Mostra: Vittoria Alata. Musa contemporanea – La parola agli artisti

Come promesso nel post precedente, abbiamo deciso di dare la parola agli artisti che si sono cimentati nella rilettura della Vittoria Alata per la mostra attualmente in corso negli spazi di Colossi Arte Contemporanea e che sarà prossimamente visitabile anche online.

Al nostro invito hanno già risposto alcuni dei protagonisti, a cui abbiamo rivolto tre domande, sempre le stesse, per creare un filo conduttore, una proposta di chiave interpretativa di ciascuno dei tasselli che compongono questa interessante collettiva.
Ovviamente siamo partiti da lei, dalla Vittoria Alata originale, chiedendo poi a tutti, in un gioco di associazioni e parole in libertà, di creare una “didascalia” della musa così come l’hanno ritratta ed è da questa descrizione che abbiamo estratto a sorte un vocabolo andandolo a ricercare nelle pagine del Vocabolario Treccani.
Per l’ultima domanda, invece, non abbiamo posti paletti, lasciando ad ogni singolo artista la scelta su come strutturare la risposta così da far emergere la propria singolarità. Così qualcuno ha optato per un racconto, altri per una composizione quasi poetica, altri ancora per una sorta di flusso di coscienza.

Senza ulteriori indugi, entriamo in galleria guidati dalla voce di Max Bi, Elizabeth e Milena Bini… e un arrivederci al prossimo post per continuare la visita.

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Max Bi

trap s. m. inv. Sottogenere della musica rap, sviluppatosi, a partire dagli anni Novanta del Novecento negli Stati Uniti, come espressione degli ambienti sottoproletari urbani degradati e caratterizzato da testi violenti e aggressivi, ritmati da una musica elettronica fortemente sincopata.

Vittoria alata come musa contemporanea, Max Bi
Max Bi, Viktoria (2020). Tecnica mista su tela

D: Cinque parole per descrivere la Vittoria Alata.
R: Futurista, enigmatica, poetica, musicale, preziosa.

D: Cinque parole per riassumere il testo della sua rilettura secondo Max Bi.
R: Ironica, pop, trash, trap, hip hop.

D: Un numero di parole illimitato per proporre al pubblico la chiave di lettura della o delle sue opere in mostra.
R: Da bresciano D.O.C.G. non è stato difficile confrontarmi con uno dei simboli della mia città e la proposta di Daniele e Antonella Colossi mi ha immediatamente entusiasmato. Sin da piccolo, quando ad ogni gara di qualsivoglia sport o avvenimento importante venivamo premiati con la classica Vittoria Alata (base in marmo di botticino e statua in bronzo patinato verde) mi sono sempre chiesto il motivo reale di quel movimento delle sue braccia. 
L’idea che, prima di spiccare il volo, stesse danzando non mi ha mai convinto. Tanto meno mi è mai balenata l’idea che stesse scrivendo. Giammai ho ipotizzato si stesse specchiando. 
Per la verità sono sempre stato fermamente convinto fosse stata ritratta nell’atto di dare il mangime ai pesci di un acquario che poi è il mio segno zodiacale. 
We’re just two lost souls swimming in a fish bowl… ma così come per nuotare non servono le branchie… per volare non servono le ali. Tutto chiaro no? 

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Elizabeth

etèrea (ant. etèria) agg. [dal lat. aethereus, variante di aetherius]. – 1. a. Dell’etere, secondo la concezione degli antichi. b. poet. Del cielo. c. Per estens., purissimo, celeste. 2. Dell’etere cosmico.

Elizabeth Art Candy, Vittoria Alata (2020). Confetti colorati stabilizzati

D: Cinque parole per descrivere la Vittoria Alata.
R: Maestosa, rappresentativa , imponente, ammirabile, potente.

D: Cinque parole per riassumere il testo della sua rilettura secondo Elizabeth.
R: Iconica, femminile, armoniosa, elegante, eterea.

D: Un numero di parole illimitato per proporre al pubblico la chiave di lettura della o delle sue opere in mostra.
R: Nella mostra sono presenti tre mie opere, sono state realizzate con l’intento di omaggiare il ritorno dell’iconica scultura, al suo grande splendore, e al suo ricollocamento…ammirata nel suo dolce ritorno.
Un drappo di confetti colorati sostituisce il bronzo, diventando una nuova pelle e ponendo un nuovo punto di vista da cui osservarla. 
Un antico mosaico, ma reso contemporaneo, di confetti stabilizzati, a rappresentarla con il suo scudo andato perduto… e talvolta invece decoro di un piedistallo per esaltarne la dolce Vittoria…

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Milena Bini

riapparizióne s. f. [der. di riapparire]. – Il riapparire; nuova apparizione.

Milena Bini, Mela alata (2021). Terracotta e tecnica mista, picciuolo in vetro con murrina

D: Cinque parole per descrivere la Vittoria Alata.
R: Grazia, bronzo, bellezza, forza, storia.

D: Cinque parole per riassumere il testo della sua rilettura secondo Milena Bini.
R: Simbolismo, rinascita, ritorno, riapparizione, unicità.

