I kill giants

Il problema dei fumetti per quel che mi riguarda è spesso che trovo la storia molto bella e non mi piace il disegno o viceversa lo stile di disegno che mi piace non è supportato da una storia altrettanto interessante.
I kill giants risulta vincente da entrambi i punti di vista perché il tratto grafico rispecchia la complessità della storia, quei molteplici livelli di lettura che rendono difficile raccontarla senza scoprire troppo le carte (e rovinare l’effetto per chi ancora deve leggerla).
Parlando del disegno trovo che la scelta del bianco e nero da parte di JM Ken Niimura sia perfetta per accentuare l’atmosfera della narrazione, con le tavole su sfondo nero che quasi escono dalla pagina per colpire fisicamente il lettore. Già, perché proprio il disagio, il dolore sono tra gli elementi costanti, seppure mai urlati, della trama.
Anche la copertina scelta da Bao Publishing per l’edizione italiana, che introduce una punta di rosso vivo, cattura l’attenzione, anticipando uno dei temi dell’opera senza però svelarlo completamente.
Le vicende di Barbara Thorson, la stramba bambina dalla fervida immaginazione (sempre apparentemente fuori posto rispetto alla realtà che la circonda) che Joe Kelly ha scelto come protagonista, in realtà sono solo il primo strato di quello che in realtà è un racconto che potremmo definire di formazione in cui si narra di un autentico rito di passaggio, della difficoltà di crescere e di scegliere di affrontare le proprie paure in un mondo spesso sull’orlo della disperazione, del sapere accettare invece che negare ogni aspetto della vita.
Un fumetto, fino allo scontro finale e oltre, che è soprattutto il viaggio interiore di Barbara e poi di ciascuno dei lettori che lo vivono in modo diverso, personale, accomunati forse da un’unica certezza, ossia che “i propri giganti vadano tenuti al guinzaglio”.

Chissà se l’adattamento cinematografico sarà all’altezza?

SBN: 978-88-6543-007-1
Autori: J. M. Ken Niimura, Joe Kelly
Colore o B/N: Bianco e nero
Copertina flessibile: 200 pagine
Editore: Bao Publishing (27 ottobre 2010)
Traduzione: Caterina Marietti
https://amzn.to/2OUMjUM * (ed. italiana)
https://amzn.to/2ydCOpZ * (ed. in lingua inglese)

Cieli


Agosto 2018.
Cieli così azzurri e mutevoli, con le nuvole in corsa, che vigilano su distese di nulla li ho incontrati solo in Mongolia. Non un déjà-vu, perché in Ladakh niente è piatto per chilometri, ma il ripresentarsi di sensazioni indimenticate e indimenticabili, richiamate anche dalla quasi totale assenza di umidità che falsa le prospettive, rendendo tutto più vicino e lontano allo stesso tempo.

Allungare una mano e poter toccare un ghiacciaio, in realtà molto distante, oppure vedere un lago salato all’orizzonte, immaginarlo quasi irraggiungibile e camminare sulle sue rive dopo pochi minuti. Quando gli occhi ingannano l’unica misura dello spazio diventano i passi.