle 22.00), chiuso il lunedì
Come: biglietto + tessera associativa 10 euro
https://www.radicediunopercento.it/wildlife-photographer-of-the-year-2018-5-ottobre-9-dicembre/
Catalogo dell’edizione 2016, catalogo dell’edizione 2015, catalogo dell’edizione 2014. La collezione che celebra i 50 anni del premio 50 Years of Wildlife Photographer of the Year: How Wildlife Photography Became Art (Natural History Museum) e il meglio dell’edizione del 2016, Wildlife Photographer of the Year 2016: Highlights. Tutti i volumi sono in lingua inglese.

Thailandia: Loi Krathong a Chiang Mai

In un mio post precedente, dedicato al mercato dei fiori di Bangkok accennavo a un sogno finalmente realizzato nell’autunno del 2017: assistere al Loi Krathong in Thailandia.
Dopo un primo assaggio del clima della “vigilia del dì di festa” nella capitale, con un breve volo raggiungiamo Chiang Mai, la città dove questa ricorrenza coincide con lo Yee Peng, il Festival delle Lanterne, e siamo subito travolti da quel senso di attesa impaziente che precede l’inizio delle celebrazioni che seguiremo per tutti i tre giorni.

Il Loi Krathong, culmina nella notte della luna piena del dodicesimo mese del calendario lunare thailandese (generalmente novembre). Si comincia il primo giorno, dopo il calar del sole, con il sermone di benedizione, uno spettacolo che vede la partecipazione di centinaia di danzatrici in costumi tradizionali e l’accensione delle lanterne, resa ancora più suggestiva dal buio che circonda la piazza attorno al Monumento ai Tre Re, che pare volersi fare più profondo e inghiottire ogni altra fonte di luce diversa dalle innumerevoli candele.

Rientrando verso l’albergo costeggiamo il fossato che corre lungo le antiche mura perimetrali e iniziamo a vedere i primi cesti, i krathong appunto, che scivolano sull’acqua e che diventeranno centinaia, migliaia lungo il fiume Ping la sera seguente. Si percepisce subito che, nonostante i numerosi turisti giunti da tutto il mondo, la festa è ancora estremamente sentita, “popolare”, un momento di preghiera e riconoscenza, in cui le famiglie si riuniscono per lasciarsi alle spalle il passato e aprirsi al futuro, con un auspicio di prosperità. Il rito ha una forte componente spirituale, di purificazione e si presta a molteplici chiavi di lettura, una fra tutte che le candele omaggiano il Buddha, mentre i cesti rappresentano i peccati e la rabbia che si allontanano con il movimento delle acque, liberando i fedeli da tutta la negatività, mentre secondo altri l’intera festa è un omaggio alla dea dell’acqua o un modo per mostrare rispetto alle divinità Vishnu, Shiva e Brahma.

I krathong, lo scopriremo meglio alla luce del sole la mattina successiva, sono realizzati nelle forme e con i materiali più disparati, dal bamboo al rattan, dalle foglie di cocco fino ai coni del gelato, ornati con fiori, cibo, bambole e monete, bastoncini di incenso che profumano l’aria e, ovviamente, l’immancabile candela.

Ed è già il tramonto, lungo le rive del fiume diventa difficile accaparrarsi un posto in prima fila (noi divideremo il nostro spazio con una simpatica coppia di giapponesi) abbastanza vicino al Nawarat Bridge da permettere di godere anche lo spettacolo del lancio delle lanterne che si librano nell’aria scatenando l’entusiasmo del pubblico o si inabissano tristemente nell’acqua accompagnate dalle interiezioni di sconforto di ogni singolo spettatore che diviene parte, protagonista dello spettacolo stesso. Il rito è autenticamente collettivo.
Luci in alto e luci in basso, che seguono la corrente – nella credenza popolare più il cesto si allontanerà dalla riva e più la sua luce continuerà a brillare nella notte, tanto più l’anno futuro sarà ricco di gioie e fortuna, – che si incastrano tra i rami e le radici e vengono subito liberate da un manipolo di coraggiosi che si immerge nelle acque scure, riaccende le candele spente e riconsegna i krathong al loro destino.

Ci muoviamo a fatica tra la folla raccolta sul ponte per rientrare verso il centro, passando dai vari templi in cui i festeggiamenti proseguono in compagnia dei monaci, con le lanterne che si alzano a tingere il cielo di oro e rosso, quasi a voler toccare le stelle. Ed è proprio nel sorriso di un monaco che si riflette tutta la dolcezza del popolo thai, la bellezza delle sue tradizioni.

Percorriamo chilometri a piedi, cercando di non perderci neppure un istante, un frammento di questa irripetibile esperienza.

