Una sera a teatro: me.me.do. Meccanica del melodramma dozzinale

Penso di aver capito. Un uomo che dice a se stesso cose sensate non è più pazzo di un uomo che dice ad altri cose insensate (Rosencrantz e Guildenstern sono morti)

Amleto è probabilmente l’opera shakesperiana che ho visto più spesso a teatro, dalle rappresentazioni classiche alle ardite riletture, non sempre apprezzabili, da parte di compagnie teatrali più o meno note, mentre Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard rientra in quel ristretto elenco di opere che mi spingono a comprare il biglietto dello spettacolo quasi a prescindere da ogni altra considerazione.
me.me.do – la meccanica del melodramma tradizionale era quindi un appuntamento che aspettavo con un misto di curiosità, con grandi aspettative e, onestamente, con un fondo di timore, perché più alte sono le aspettative, più cocente è la delusione se vengono disattese.

Ottimi ingredienti e cottura perfetta per questa “insolita minestra”.

Il Festival Wonderland 2018 si conferma un calderone di progetti interessanti.
Il libero studio dall’opera di Stoppard proposto dal Collettivo Andrico/Apostoli/Palazzo/Strada/Turra, gruppo di artisti bresciani riunitosi per la prima volta in occasione del Festival Wonderland 2018 è uno spettacolo pienamente riuscito, divertente senza mai essere sguaiato. Uno “Stoppard che non è Stoppard”, ma in cui si respira sotto sotto quella stessa aria di straniamento che accompagna nell’originale le vicende dei due gentiluomini, che furono relegati dal Bardo a un ruolo di mere comparse e poi promossi, finalmente, protagonisti restando tuttavia alla mercé del caso e all’oscuro dei disegni altrui.
Sono passati molti anni dalla sua data di pubblicazione, ma il testo, nella rilettura del collettivo, mantiene tutta la sua freschezza, la capacità di sorprendere e far riflettere su una condizione umana eterna e immutabile con una buona dose di levità. E proprio questa levità è accentuata dal collettivo, con i toni e i cambi repentini di registro e, soprattutto, con il sapiente ricorso al cambio degli occhiali per dar vita agli altri personaggi da parte di Antonio Palazzo, proponendo una chiave di lettura interessante. Uno studio quello che si sviluppa sotto gli occhi degli spettatori che diventa a tratti pop, in cui è la lingua stessa a essere svecchiata oltre ai costumi, ancora una volta con mano leggera.
I tempi comici, la capacità di leggere la posizione degli altri attori nello spazio e di sostenere un ritmo collettivo più che individuale – fino al finale in puro stile british – rispecchiano il grande lavoro di preparazione, del dietro le quinte che ha preceduto questa prima (replica) nazionale.
I calorosi applausi del pubblico sono quindi ampiamente meritati, per la messa in scena e, direi, anche per il coraggio di avere osato una rilettura che non cade in quei meccanismi per strappare una risata ormai abusati, dal sapore stantio che sembrano spesso connotare le “opere ispirate a”. Si esce dalla sala con il sorriso e certo con la voglia di vedere dove ci porterà ancora il collettivo.


@xxx courtesy of Festival Wonderland / Residenza IDRA

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me.me.do. Meccanica del melodramma dozzinale. Libero studio da Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard
Collettivo Andrico/Apostoli/Palazzo/Strada/Turra
in collaborazione con Residenza IDRA (Brescia)
Dove: Spazio teatro IDRA, Festival Wonderland 2018
Quando: 30 novembre 2018
http://www.wonderlandfestival.it/

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