Una sera a teatro: WonderBoom

Money, money, money Must be funny In the rich man’s world
Money, money, money Always sunny In the rich man’s world

Finalmente torniamo a commentare il primo spettacolo che abbiamo scelto nel cartellone di Wonderland Festival, dopo uno stop forzato.
Bentornati in sala con WonderBoom – e l’inizio è davvero con il botto per un sabato sera in cui, almeno per un’ora abbondante, abbiamo lasciato fuori dalla porta del teatro, insieme agli ombrelli, anche malumori e preoccupazioni, per concederci un momento di spensieratezza, senza però “spegnere il cervello”, semmai proprio il contrario.
La compagnia Pensieri Acrobati ha scritto e realizzato questa produzione originale espressamente per Wonderland Festival, inserendoci tutto ciò che amiamo di questa rassegna, dall’innovazione alla commistione tra generi e stili, dalla capacità di far ridere e contemporaneamente riflettere, dal coinvolgimento del pubblico alla tradizione dei cantastorie e del teatro “militante”.

Ma andiamo con ordine.
La locandina realizzata da Dorothy Bhawl, innanzitutto, è stato il primo grande richiamo. Ci sono pièce che si scelgono a scatola chiusa (dobbiamo ammettere che non conoscevamo Pensieri Acrobati), spinti solo dal titolo, altre volte l’impulso arriva dall’immagine scelta per i cartelloni. E così abbiamo deciso, rispondendo al fil rouge dell’intero festival, di scommettere su questa proposta.
Ci siamo quindi ritrovati, in prima fila a partecipare a un’asta davvero senza precedenti, protagonisti chiamati a scegliere, insieme agli altri spettatori (davvero pochi, ma pronti a mettersi in gioco) cosa portare con noi, i “fortunati eletti”, in un nuovo mondo per sfuggire da una catastrofe mondiale, stipando oggetti e concetti in una sorta di capsula del tempo, capace di attraversare il tempo e lo spazio.
Però, come ben insegnano i viaggi i recenti viaggi a bordo di navicelle spaziali, tutto ha un costo, tutto si può (si deve) monetizzare e così all’ingresso ci è stata consegnata una busta, non con trenta denari, ma con cinque euro, un tesoretto di base da spendere per aggiudicarsi questo o quell’altro oggetto, per salvare questo o quell’altro ideale, questa o quell’altra conquista della società.
All’insegna di tanto humor misto a un certa affabulazione da televendita, parlando alle menti e alla pancia, il banditore d’eccezione, Stefano Cenci, accompagnato dai suoi assistenti, Chiara Davolio e Filippo Beltrami, ballerini e canterini e contemporaneamente rigorosi contabili, ha guidato gli spettatori tra i dieci lotti all’asta, pungolandoli e mettendoli di fronte a scelte non prive di conseguenze… chi avrebbe, infatti, voluto vedergli fracassare un violino sotto gli occhi della musicista che lo aveva appena suonato?
Dieci i lotti, dicevamo, spesso legati al territorio, alla memoria tanto personale quanto collettiva, per cui le vecchie cartoline di Brescia hanno subito trovato nuovi proprietari, così come la bottiglia di Lugana, mentre, onestamente, avremmo volentieri lasciato cadere nel dimenticatoio la canzone Angelo di un nostro concittadino, che, invece, saremo costretti a portare con noi.
Sacrificata la lettura integrale dell’Adelchi di Vittorio Gassman (dai, solo per motivi di durata) insieme, fortunatamente alle armi, il pubblico ha consegnato all’oblio anche lo schiavismo e, dopo una riedizione dell’antico referendum, la monarchia (non all’unanimità).

Nel futuro che abbiamo immaginato ci sarà d’altro canto spazio per la libertà d’espressione, così come per la lettura e la musica, sperando che la bellezza possa davvero salvare il mondo.
Tra un omaggio agli Abba, tante risate e qualche rialzo delle offerte, senza che gli attori perdano mai il ritmo, dimostrando un’ottima capacità di improvvisazione, si arriva all’ultimo lotto, con il banditore che chiede agli spettatori di investire, questa volta anche dal loro portafoglio, per salvare il teatro. E credo che, in quel momento, ciascuno non abbia potuto non pensare a quanto gli ultimi anni siano stati duri per tutti coloro che vivono sul palcoscenico e la decisione questa volta sì è stata unanime, in un tintinnare di monete la cifra necessaria è stata raggiunta (e superata). Il teatro è salvo.
E speriamo di continuare a poter dire, alla fine di questa e di tutte le prossime edizioni, Wonderland Festival è morto, lunga vita a Wonderland Festival.

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WonderBoom di Stefano Cenci
regia di Stefano Cenci
drammaturgia di Stefano Cenci e Chiara Davolio
con Stefano Cenci, Chiara Davolio e Filippo Beltrami
una produzione di IDRA Teatro e Pensieri Acrobati
Dove: Spazio teatro IDRA, Festival Wonderland 2021

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