Una sera a teatro: Leviatano

Tutto può succedere. E in un modo o nell’altro, succede sempre. (Paul Auster)

Seconda serata di Wonderland Festival, dopo le belle emozioni di ieri continuiamo a scommettere sullo spettacolo realizzato da Carmentalia in collaborazione con La Confraternita del Chianti che mette in scena il Leviatano di Riccardo Tabilio, testo vincitore della X edizione del bando NdN Network drammaturgia Nuova.

Una pièce basata su fatti indiscutibilmente veri, per quanto possa essere difficile crederlo.
Fatto 1: Su palco ci sono tre attori che si presentano subito come tali, ciò che si vedrà sono quindi tre attori che impersonano o danno solo voce a diversi personaggi effettivamente esistiti, ci tengono subito a precisarlo. Perché questo è teatro. Ma quanto la loro personalità, la loro vita si intreccia con il racconto e quanto questa vita è, ancora una volta, finzione?
Fatto 2: Nel 1995, un uomo di mezza età, incensurato, corpulento, rapina due banche a Pittsburgh, Pennsylvania, in pieno giorno. Non indossa alcuna maschera o altro tipo di travestimento, eppure le cronache sottolineano come si sia molto stupito di essere poi catturato, mentre si trovava tranquillamente a casa propria.
Fatto 3: La storia di questo rapinatore improvvisato che si credette invisibile per essersi spalmato in faccia del succo di limone diventa lo spunto per uno studio di psicologia sociale che arriverà a formulare una teoria della distorsione cognitiva, il cosiddetto effetto Dunning-Kruger, ancora oggi richiamata per spiegare il nesso tra incompetenza e valutazione delle proprie reali capacità.
Fin qui “i fatti” da cui parte il testo di Tabilio.
Fatto 4: Nomen omen, aggiungiamo noi.

Da qui in poi si parte insieme per un viaggio immaginato e immaginario attraverso le pagine dei giornali e le fonti accademiche che ci porterà a risolvere un crimine, ma anche a gettare uno sguardo sui rapporti di potere all’interno della prestigiosa Cornell University, sui meccanismi che regolano il mondo accademico e sulle disparità che caratterizzano la società americana (per entrambi questi ultimi due punti ci piacerebbe poter aggiungere “negli anni Novanta”…).
Un percorso a ritroso, con i toni delle migliori serie crime e, al contempo un racconto per immagini e in musica, da cui è quasi impossibile non lasciarsi coinvolgere e travolgere, perché “Leviatano è (anche) uno spettacolo rock. Da vedere, ascoltare e ballare”.
Inni di un’epoca, tutti rigorosamente suonati dal vivo, accompagnano il pubblico attraverso i diversi capitoli. Dagli Smashing Pumpinks ai Green Day, dai Placebo ai Clash, passando per Alanis Morissette e Bruce Springsteen, così come per Song 2 dei Blur e Lemon Tree dei Fool’s Garden – queste due canzoni credo indicate in origine già dall’autore, come parte integrante della colonna sonora.
Un percorso di ricostruzione, ma lo si era già capito probabilmente dal titolo, a ritroso, dicevamo, ma non lineare, perché in realtà sulla scena si mescolano le storie di Dunning e Kruger, del rapinatore idiota-eroe, del poliziotto che cerca di catturarlo, di un certo Clifton Earl Johnson, testimone involontario, ma anche dei nostri tre attori, di Alessia, Andrea e Giulio (in rigoroso ordine alfabetico per non scontentare nessuno…).

Un percorso che poi, improvvisamente, smette di snodarsi all’indietro per tornare fino quasi ai giorni nostri, con nuove sorprese, nuove rivelazioni, forse nuove chiavi di lettura di quella che è sì la storia di un uomo, ma anche, in parte, specchio del mondo.

E mentre si spengono gli echi del racconto, cala il silenzio e si abbassano le luci, ci avvolge il profumo di un limone spremuto.
Applausi.

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Leviatano di Riccardo Tabilio
regia, scene e costumi di Marco di Stefano
drammaturgia di Chiara Boscaro
con Giulio Forges Davanzati, Alessia Sorbello e Andrea Trovato.
Dove: Spazio teatro IDRA, Festival Wonderland 2021

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