Una sera a teatro: Dove tutto è stato preso

Ogni anno aspetto con curiosità di vedere le proposte del Festival Wonderland, una rassegna che per due fine settimana consecutivi trasforma Brescia in una delle capitali del teatro contemporaneo. Dalla scoperta del cartellone – come sempre complimenti a chi lo ha ideato, perché anche per questa edizione ha fatto assolutamente centro – alla scelta degli spettacoli, l’intero processo è ormai diventato quasi un rito autunnale.

Vi è mai capitato di pensare che uno spettacolo sia fatto proprio per voi, che racconti non una storia, in cui in qualche misura potete riconoscervi, ma proprio una parte della vostra storia? Beh, a M. e a me è successo con Dove tutto è stato preso, progetto vincitore del Bando Progetto CURA 2017.
Il casale di cui discutono i protagonisti senza nome, quasi a volerli rendere universali, davanti a una delle tante cene improvvisate di chi ha sempre meno tempo a disposizione per tutto ciò che non è lavoro, lo avevamo trovato davvero, lo abbiamo persino vissuto per un breve periodo, prima che decisioni altrui ci obbligassero a lasciarlo. E con il casale avevamo ritrovato la voglia di fare, anzi di essere comunità, un po’ a modo nostro certo, ma con tanti sogni, con tutti quei conti “al metro quadro”, la ricerca dei possibili compagni d’avventura e con tanti semi raccolti e conservati, per piantarli in quello che sarebbe stato il nostro orto futuro.
E sì, è vero che i nostri sogni avevano i tarli, e proprio come la casa abitata da Bartolini e Baronio anche il nostro casale aveva i tarli, tanti, famelici, costantemente all’opera.
Insomma, sulla scena ho rivisto una piccola porzione del mio vissuto, ma con occhi nuovi, seguendo i fili, anche luminosi e sonori, ben tessuti dai due attori che riescono a mantenersi in equilibrio tra il troppo e il troppo poco, l’urlato e il sussurrato, il non detto e quell’approccio eccessivamente didascalico, dove tutto deve essere spiegato, dove pare necessario prendere il pubblico per mano e condurlo verso un punto preciso, verso una convinzione, un credo, una qualche forma di verità.
Qui non si narrano storie epiche né si propongono soluzioni magiche, al pubblico si presentano piuttosto spunti di riflessione, sull’oggi e sul futuro, su un’emigrazione (o immigrazione) probabilmente da ripensare fin dalle sue fondamenta, con richiami forti all’elemento sociale.
La narrazione è sorretta dal gioco di luci, dall’uso sapiente dei pochi elementi scenici che concorrono a creare un’atmosfera rarefatta, dove davvero “tutto è stato preso”, anzi forse non proprio tutto, perché resta sempre la possibilità di una rinascita, di veder crescere quei semi che si sono anche inconsapevolmente gettati.
L’unico aspetto che non mi ha interamente convinto è il finale, che ho trovato poco organico rispetto al resto dello spettacolo, con l’inserimento dell’elemento video lievemente forzato, così come il tono e il registro delle ultime battute, ma nel complesso sono contenta di poter ripetere anche quest’anno che il Festival Wonderland si è per me aperto in positivo e che aspetto il prossimo fine settimana per scoprire nuove compagnie, vivere nuove emozioni, seguendo un teatro che, come scrivono gli organizzatori, “sembra continuamente sul punto di morire, salvo poi rigenerarsi in forme sempre nuove e creative in quanto accetta la sfida dei nostri tempi e i cambiamenti che ne conseguono”.


@Chiara Gavuzzi courtesy of  Residenza IDRA / Festival Wonderland

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Dove tutto è stato preso di e con Tamara Bartolini/Michele Baronio
produzione Bartolini/Baronio | 369gradi
coproduzione Teatri di Vetro Festival/Triangolo Scaleno Teatro
con il supporto di Residenza IDRA (Brescia) e Armunia (Castiglioncello) nell’ambito del progetto CURA 2017
Dove: Spazio teatro IDRA, Festival Wonderland 2018
Quando: 24 novembre 2018
http://www.wonderlandfestival.it/
Per prenotare i biglietti dei prossimi spettacoli: http://www.wonderlandfestival.it/prenotazioni/ oppure www.vivaticket.it

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