L’ultima giornata a Chiang Mai è dedicata alla visita di un progetto solidale, prima di immergerci per l’ultima volta nel cuore della festa, ammirando la parata del Loi Krathong direttamente sulla strada e poi dai tavoli di una “trattoria” in cui gustiamo un ottimo curry accompagnato dai suoni, dalle luci e dai colori dei carri.
Per molti il festival finisce qui, mentre per noi continuerà ancora in una nuova destinazione… ma questa è un’altra storia, o meglio un altro post.

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Dove: Chiang Mai, Thailandia
Quando: generalmente nel mese di novembre, la data esatta varia di anno in anno
Informazioni per i viaggiatori: https://www.chiangmaitraveller.com/

Mostra – I Castelli nell’Ora Blu, Jan Fabre, Building Gallery, Milano

“Voglio che i miei spettatori siano in grado di abbandonarsi all’esperienza fisica dell’annegamento nel mare apparentemente calmo dei miei disegni con la bic blu”
(Jan Fabre, 1988)

Quello in mostra a Milano, negli spazi di Building, è un Fabre assolutamente lontano dalle polemiche che hanno accompagnato l’esposizione delle sue opere a Firenze nel 2016.
Tralasciando le sculture dei saggi che aprono questa sua prima personale a Milano, qui siamo ben distanti dagli eccessi di alcune visioni di questo artista poliedrico, spesso discusso e controverso, ma sicuramente interessante e con una poetica personalissima e riconoscibile.

La mostra, curata da Melania Rossi, si concentra su una selezione quasi romantica dell’arte di Fabre, tutta giocata attorno a due dei suoi temi ricorrenti: i castelli e l’Ora Blu.

(Castello nell’Ora Blu, 1989, inchiostro Bic blu su carta con parti di Phyllium giganteum)

L’artista ci presenta un percorso che lo consacra, ancora una volta, come “cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza”, perché il blu, soprattutto nelle grandi opere su carta al piano terra, produce un effetto straniante e a tratti disperato, come se si fosse improvvisamente avvolti, o piuttosto inghiottiti da un eccesso di colore che diventa un “buco blu”, in cui i contorni si perdono, mentre l’occhio, rispondendo all’immaginario dell’autore, trasforma le foglie in torri e castelli solitari.

L’Ora Blu è poco più che un attimo, un rito di passaggio che si ripete costantemente, la transizione tra notte e giorno, in cui le forme sembrano sfuggire dai loro consueti contorni per farsi altro, i colori mutano, si confondono, perdono di saturazione raffreddandosi, il tutto in un’atmosfera statica, di profondo silenzio. E proprio il silenzio che regna nelle sale di Building, che pare così lontano dalla frenesia di Via Montenapoleone che pure è dietro l’angolo, ci consente un’esperienza pienamente “immersiva”, accentuata da una cornice volutamente minimalista, dove il bianco permette di far risaltare le opere, di fare emergere il blu in tutta la sua forza.

Un allestimento nel complesso molto riuscito – e di cui ho particolarmente apprezzato la scelta di non distogliere l’attenzione dalle opere con cartellini esplicativi (viene, invece, fornito all’ingresso un pieghevole informativo che consente di seguire perfettamente il percorso espositivo) – che acquista un ruolo centrale al piano terra non appena si alzano gli occhi verso l’alto, ammirando l’installazione site specific da una prospettiva inconsueta.


(In alto: Il castello dei miei sogni in Turnhout, inchiostro Bic blu su vetro)

Salendo ai piani superiori sono ancora una volta i castelli, sotto forma di disegni, video, fotografie, a occupare il centro della scena, sempre rivisitati con il ripetuto segno della Bic blu, in piccole porzioni o su grandi superfici.
Castelli che prendono vita innanzi agli occhi del pubblico, ammantandosi di riflessi e sfumature, sempre uguali eppure sempre diversi. Luoghi fiabeschi, regni in cui lasciar correre la propria fantasia, e al contempo scrigni di bellezza, patrimonio, così come l’arte, che Jan Fabre si propone di difendere in un percorso, anzi un viaggio in cui il trascorrere del tempo si stempera in una ricerca squisitamente interiore.

Era la mia prima volta al Building e la mia prima volta a tu per tu con l’Ora Blu di Fabre e devo dire che nessuna delle due esperienze mi ha deluso.
Al prossimo appuntamento.

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Dove: Milano, Building Gallery, via Monte di Pietà 23
https://www.building-gallery.com/evento/jan-fabre/?lang=it
Quando: dal 22/09/2018 al 22/12/2018, martedì – sabato dalle 10.00 alle 19
Come: ingresso libero.
L’esposizione prosegue, sempre a Milano, presso la Basilica di Sant’Eustorgio e Cappella Portinari
in P.zza Sant’Eustorgio 1, lunedì – domenica, dalle 10.00 alle 17.30
Costo ingresso Cappella Portinari 6 EUR
Per approfondire: Jan Fabre. Stigmata. Action & Performances 1976-2013. Ediz. Illustrata , Jan Fabre. Les années de l’Heure Bleue. Dessins et sculptures, 1977-1992. Ediz. Inglese e francese, in lingua italiana Jan Fabre Ediz. Illustrata

Vivere Brescia #1

Cogliere tutta la bellezza che ci circonda, questo è l’obiettivo dichiarato del blog ed anche un modo di intendere la vita che consenta di godere appieno delle piccole come delle grandi cose, dei viaggi in terre lontane e delle gite fuoriporta o, talvolta, di una semplice passeggiata all’interno delle mura stesse della propria città.