D: Un numero di parole illimitato per proporre al pubblico la chiave di lettura della o delle sue opere in mostra.
R: Azzurro, Brescia, appartenenza, simbolo, restyling, fedeltà, bellezza, oro, catch diversity, rentrée, trasparenza,  trascendentale, rappresentativa, Brixia, figurativa, emblema, ripristinazione, unica, ripresentazione, evanescenza… la mela protagonista di quest’opera contiene in sé un frammento di cielo. L’azzurro che sovrasta la città diviene quindi il luogo di accoglienza dell’antica scultura, che si staglia imperitura nella limpida decorazione del frutto. L’altra faccia della mela presenta invece una Vittoria alata quasi evanescente. Come avesse affrontato viaggi in luoghi lontani e avesse quindi perduto una parte di sé, la statua simbolo di Brescia ha fatto ora ritorno nella sua città ed è pronta a rinascere tra le sue braccia.

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Piè di pagina
Dove: Colossi Arte Contemporanea, Corsia del Gambero 12/13
Quando: dal 20 febbraio al 30 maggio 2021 negli orari di apertura della galleria.
Come: ingresso libero su prenotazione al numero 0303758583
Max Bi. IG @maxbi_artist
Elizabeth. IG @elizabeth_art candy 
Milena Bini. IG @milenabini

Mostra – MAX BI. Urban Animals, Colossi Space Lab

In quest’ultimo periodo così incerto credo che per molte persone, e sicuramente per chi sta scrivendo, l’arte abbia rappresentato un’ancora o meglio un faro verso cui puntare. Si sono contati innumerevoli tentativi, da parte di istituzioni museali e gallerie e di diversi addetti ai lavori di rafforzare il legame con il pubblico, ma non tutti hanno avuto successo, forse perché spesso non erano probabilmente sostenuti da un reale progetto, da una visione che andasse al di là di una mera galleria statica di immagini delle opere per offrire a quello stesso pubblico almeno l’impressione di un contatto più ravvicinato con le opere e non solo di sfogliare online le pagine di un catalogo.
Per questo quando ho casualmente scoperto la mostra virtuale organizzata da Colossi Arte Contemporanea – una galleria nel cuore di Brescia di cui ammiro ogni volta le vetrine – non mi sono lasciata prendere dall’entusiasmo. Ero, francamente, più preparata all’ennesimo “meh” che all’effetto “wow”. Invece mi sono dovuta ricredere, perché l’esperienza all’interno di Colossi Space Lab ricorda quella in galleria, dal vivo, consentendo realmente di spostarsi tra i quadri esposti, di ingrandirli per ammirare i diversi particolari, di leggere i cartellini e persino di seguire una sorta di visita guidata in un ambiente 3D.

“Welcome to the (urban) jungle” questo potrebbe essere il sottotitolo della mostra Urban Animals – una giungla coloratissima, pop, surreale e giocosa, mai banale, quella immaginata e realizzata da Max Bi, quasi una serie di graffiti su tela di grandi dimensioni che potrebbe tranquillamente trovare spazio sui muri della nostra città, in tutte quelle aree dismesse, post-industriali in cui, come in questa rassegna, il grande assente è proprio il cosiddetto animale culturale, l’uomo, tutt’al più ridotto a una sagoma, a figurina di contorno, a immagine di sé stesso, talvolta a teschio su un cartello.

L’assenza è però solo dell’uomo, non già del genere umano che pur passato in secondo piano ha lasciato forti tracce di sé nell’ambiente che ha modellato e in cui sono inseriti gli animali che diventano appunto “urbani”. Macchine e grattacieli, negozi, semafori, strade e autostrade, ma soprattutto tante, tantissime porte e finestre e sbarre a queste finestre, forse non più per tenere fuori l’altro, quanto per tenere dentro noi stessi. Prigioni e gabbie, ma chi le abita davvero?

Courtesy of Colossi Arte Contemporanea

Una domanda che l’artista lascia aperta, anche se, tra i ricorrenti segnali di pericolo, sembra essere la natura a emergere vittoriosa, a riappropriarsi dei propri spazi in un futuro post-pandemico.
Dallo sfondo, da quell’ambiente urbano di cui si diceva in precedenza emergono, infatti, i protagonisti indiscussi, gli animali, esotici o più comuni, tutti rivisitati a tinte forti, sovente rendendoli simili a fumetti, a tratti dotandoli di caratteristiche antropomorfe.

Courtesy of Colossi Arte Contemporanea

Nel complesso una mostra davvero interessante soprattutto perché ancora una volta l’arte riesce al contempo a essere un portale verso altri mondi, una via di fuga dalla realtà e dal quotidiano e una finestra sul qui, sull’adesso, sul mondo che abitiamo.
Guardando al di là del tripudio di colori sgargianti, di una solo apparente spensieratezza, Max Bi ci offre spunti di riflessione sul futuro, sulla realtà che ci circonda, sul suo percorso artistico e sulla nostra impronta su questo pianeta.

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Dove: Colossi Space Lab
www.colossiarte.it
Quando: dal 7 maggio al 30 giugno 2020
Come: ingresso gratuito, visita nello spazio virtuale 3D