Non sempre servono lunghi spostamenti per trascorrere un pomeriggio diverso, all’insegna dell’arte o della cultura, della scoperta e della curiosità. Ecco qui qualche opportunità di ampliare i propri orizzonti restando a Brescia e con una puntata nella Bassa Bresciana Occidentale.

Dal 15/11/2018 al 30/11/2018

Festival Wonderland
Un festival teatrale che non hai mai deluso nelle scorse edizioni e che quest’anno al grido di “Non la solita minestra!” promette di sorprendere e appassionare gli spettatori, coinvolgendoli con e in un’offerta non convenzionale, che si nutre di contaminazioni tra le arti, della pluridimensionalità dei linguaggi e delle identità culturali e che permette di immergersi, per due fine settimana consecutivi, nel mondo del teatro contemporaneo.

E per chi non fosse ancora convinto il 24 novembre, in piazzetta Sant’Alessandro, dalle 17.30 sarà possibile gustare un assaggio gratuito con il vincitore del Premio residenze “TrenOFF 2017”.

Categoria: Teatro
Dove: Brescia, varie sedi
Quando: dal 17 novembre al 2 dicembre
Cosa: Incontri, spettacoli teatrali, convegni in diverse sedi cittadine
http://www.wonderlandfestival.it
Biglietti acquistabili anche su www.vivaticket.it

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Fotografare l’arte
Una riflessione sulle molteplici figure dell’artista, viste attraverso le lenti di fotografi che diventano testimoni di un’epoca e delle stesse espressioni artistiche che costituiscono l’oggetto delle loro fotografie. Come scrivono i curatori l’esposizione si pone e propone come una “una proposta di lettura, costruita su esempi e suggestioni, di diversi momenti di incontro e di dialogo tra la fotografia italiana e il mondo dell’arte, e delle riflessioni sui propri rispettivi linguaggi che ne sono scaturite”.

Categoria: Fotografia
Dove: Macof – Centro della fotografia italiana, Via Moretto 78
Quando: dal 10 novembre 2018 al 13 gennaio 2019, da martedì a domenica 15:00 – 19:00
Cosa: Mostra temporanea
http://www.macof.it/fotografare-larte/
Ingresso libero negli orari di apertura del centro

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Levalet: Libre échange
Un artista si interroga sulla natura – e sull’aberrazione – degli scambi commerciali in cui le merci possono viaggiare per migliaia di chilometri, subendo infinite trasformazioni, per poi talvolta ritornare al punto di partenza. Una riflessione sulla globalizzazione, sul mondo del lavoro e sulla società in cui viviamo.

Categoria: Installazione
Dove: Carme – Centro Arti Multiculturali Etnosociali, Via delle Battaglie 61
Quando: dal 31 ottobre 2018 a 3 dicembre 2018, da mercoledì a domenica 16:00 – 20:00
http://www.carmebrescia.it/levalet-libre-echange
Ingresso libero

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Festival della Pace
Il Festival della Pace è giunto alla sua seconda edizione.
Il programma ruota attorno ai concetti della nonviolenza e della pace costruttiva e positiva, punto nodale del vivere civile, prendendo le mosse da un’analisi di temi quanto mai attuali: dall’immigrazione alla cybersicurezza, dalle fake news ai traffici d’armi, per concludere con lo spettacolo storico-musicale “Rifiuto la guerra” nella Chiesa di San Cristo.

Categoria: Festival
Dove: Brescia, varie sedi
Quando: fino al 24 novembre 2018
Cosa: incontri, mostre, spettacoli, percorsi d’arte, visite guidate, concerti
Programma completo
Ingresso libero/gratuito

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Microeditoria del Fumetto
Giornata dedicata a fumetto e illustrazione, nata dalla collaborazione fra MalEdizioni, Festival Tra le Nuvole, Comune di Orzinuovi e Rassegna della Microeditoria, con particolare attenzione alle novità del settore e agli aspetti di ricerca e sperimentazione.

Categoria: Rassegna dedicata al fumetto e all’illustrazione
Dove: Rocca di Orzinuovi (Brescia), Piazza Giuseppe Garibaldi
Quando: 18 novembre 2018, 10:00 – 20:00
Cosa: mostra-mercato, mostre, incontri con gli autori
Programma completo
Ingresso libero